Financial Times, l'Italia sta bloccando la firma del MES ma...

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Financial Times, l'Italia sta bloccando la firma del MES ma...

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di Andrea Zhok*


Sul Financial Times di una settimana fa è apparso un articolo cui è utile dedicare qualche riflessione.


In sostanza vi si sostiene che:


1) L'Italia sta bloccando la firma del MES con specifico riferimento al regolamento bancario.


2) Il blocco per il presente governo avrebbe ragioni di 'vendibilità politica' presso l'opinione pubblica, ragioni che potrebbero essere rimosse di fronte a eventi politici che indebolissero l'opposizione (Lucrezia Reichlin, intervistata, cita esplicitamente una possibile vittoria del PD nelle prossime elezioni regionali).


3) L'oggetto fondamentale del contendere sono le limitazioni agli istituti bancari privati nel detenere titoli del debito pubblico. Va notato che tale possibilità è considerata dall'articolista del Financial Times come "un potere attraente per i governi di farsi finanziare il debito quando nessun altro sarebbe disponibile a farlo". In altri termini il debito pubblico in pancia agli istituti privati viene visto - coerentemente con posizioni neoliberiste - come una comoda valvola di sfogo per i governi, che disporrebbero così di margini di spesa altrimenti inaccessibili e non sarebbero costretti alla piena 'disciplina dei mercati'.


A questo proposito è utile sottolineare tre punti:


3.1) I titoli del debito pubblico, italiano e non solo, si trovano in grande quantità in possesso di istituti bancari privati perché così era concepito il sistema del Quantitative Easing (LTRO e TLTRO): la concessione di credito facile da parte della BCE avveniva rigorosamente solo al sistema bancario privato, che lo usava per acquistare titoli di stato, come collaterale. Non si trattava dunque di un 'trucco', ma di un'operazione concepita per funzionare esattamente in quel modo e di cui si conosceva perfettamente l'esito.
 

3.2) Incidentalmente il QE serviva a tappare i buchi creati dalla crisi subprime e dai suoi postumi, crisi creata non da 'governi dalla spesa facile', ma dai mercati finanziari, quelli che poi sarebbero chiamati a bacchettare severamente gli stati per 'disciplinarli'.


3.3) Togliere quello che il FT presenta come una sorta di 'privilegio dei governi', e dunque obbligare il sistema bancario italiano a disfarsi di parte significativa dei titoli di stato in suo possesso significa simultaneamente mettere in ginocchio il sistema bancario italiano, e devastare l'equilibrio finanziario dello stato, obbligando quest'ultimo ad un'operazione austeritaria rispetto a cui il governo Monti sembrerà un Luna Park.


4) La posizione sostenuta anche da Ignazio Visco (non da Che Guevara) che tali limitazioni all'esposizione bancaria in titoli di stato sarebbero sopportabili dal sistema italiano solo con l'istituzione di 'eurobond' (cioè di una corresponsabilità sui debiti pubblici a livello europeo) non è neppure lontanamente presa in considerazione, per la semplice ragione che sono "anatema" per Germania e paesi satellite del Nord Europa. Questo ci ricorda quanto contino le frasette "vogliamo un'Europa diversa", e "cambieremo l'Europa dall'interno".


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A questo punto qualcuno dovrebbe chiedere al presente governo di prendere una ferma ed inequivoca posizione, negando solennemente che la firma del MES, con quelle clausole, sia all'ordine del giorno nel caso di una sconfitta di Salvini alle regionali (con conseguente consolidamento della durata del governo).


In mancanza di chiare garanzie su questo punto, la cui portata è potenzialmente drammatica, bisognerà prendere dolorosamente atto che gli italiani - almeno quelli consapevoli - vengono spinti a forza nelle braccia di Salvini.

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