Detenuto muore in una prigione greca dopo aver subito torture

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Detenuto muore in una prigione greca dopo aver subito torture

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Si può morire sotto tortura in una prigione di un paese dell'Unione Europea? In Grecia accade anche questo.

Dalle prime ingagini svolte sembra trattarsi, infatti, di un atto di vendetta da parte delle guardie carcerarie quello che ha provocato la morte del detenuto albanese Ilya Kareli, 42 anni, nel carcere greco di Nigrita la scorsa settimana. Lo denuncia il blog KTG.
 
Kareli stava scontando una condanna a 20 anni per tentato omicidio e rapina nella prigione di Malandrino dove il 25 marzo ha ucciso una guardia carceraria, Giorgios Tsironis, di 46 anni. Kareli, riporta KTG, si è difeso asserendo che Tsironis gli aveva negato di vedere la madre: ecco la ragione del trasferimento dal carcere di Malandrino a quello di Nigrita, dove è stato trovato morto la notte successiva.
 
Le guardie di Nigrita affermano che Kareli aveva già segni di percosse una volta arrivato alla nuova prigione: sembra che abbia subito violenze durante il traferimento o nel corso di una breve sosta alla stazione di polizia di Itea.

 
I segni presenti sul corpo indicano che Kareli è stato torturato e su di lui sarebbe stato utilizzato addirittura dell'elettroshock, violenza che ha poi determinato la sua morte. Sono stati già emessi 8 mandati di arresto contro le guardie carcerarie ritenute responsabili di tali atti.

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