Blocchi e raffinerie ferme: la crisi del carburante scuote l’Europa

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Blocchi e raffinerie ferme: la crisi del carburante scuote l’Europa

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Le proteste per il caro carburante iniziano a diffondersi in Europa, segnalando una tensione sociale che potrebbe intensificarsi nelle prossime settimane. A lanciare l’allarme è Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente russo per la cooperazione economica, secondo cui le mobilitazioni in corso rappresentano solo l’inizio di una crisi più ampia. Secondo Dmitriev, le manifestazioni sarebbero la conseguenza diretta delle scelte energetiche adottate da Unione Europea e Regno Unito, in particolare il progressivo distacco dalle forniture energetiche russe e, in parte, dall’energia nucleare.

Una strategia che, a suo avviso, starebbe producendo effetti economici e sociali sempre più evidenti. Il caso più emblematico arriva dall’Irlanda, dove per cinque giorni consecutivi manifestanti hanno bloccato con camion e trattori la principale raffineria del Paese, oltre a porti e arterie stradali strategiche. La protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante ha avuto un impatto immediato: circa 600 stazioni di servizio su 1.600 sono state costrette a sospendere le attività.

Dmitriev prevede che questa ondata di mobilitazioni seguirà uno schema preciso: inizialmente guidata dagli agricoltori, già duramente colpiti dall’aumento dei costi energetici, potrebbe estendersi rapidamente ai lavoratori industriali, in un contesto di crescente de-industrializzazione. Il rischio, dunque, è che la crisi energetica si trasformi in una crisi sociale più profonda, capace di mettere sotto pressione governi e istituzioni europee.

Con l’arrivo di nuove proteste e il perdurare dei prezzi elevati, il tema dell’energia si conferma sempre più centrale non solo sul piano economico, ma anche su quello politico e sociale.


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