Cagliari, rogo nella notte: attentato alla moschea del quartiere Marina. L'Imam: “Qui da 40 anni, mai successo”
di Francesco Fustaneo
Un grave atto intimidatorio ha colpito la comunità islamica di Cagliari. Nella notte, ignoti hanno appiccato il fuoco davanti all'ingresso della moschea di via del Collegio, nel cuore del quartiere della Marina.
Un gesto che scuote la quiete del rione e riaccende l'attenzione sulla convivenza interreligiosa in città. A far escludere un incidente e a orientare verso la pista dolosa è la dinamica stessa del rogo, divampato questa notte in via del Collegio.
L'allarme è scattato verso le h 3:30. Secondo le prime ricostruzioni, i responsabili hanno posizionato un innesco con liquido infiammabile davanti al portone d'ingresso della moschea. Le fiamme si sono propagate rapidamente, annerendo la facciata, distruggendo alcune piante ornamentali e invadendo i vani scala delle abitazioni vicine, che condividono lo stesso stabile.
A evitare conseguenze peggiori è stato il tempestivo intervento dei residenti. Svegliati dal fumo e dal rumore, gli abitanti del quartiere della Marina sono riusciti a spegnere il fuoco con i propri mezzi prima dell'arrivo dei vigili del fuoco. Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini e posto l'area sotto sequestro per i rilievi tecnici. Al momento non risultano né indagati né rivendicazioni.
L'imam di Cagliari, Mehrez Triki, ha dichiarato: “Siamo qui da quasi 40 anni e non era mai successo niente del genere. Siamo sorpresi e amareggiati, perché nel quartiere non abbiamo mai avuto problemi con nessuno”.
Triki ha voluto sottolineare il clima di rispetto e fratellanza che ha sempre caratterizzato la convivenza nel popoloso rione della Marina. “Le persone che vivono qui – ha aggiunto – le considero tutte fratelli. La prova? Sono stati proprio i vicini, i primi, a darci una mano per spegnere l'incendio, e ora ci stanno aiutando a ripulire e sistemare i danni”.
Al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati né sono giunte rivendicazioni, ma dall’esterno seppur con tutte le cautele del caso, quanto accaduto rischia di configurarsi come un gesto di natura islamofobica.
Episodi come questo, purtroppo rischiano di riproporsi facilmente in contesti dove l'odio è già stato normalizzato nel dibattito pubblico. Il clima alimentato in questi anni da una precisa parte politica, con la complicità di alcune trasmissioni televisive, account social e giornali compiacenti – di cui l'islamofobia è solo una delle conseguenze – finisce per strumentalizzare, senza peraltro mai risolvere, i problemi connessi all'immigrazione irregolare. Così si alimentano fobie, odio e paura che, sommati a ignoranza, impoverimento generale e degrado, rischiano di essere l'innesco per ulteriori ondate di violenza generalizzata da parte di frange di sbandati, esaltati e xenofobi.
E come spesso accade – e la storia lo insegna – a farne le spese sono persone innocenti. Quando si soffia sul fuoco, poi, non è semplice fermare le fiamme una volta che l’incendio divampa.


