Bangladesh. Condannato per genocidio il numero due di Jamaat-e-Islami

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Il Tribunale dei crimini internazionali in Bangladesh ha condannato giovedì 9 maggio Mohammad Kamaruzzaman, il numero due del partito d'opposizione Jamaat-e-Islami, per crimini contro l'umanità, tortura e genocidio in relazione alla guerra d'indipendenza dal Pakistan nel 1971.Tra le peggiori accuse, riporta il corrispondente della Bbc, le uccisioni di massa come “capo organizzativo” della milizia filo pakistana Al Badr perpetrate in un villaggio, poi tristemente noto come quello “delle vedove”.  
Verdetti precedenti di questo tribunale, molto criticato dalle organizzazioni internazionali per il mancato rispetto dei standard processuali minimi e non riconosciuto dalle Nazioni Unite, hanno generato la violenza incontrollata dei sostenitori islamici. L'annuncio aumenterà le tensioni di un paese dove il 90% della popolazione è musulmana e dove tra domenica e lunedì sono morte 38 persone per gli sconti con la polizia di alcuni attivisti islamici che chiedevano una nuova legge sulla blasfemia. 
150 persone circa sono morte a seguito della prima dichiarazione di condanna del tribunale, considerato come uno strumento politico creato dal governo della Lega Awami dai principali partiti d'opposizione, il 21 gennaio scorso.

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