Baia dei Porci 2.0?
di Clara Statello per l'AntiDiplomatico
Gli Stati Uniti hanno tentato di rovesciare violentemente il governo cubano con un’invasione tipo Baia dei Porci 2.0? Un commando armato apparentemente proveniente dagli Stati Uniti ha cercato di sbarcare illegalmente a Cuba. Cerchiamo di capire cosa è accaduto, quali erano le finalità e quali saranno le conseguenze.
Il conflitto con i militari cubani
Mercoledì la stampa latino americana lanciava la notizia di un “incidente” avvenuto in acque territoriali cubane, costato la vita a quattro cittadini statunitensi. Secondo le informazioni fornite dal Ministero degli Interni, un’imbarcazione nordamericana navigava nella zona di Cayo Falcones, con targa della Florida, foglio FL7726SH, avvicinandosi a 1 miglio nautico a nord-est del canale El Pino, nell'isolotto Falcones, comune di Corralillo, provincia di Villa Clara.
Quando un'unità di superficie delle Truppe di Guardia di Frontiera del Ministero degli Interni si è avvicinata per l'identificazione, lo scafo ha aperto il fuoco contro il personale cubano, in tutto cinque uomini della Guardia Costiera, causando il ferimento del comandante della motovedetta cubana.
Rispondendo al fuoco, i cubani hanno liquidato 4 aggressori ferendone altri 6. I feriti, secondo quanto riportato, sono stati tutti evacuati e in seguito medicati.
Chi sono i membri del commando
Il Ministero degli Interni ha specificato che l’equipaggio del motoscafo statunitense era armato e giungeva a Cuba con finalità terroristiche. Ha aggiunto che tutti i fermati dall'imbarcazione erano cubani residenti negli Stati Uniti. La maggior parte di loro ha legami criminali. Anche uno dei deceduti, Miguel Ortega Casanova era cubano. Le identità degli altri tre sono in fase di accertamento.
Ai detenuti sono stati confiscati fucili d'assalto, armi corte, ordigni esplosivi, giubbotti antiproiettile, spioncini telescopici e uniformi mimetici. Tutti hanno confessato le finalità terroristiche.
Inoltre, a Cuba è stato arrestato un uomo che, secondo le autorità locali, avrebbe dovuto fornire accoglienza al gruppo.
"Duniel Hernandez Santos, un cittadino inviato dagli Stati Uniti per fornire assistenza al gruppo armato, è stato arrestato nel Paese e ora ha ammesso il suo coinvolgimento", ha affermato il Ministero degli Interni in una nota.
Dalle informazioni provenienti dalle autorità cubane, il gruppo costituiva un vero e proprio commando, il cui scopo, presumibilmente, potrebbe essere legato ad attività criminali, terroristiche o di rovesciamento violento del potere, con il supporto di personale locale. In breve: un’aggressione in territorio cubano finalizzato ad un colpo di stato, condotta da un gruppo armato proveniente dagli Stati Uniti.
La posizione di Cuba
Sull’aggressione si è espresso il presidente cubano Miguel Diaz-Canel.
“Cuba non aggredisce né minaccia”, ha affermato su una nota pubblicata sui social. Cuba si difenderà con determinazione e fermezza davanti a qualsiasi aggressione terroristica e mercenaria che pretenderà di influenzare la sua sovranità e stabilità nazionale”.
Nel suo breve comunicato, Diaz-Canel chiarisce in modo netto la posizione de l’Havana.
- Cuba non è un Paese guerrafondaio ma pacifico;
- Cuba considera l’incursione un atto di terrorismo condotto da mercenari;
- Cuba ritiene che l’azione fosse destinata a distruggere la sua sovranità e stabilità nazionale;
- Cuba continuerà a difendersi e a resistere con fermezza.
In breve, la leadership cubana ritiene che queste azioni abbiano un mandante il cui fine è il capovolgimento del governo, la fine della rivoluzione, della sovranità nazionale e dell’indipendenza. Allo stesso tempo manda un messaggio netto: se il mandante continuerà questi attacchi, pagherà un caro prezzo.
