Boko Haram: il gruppo che minaccia l'unità della Nigeria

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Boko Haram: il gruppo che minaccia l'unità della Nigeria

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L'unità dello stato federale nigeriano è a rischio per l'intensificarsi delle azioni terroristiche del gruppo fondamentalista islamico Boko Haram. Secondo le agenzie umanitarie, gli scontri di natura etnico-religiosa in Nigeria hanno provocato negli ultimi dieci anni almeno 15 mila morti. Tuttavia, come dimostra il caso della capitale dello stato centro-occidentale del Plateau, Jos, oggetto recentemente di scontri tra musulmani e cristiani, ma per anni teatro di violenze tra pastori e contadini per il possesso delle terre, non è sempre facile per gli analisti individuare le cause scatenanti il conflitto nelle diverse aree del paese: religiose, etniche o socio-economiche.
Dopo l'elezione nell'aprile del 2011 del primo presidente cristiano e del sud, Goodluck Jonathan, il movimento fondamentalista islamico Boko Haram ha intensificato la sue lotte. Boko Haram, il cui nome significa letteralmente “l'educazione occidentale è peccato”, ha annunciato l'inizio di una “guerra contro la comunità cristiana” nel maggio scorso ed ha scelto le festività più importanti della religione cristiana per colpire con attentati terroristici. Nel giorno di Natale scorso cinque esplosioni hanno insanguinato le celebrazioni del rito in cinque chiese diverse, uccidendo oltre 100 persone tra Madalla, alle porte della capitale Abuja, a Jos, capitale del Plateau, a Gadaka e Damaturu, nel nord del Paese. Nel giorno di Pasqua, il gruppo islamico è tornato a colpire nella città di Kaduna, nel nord della Nigeria: due esplosioni all'esterno di una chiesa, mentre i fedeli si radunavano per le celebrazioni della festività, hanno provocato 50 morti e decine di feriti.
Ma è solo una guerra di religione o c’è dell’altro? Il conflitto affonda le sue radici, oltre che nella convivenza tra musulmani e cristiani, anche nelle contraddizioni di un paese dalle enormi ricchezze potenziali - la Nigeria è il principale produttore africano di petrolio, dal quale trae circa il 90 per cento delle sue entrate pubbliche - ma con il 70 per cento della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. Lo scopo dichiarato di Boko Haram, costituire un califfato nel paese e imporre la sharia in tutti i stati federali, lascerebbe presupporre principalmente una guerra di religione. Quest'aspetto, pur fondamentale e divenuto sempre più rilevante nelle strategie di Boko Haram dopo le elezioni di Goodluck Jonathan, primo presidente cristiano del sud nell'aprile del 2011, non è, secondo l'esperto di questioni africane del Council of Foreign Relation, Cambell, l'unico a giustificare le violenze. Il fatto che i nuovi aderenti del movimento siano principalmente giovani disoccupati conforterebbe questa tesi. In occidente, sottolinea l'ex ambasciatore statunitense nel suo recente Nigeria: dancing on the brink, si commette l'errore di dare a Boko Haram una maggiore organizzazione di quella che possiede in realtà: si tratta, invece, fondamentalmente di un network capace di canalizzare diverse forme di malcontento e protesta, in cui rientrano non solo i fondamentalisti islamici, ma anche le migliaia di giovani che non vedono speranza di emancipazione di fronte alla gestione corrotta del governo centrale ed i movimenti separatisti. La retorica di riforma radicale islamica, che enfatizza il perseguimento della giustizia per  poveri attraverso l'imposizione della sharia, conclude Cambell, riesce a fornire la cornice di riferimento per i vari attacchi non coordinati portati a compimento in nome di Boko Haram.
Dopo l'ultimo sanguinario attentato di Pasqua, il presidente  Goodluck Jonathan aveva dichiarato alla nazione che avrebbe intensificato la lotta al movimento insurrezionalista e promesso di debellarlo entro giugno. Secca la risposta di Sheik Abubakar Imam Shekau, sedicente capo del gruppo Jama’atu Ahl-Sunnati Lil Da’awati Wal Jihad, più noto come Boko Haram: “Tu Jonathan non ci puoi fermare come vai dicendo, al contrario saremo noi a divorarti in tre mesi”. Lo scontro si promette più intenso nei prossimi giorni ed il fatto che le ragioni della lotta di Boko Haram non siano solo religiose rende ancora più difficile la situazione della comunità cristiana. Senza un miglioramento tangibile della gestione del potere da parte del governo centrale ed una ridistribuzione equa delle enorme risorse potenziali del paese, l'organizzazione fondamentalista continuerà ad attirare migliaia di sostenitori, restando una minaccia latente all'unità dello stato nigeriano ed all'incolumità delle comunità cristiane presenti nel paese.

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