Cercansi 70mila infermieri: oltre il numero chiuso, serve dignità salariale

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Cercansi 70mila infermieri: oltre il numero chiuso, serve dignità salariale

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di Federico Giusti

La popolazione invecchia e ci saremmo aspettati lungimiranza da parte della UE e del Governo italiano, ciascuno con i propri ambiti decisionali ma uniti almeno nel garantire sostenibilità al welfare state ampliandone i servizi anche in rapporto al crollo delle nascite e al numero degli anziani in continuo aumento.
 
Spesso, quando si parla dei servizi pubblici, la questione dirimente diventa quella delle risorse economiche, non si parla mai degli organici necessari, dell'aumento degli stipendi, dei processi formativi e di come pensiamo debba essere ripensato lo stato sociale. Ma ancora più rilevante è la confusione regnante nei rapporti tra pubblico e privato con la mala abitudine di includere nel pubblico servizi del terzo settore, o privato sociale come li si voglia definire.
 
Prima di confrontare gli stanziamenti odierni con quelli passati a beneficio del Servizio Sanitario Nazionale dovremmo chiederci quali servizi debbano essere potenziati e quali invece no.
 
Esiste una carenza relativa agli infermieri e ad altre professioni sanitarie, il numero chiuso è tra le cause di questi vuoti di organico ma, per amore del vero, dovremmo anche riflettere sulla tendenza ad assumere interinali e cooperative al posto del personale contrattualizzato nel Pubblico. E qualche domanda scaturisce dalla fuga di tanti operatori verso il privato e all'estero nella sanità pubblica, anche su questo dovremmo riflettere
 
Sul fronte dei medici i ritardi del nostro paese sono meno preoccupanti se confrontati con la carenza del personale infermieristico, il ragionamento da fare tuttavia deve guardare in prospettiva senza limitarsi ai numeri attuali, prevenire insomma i pensionamenti da qui a una quindicina di anni e non solo per gli infermieri ma per tutte le figure professionali sanitarie.
 
Se la situazione contrattuale e retributiva dei medici è in linea con la media europea o comunque di poco più bassa, diversa, e svantaggiosa rispetto alla Ue, è la condizione del personale infermieristico, analogo discorso andrebbe fatto relativamente ai numeri degli organici.
 
Un infermiere italiano guadagna più o meno 30mila euro, in Europa percepisce quasi 43 mila euro, anche dimezzando questa differenza i Bilanci della sanità pubblica sarebbero tutti in rosso con un aggravio attorno al 2 o 3 per cento della spesa complessiva. Anche da questo dato si percepisce la urgenza di rivedere in toto i tetti di spesa e le norme che regolano il Bilancio. E stiamo parlando di organici già insufficienti, quindi pensiamo ai possibili effetti che avrebbero interventi destinati a incrementare retribuzioni e organici.
 
Poco si parla infine dei carichi di lavoro e qui entrano in gioco le dinamiche di funzionamento e di organizzazione di RSA e Ospedali, i carichi sono elevati in Italia e rappresentano la prima causa della fuga all'estero.. Per tutte queste ragioni un intervento drastico e riformatore dovrebbe prevedere
  • nuove regole in materia di bilancio
  • assunzioni ben oltre i tetti di spesa
  • riorganizzazione della sanità pubblica
  • fine del numero chiuso o dei limiti per le iscrizioni nelle facoltà sanitarie
  • dei rapporti tra pazienti e varie figure professionali come elementi insuperabili a tutela della qualità dei servizi
  • interventi strutturali sulla edilizia ospedaliera (e l'occasione perduta è rappresentata dai fondi PNRR scarsamente utilizzati a fini sociali
Su questi punti (salienti) un sindacato serio e conflittuale avanzerebbe una proposta complessiva invece di limitarsi a obiettivi parziali e pur sempre riconducibili a fazioni o a logiche professionali che poi scivolano nel bieco corporativismo, in istituti contrattuali che molto ricordano un approccio clientelare alla sanità e ai suoi problemi

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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