Le reazioni degli Stati Uniti
Washington ha formalmente preso le distanze, dichiarando che l’imbarcazione non appartiene alla marina militare statunitense né alla Guardia Costiera.
Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha dichiarato mercoledì di non essere a conoscenza dei dettagli relativi all'incursione e che Washington sta "monitorando" la situazione. "Spero che non sia così grave come temiamo, ma non posso dire di più perché semplicemente non lo so", ha aggiunto.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha escluso che a bordo della nave ci fosse personale del governo statunitense e ha negato di aver parlato della questione con i leader di paesi terzi.
"No, non commenterò nessuna delle conversazioni che abbiamo avuto su questa questione. Basti dire che la cosa importante è essere presenti, e tutti devono sapere che avremo le nostre informazioni sulla questione. E scopriremo esattamente cosa è successo", ha detto ai giornalisti.
La reticenza di Washington si spiega anche con l’imbarazzo provocato dall’umiliazione subita. Una piccola isola sotto embargo, sotto un blocco navale, ha sventato un attacco proveniente dagli Stati Uniti, infliggendo perdite.
Il gravissimo episodio, dunque, è strumentalizzato da figure di secondo piano, come pretesto per attaccare Cuba. Il Procuratore Generale della Florida ha annunciato un'indagine sull'incidente con un motoscafo al largo delle coste di Cuba, secondo quanto riferito dai media. Secondo James Utmeyer, verrà fatto tutto il possibile per ritenere responsabile il governo cubano.
Il deputato repubblicano Gimenez ha capovolto l’episodio, facendo passare i guardiacoste per aggressori e il commando per aggrediti: "La dittatura a Cuba ha appena attaccato una barca della Florida e ucciso le persone a bordo! Questo regime dovrebbe essere relegato alla spazzatura della storia!", ha scritto sui social.
Da ciò si deduce che probabilmente Washington utilizzerà questo episodio per accusare Cuba di aver aggredito un motoscafo statunitense e aumentare le sanzioni o condurre un attacco. Ovvero, come casus belli.
La reazione di Mosca
Mosca si è schierata senza esitazione a fianco del paese amico.
“I guardiacoste cubani, nella situazione dell'invasione da parte di un motoscafo americano, hanno fatto quello che dovevano fare, ha dichiarato il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov.
Il Cremlino parte dal presupposto che le persone arrestate sul motoscafo al largo di Cuba abbiano ammesso di preparare attentati terroristici e che nessuno dovrebbe ostacolare la risoluzione di questioni umanitarie a Cuba."Si tratta di una provocazione aggressiva da parte degli Stati Uniti, il cui scopo è quello di aggravare la situazione e scatenare il conflitto", ha affermato la portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.
Il contesto internazionale
Dalle reazioni russe, si percepisce una sempre maggiore irritazione nei confronti di Washington, che da un lato conduce da un anno un processo negoziale per la normalizzazione dei rapporti con Mosca; dall’altro, mantiene il conflitto aperto, scaricando su Kiev e partner europei l’incapacità di trovare un accordo per fine della guerra. Così, tenendo la Russia occupata nel teatro ucraino, la NATO e i suoi alleati hanno preso di mira uno dopo l’altro i suoi partner, cercando di insidiarsi nel suo cortile di casa: Armenia, Siria, Georgia, Venezuela, Iran e adesso Cuba.
L’aggressione di ieri non può che intendersi come un tentativo di regime change degli Stati Uniti, nel solco della dottrina Monroe rilanciata precedentemente da Trump e del contenimento della Russia.
Il senatore repubblicano Ted Cruz ha involontariamente spiegato in che modo Trump intende rendere l’America di nuovo grande. Ha previsto che nei prossimi mesi molto probabilmente si assisterà alla caduta dei governi di Venezuela, Iran e Cuba, sostituiti con regimi amici degli Stati Uniti. Se ciò avverrà sarà “il più grande spostamento geopolitico dai tempi della caduta del Muro di Berlino”.
Il piano, dunque, è quello di ripristinare il primato americano e l’ordine unipolare, facendo fare alla Russia e alla Cina la fine dell’Unione Sovietica.

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