“Ginevra II” e le lezioni bosniache per la Siria

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“Ginevra II” e le lezioni bosniache per la Siria

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Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha invitato le parti a considerarli “l’alba di un nuovo inizio, l’occasione per mostrarsi uniti”. La Russia e alcuni membri della NATO hanno dato la loro disponibilità e il loro appoggio. Ma i colloqui di pace sulla situazione siriana, denominati “Ginevra II” e iniziati nella giornata di ieri a Montreux, si preannunciano estremamente tesi e complessi. Le sfide da affrontare sono importanti, a cominciare dalla scarsissima propensione delle parti – il governo di Assad da una parte e l’opposizione siriana dall’altra – al dialogo. 
 
Una dettagliata analisi apparsa sul New York Times sottolinea come, sin dall’inizio della guerra civile siriana, molti osservatori politici hanno tracciato parallelismi interessanti tra la Siria e la Bosnia degli anni novanta. I colloqui di Ginevra II, in questo senso, riportano alla mente tutti gli sforzi compiuti per risolvere il conflitto nei Balcani di vent’anni fa. Quali sono le lezioni che la Siria può trarre, dunque? Se ce n’è una in particolare, è senz’altro la necessità di umiltà. Per quanto la comunità internazionale si possa sforzare di risolvere il conflitto, una guerra civile è sempre estremamente “resistente” agli interventi esterni. Nonostante ciò, è importante riuscire a coinvolgere gli attori principali presenti nella regione, proprio come hanno dimostrato gli accordi di Dayton ai tempi della Bosnia, quando vennero resi partecipi sia Croazia che Serbia. Ed è quello che sta facendo l’amministrazione Obama con la Russia, ad esempio. E tutto questo nonostante l’assenza dell’Iran dai colloqui possa rivelarsi un fattore limitante. Come la Bosnia insegna inoltre, una guerra non può considerarsi conclusa solo perché sono state deposte le armi. Invece di concentrarsi esclusivamente sulla violenza nel breve termine, i negoziatori di Ginevra II dovranno essere abili nel plasmare il comportamento futuro delle parti, creando le condizioni per una pace duratura facendo leva su un piano di riforme costituzionali ed elettorali concreto. 
 
L’impegno della comunità internazionale è molto ambizioso, e i negoziatori dovranno aspettarsi il tentativo di alcune fazioni di minare l’intero progetto. Ma vincere la pace, e non la guerra, non è mai un impegno a breve termine.

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