Díaz-Canel dopo l'attacco armato: "Cuba si difende, non aggredisce"

Il presidente cubano risponde così al tentativo di infiltrazione armata neutralizzato a Villa Clara, dove una motovedetta dalla Florida ha aperto il fuoco contro i guardacoste. Il ministro Rodríguez: "Dal 1959 subiamo aggressioni dagli USA"

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Il tentativo di ingresso illegale in territorio cubano avvenuto al largo delle coste di Villa Clara rischia di inasprire ulteriormente le già complicate relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Dopo che le autorità dell’isola hanno neutralizzato questo tentativo di natura terroristica proveniente dalla Florida, L’Avana alza la voce mentre Washington chiede tempo per verificare i fatti.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel è stato chiaro, come si evince da post pubblicato sulla piattaforma X “Cuba non aggredisce né minaccia, ma si difenderà con determinazione e fermezza”. Parole pronunciate all’indomani dell’operazione che ha visto la Guardia costiera cubana respingere una motovedetta veloce con targa della Florida, a bordo della quali si trovavano dieci persone armate. Lo scontro ha lasciato sul terreno quattro aggressori, mentre altri sei sono rimasti feriti. Ferito anche il comandante dell’imbarcazione cubana.

Secondo quanto reso noto dal Ministero dell’Interno, tutti i partecipanti al tentativo di infiltrazione sono cubani residenti negli Stati Uniti, molti con precedenti penali per attività violente. A bordo dell’imbarcazione sono stati sequestrati fucili d’assalto, pistole, ordigni esplosivi artigianali come le bottiglie molotov, giubbotti antiproiettile e uniformi mimetiche. Le autorità hanno inoltre annunciato l’arresto, sul territorio cubano, di una persona inviata dagli Stati Uniti con il compito di agevolare lo sbarco del commando.

Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha ricordato come dal 1959 l’isola abbia dovuto affrontare “numerose infiltrazioni terroristiche e aggressive provenienti dagli Stati Uniti”, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e danni materiali. Una memoria storica che riaffiora con forza in un momento di particolare tensione.

Dall’altra parte dello Stretto di Florida, il Segretario di Stato USA, il falco anticubano Marco Rubio, ha mantenuto un profilo basso. Intervenendo alla stampa durante il summit della CARICOM a Saint Kitts e Nevis, ha dichiarato che Washington risponderà “di conseguenza” una volta raccolte informazioni indipendenti. Rubio ha negato qualsiasi coinvolgimento del personale governativo statunitense nell’operazione e ha confermato che l’ambasciata statunitense a L’Avana ha formalmente chiesto di poter visitare i sopravvissuti, presumibilmente cittadini statunitensi.

 
 
 
 
 
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Anche la Casa Bianca segue con attenzione gli sviluppi. Il vicepresidente J.D. Vance ha ricevuto un aggiornamento diretto da Rubio, ma ha sottolineato la scarsità di informazioni al momento disponibili, promettendo che l’amministrazione Trump fornirà ulteriori dettagli non appena possibile. Nel frattempo, il Procuratore Generale della Florida James Uthmeier ha avviato un’indagine coordinata con le forze dell’ordine federali e statali.

Secondo quanto riportato dal quotidiano New York Times, l’imbarcazione coinvolta non faceva parte di una flottiglia ufficiale né apparteneva alla Guardia Costiera o alla Marina militare. Si tratterebbe di un semplice motoscafo Pro-Line del 1981, lungo sette metri, un modello comunemente usato per la pesca e in grado di trasportare una decina di persone.

Episodi simili non sono nuovi. Solo nel 2022 si erano verificati due incidenti con motoscafi provenienti dagli Stati Uniti che avevano aperto il fuoco contro le forze cubane nei pressi di Villa Clara, ferendo un ufficiale. Un precedente che getta un’ombra inquietante su questo nuovo capitolo di tensioni e minacce, mentre il Pentagono, il Comando Sud e la Guardia Costiera statunitense mantengono per ora il silenzio.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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