Amnistia per Boko Haram

Le cause dell'insurrezione nel nord della Nigeria sotto inchiesta

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Amnistia per Boko Haram

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di Mara Carro
 
Il 24 aprile, il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha inaugurato il “Comitato presidenziale per il dialogo e la pacifica risoluzione delle sfide della sicurezza nel nord” della Nigeria. La commissione ha il compito di aprire un canale di comunicazione con la setta radicale islamica di Boko Haram, definire i termini di un’amnistia e porre allo stesso tempo le basi per un disarmo da realizzarsi nell’arco di 60 giorni e per lo sviluppo di un programma inclusivo di sostegno alle vittime delle violenze e di meccanismi in grado di affrontare le cause dell’insurrezione.
 
Boko Haram. Dalla sua fondazione nel 2002 a Maiduguri, ad opera di Mahammed Yusuf, Boko Haram - che in lingua Hausa sta per “L’educazione occidentale è peccato” - ha progressivamente intensificato la sua azione fino a diventare la principale minaccia per la sicurezza e la stabilità della Nigeria. L’azione della setta è diventata più frequente e violenta con l’avvento di Abubakar Shekau alla guida del gruppo, dopo l’arresto e la morte di Yusuf, avvenuta mentre era ancora in custodia delle Forze di sicurezza. L’azione della setta si concentra principalmente nel nord-est della Nigeria e la città di Maiduguri, nello Stato di Borno, è considerata la sua roccaforte. Il gruppo vanta presunti collegamenti internazionali con al-Qaeda nel Maghreb Islamico e la stessa al-Qaeda e molti dei suoi militanti hanno affinato le proprie abilità nei campi di addestramento in Mali e Mauritania, estendendo poi la rete terroristica in Niger, Sudan, Ciad e Somalia. Dall’attacco contro il Quartier Generale della polizia e la sede delle Nazioni Unite ad Abuja nel 2011, Boko Haram ha dimostrato di poter proiettare la sua azione fino alla capitale e, dando prova di un’accresciuta capacità operativa, ha inaugurato la sua stagione stragista. Obiettivo finale del gruppo è l’instaurazione della legge islamica su tutto il territorio federale. 
Nonostante un incremento delle attività terroristiche da parte del gruppo islamista registrate negli ultimi anni, il Dipartimento di Stato americano non ha inserito Boko Haram nel gruppo delle Foreign Terrorist Organizations (FTOs) ma solo tre dei suoi membri di più alto profilo: Abubakar Shekau, Abubakar Adam Kambar e Khalid al-Barnawi. La decisione risale allo scorso luglio e riflette il desiderio di non elevare il profilo del gruppo.
 
Chi guida il Comitato. Il presidente del Comitato, che conta 25 membri scelti tra esponenti islamici del nord del paese, deputati, militari, accademici, giuristi, attivisti per i diritti umani e diplomatici, è Kabiru Taminu Turaki, ministro per gli Incarichi speciali presso l'Ufficio di presidenza. Come spiega l’ex ambasciatore americano in Nigeria, John Campbell, Turaki è una figura importante nel nord: avvocato, ex candidato governatore dell'opposizione nelle elezioni del 2011 e membro del consiglio della Shenshui, un compagnia petrolifera cinese che collabora con la Société nigérienne des Produits pétroliers (SONIDEP), la società petrolifera nazionale della Repubblica del Niger, attiva nel nord della Nigeria.
 
Amnistia? Il primo a parlare di amnistia, lo scorso 5 marzo, era stato Alhaji Muhammad Saad Abubakar III, il sultano di Sokoto, la massima autorità dell’islam in Nigeria, che aveva rivolto un appello al governo di Abuja affinché concedesse un’amnistia ai militanti di Boko Haram e degli altri gruppi armati attivi nel nord del paese. Il Sultano aveva portato come esempio il programma di amnistia avviato dal governo nel 2009 che ha messo fine ai disordini nel Delta del Niger. La proposta era stata respinta dal presidente Jonathan che, in una conferenza a Maiduguri, aveva sottolineato l’impossibilità di concedere l'amnistia ad un gruppo che è attivo ma "si nasconde sotto un velo" e non chiarisce chi siano i suoi membri e cosa vogliano. Il 4 aprile scorso, Jonathan ha invece dato via libera alla creazione di un Comitato con il compito di valutare la possibilità di concedere l’amnistia ai militanti di Boko Haram, probabilmente dietro pressione degli Anziani del nord.
 
Una soluzione politica. Anche se lo stesso Jonathan ha riconosciuto che il comitato ha un compito quasi impossibile, la sua creazione è un importante passo in avanti verso una soluzione politica, piuttosto che militare - repressiva, dell’insurrezione, portata avanti da una molteplicità di attori e non solo da Boko Haram. Non è un caso che Jonathan abbia esortato la commissione ad elaborare suggerimenti su come affrontare le cause alla base dell’insurrezione per evitare nuovi focolai in futuro.
Preferendo una soluzione militare ad una politico-negoziale, per contrastare Boko Haram, il governo nigeriano, grazie all’assistenza logistica e materiale di Stati Uniti e Nazioni Unite, ha lanciato una grande offensiva contro il gruppo e ha costituito la Joint Task Force (JTF), un reparto interforze composto da unità provenienti da Esercito, Marina, Aeronautica, Polizia e reparto di Intelligence (Security State Service). Privata dell’apporto di un processo politico coerente, la strategia adottata dal governo federale è stata più volte accusata di inefficacia e i numerosi episodi di arresti illegali, detenzione oltre i limiti consentiti dalla legge, esecuzioni extragiudiziarie, corruzione e tortura hanno esposto i membri dell’Esercito nigeriano all’accusa di violazione dei diritti umani. Nonostante le accuse di Amnesty International, la Corte de L’Aja ritiene che non vi sia alcuna indicazione che questi comportamenti rientrino in una "politica di Stato finalizzata ad attaccare la popolazione civile"
 
Al momento i membri di Boko Haram non hanno mostrato alcun interesse per il dialogo con il governo di Abuja e il presunto leader del gruppo, Abubakar Shekau, ha dichiarato che il suo movimento “non ha commesso nulla di male che possa valere un’amnistia”.
 
 
Per un approfondimento su Boko Haram, si consiglia la lettura di: 
 
1) Jacob Zenn, "Northern Nigeria's Boko Haram: The Prize in al-Qaeda's Africa Strategy"
2) Chukwudi Oparaku, "Implication of BOKO HARAM ACTIVITIES for national security in Nigeria"
3) Ahmed Apakéna Diémé, "Projet d'article sur le conflit entre Boko Haram et autorités fédérales et locales du Nigeria: De la secte au mouvement politique"
 

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