Fora Temer. Lula torna a prendere la parola nelle proteste

Intanto prosegue la strategia di Temer per portare il Mercosur verso l’Unione europea e il neoliberismo

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Fora Temer. Lula torna a prendere la parola nelle proteste

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di Geraldina Colotti* - Il Manifesto 

San Paolo, Porto Alegre, Rio de Janeiro, Brasilia… Migliaia di brasiliani in piazza contro la riforma delle pensioni decisa da Michel Temer. Almeno 18 stati e il distretto federale sono stati bloccati dagli scioperi e dai blocchi stradali in quella che è stata definita «Giornata di Paralisi nazionale». Un riuscitissimo mercoledì di protesta organizzato da sindacati e organizzazioni popolari: contro le misure neoliberiste decise dal governo Temer, subentrato dopo il golpe istituzionale che ha portato alla destituzione di Dilma Rousseff.
 

Dopo aver fatto approvare una riforma istituzionale che blocca per vent’anni la possibilità di welfare, Temer vuole ora far passare l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni (sia per gli uomini che per le donne) e portare a 49 gli anni di contributi necessari per ottenere la pensione. La riforma prevede anche altri aspetti che riducono la pensione di reversibilità e gli scatti salariali. A Brasilia, Temer ha giustificato il piano di riforma con il deficit della previdenza sociale, che ammonta a circa 149, 2 miliardi di Reales (48 miliardi di dollari). Il costo della sicurezza sociale, in Brasile, è pari al 2,7% del Pil.
 

Al termine della manifestazione a San Paolo – la città principale e la più popolata – l’ex presidente Lula da Silva, ha lanciato l’allarme: «La riforma – ha detto – lascerà senza pensione milioni e milioni di brasiliani, e farà in modo che i lavoratori più poveri, soprattutto quelli rurali della regione nord-est, ricevano la metà di un salario minimo».


Alle manifestazioni hanno partecipato anche il Movimento Senza terra (Mst) e il Movimento dei lavoratori Senza tetto (Mtst), il Fronte popolo senza paura, e il Fronte Brasile popolare. Vi sono stati scioperi dei trasporti e dei servizi: nella scuola, nella sanità, nelle banche, nella raccolta dei rifiuti settori educativi, sanitari, bancari, in quello della raccolta dei rifiuti… Nella capitale, Brasilia, oltre 1000 persone, militanti dell’Mst, hanno occupato il Ministero delle Finanze e protestato contro il principale autore della riforma, il ministro Henrique Meirelles.

Intanto, la Procura generale ha inviato alla Corte suprema la lista di 83 politici brasiliani contro i quali vorrebbe aprire un’inchiesta nell’ambito della Lava Jato, la Mani pulite brasiliana. Tra i sospettati, sei ministri di Temer. Per uno di loro, Eliseu Padilha, accusato di reati ambientali, la Corte (competente solo per chi gode di statuto privilegiato, come deputati, senatori e ministri) ha dato l’autorizzazione a procedere. Padilha, uno degli uomini più vicini a Temer, risulta socio di un’impresa accusata di aver distrutto una foresta di mangrovie per realizzare un parco eolico in un’area protetta. Un reato che prevede una pena da uno a tre anni. Il Supremo tribunale di giustizia (Stj) dovrà poi rispondere alla richiesta per quanto riguarda 5 senatori. Nell’ambito della Lava Jato, e del sistema di corruzione internazionale che ruota intorno all’impresa Odebrecht, sono aperte altre 350 indagini.
 

Anche Lula si è recato per la prima volta a deporre davanti a un giudice, come accusato di «intralcio alla giustizia» nello scandalo Petrobras. Accompagnato da una piccola folla di militanti, si è dichiarato innocente e ha denunciato la «persecuzione» di cui è vittima da tre anni «quasi un massacro», ha detto. Qualche mese fa, Lula ha perso anche la moglie, colpita a ictus. Il dirigente del Partito dei lavoratori (Pt) resta in cima al gradimento per le prossime elezioni presidenziali e per le destre è l’uomo da battere. In corsa potrebbe esserci anche il giudice di Lava Jato, Sergio Moro. Temer si è riunito con i suoi per discutere sui finanziamenti elettorali, dopo la legge che vieta i contributi delle imprese.
 

Intanto prosegue la strategia di Temer per portare il Mercosur verso l’Unione europea e il neoliberismo, dopo aver escluso il Venezuela. Con la Ue, l’incontro è in Argentina (dove si stanno svolgendo analoghe manifestazioni contro Macri), dal 20 al 24.


*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autrice

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