Allarme guerra mondiale, ma senza strategia: il vuoto geopolitico europeo
La percezione di un mondo sempre più instabile e vicino a un grande conflitto armato sta prendendo piede nelle opinioni pubbliche occidentali martellate da propaganda mainstream e politici guerrafondai, ma senza tradursi in una reale disponibilità a sostenerne i costi. È il paradosso che emerge dai dati di un sondaggio condotto da Politico e che trova una conferma inquietante anche sul piano militare, alla luce delle lezioni tratte dalla guerra in Ucraina e dalle recenti esercitazioni NATO.
Secondo il POLITICO Poll, condotto negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Francia e in Germania, la stragrande maggioranza dei cittadini ritiene che il mondo sia diventato più pericoloso. In quattro di questi Paesi - Stati Uniti, Canada, Francia e Regno Unito - una nuova guerra mondiale viene considerata più probabile che improbabile entro i prossimi cinque anni. È un cambiamento netto rispetto a un solo anno fa, come osserva Seb Wride di Public First, e riflette la sensazione diffusa di vivere in un contesto internazionale più fragile, segnato da alleanze instabili e conflitti prolungati.
Il clima è alimentato dall’operazione militare speciale della Russia in Ucraina, ormai entrata nel suo quarto anno, e dalle operazioni militari statunitensi in diverse aree del mondo sotto la presidenza di Donald Trump. Non sorprende che quasi la metà degli statunitensi e oltre il 40 per cento dei britannici ritengano “probabile” o “molto probabile” lo scoppio di un nuovo conflitto globale entro il 2031. Fa eccezione la Germania, dove prevale ancora l’idea che una terza guerra mondiale non sia imminente.
La paura, però, non coincide con la disponibilità al sacrificio. Se in linea di principio una maggioranza relativa in Francia, Germania, Regno Unito e Canada si dice favorevole a un aumento della spesa per la difesa, il consenso crolla quando si parla di tasse più alte, tagli ad altri servizi pubblici o nuovo debito. Un dato che mette i governi europei davanti a un vicolo cieco: meno fiducia nella protezione USA, ma anche scarsa legittimazione interna per investimenti militari massicci. È una tensione che pesa sulle agende politiche e che incombe sulle discussioni tra leader e analisti riuniti alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è il divario crescente tra la percezione del rischio e la reale preparazione militare. Le grandi esercitazioni NATO “Hedgehog 2025” in Estonia con la partecipazione di oltre 16 mila militari e di specialisti ucraini, hanno messo in luce vulnerabilità profonde dell’Alleanza in uno scenario di guerra dominato dai droni. Il conflitto russo-ucraino ha trasformato il campo di battaglia in uno spazio quasi completamente “trasparente”, dove ogni movimento viene individuato in tempo reale da sistemi di ricognizione a basso costo ma ad alta efficacia.
Durante le manovre, reparti NATO hanno continuato a muoversi e a schierarsi come in conflitti del passato, esponendo mezzi e campi senza adeguata mimetizzazione. Il risultato, secondo le ricostruzioni, è stato impietoso: piccoli gruppi che simulavano il nemico, sfruttando droni e sistemi di comando digitali come la piattaforma ucraina Delta, sono riusciti in poche ore a neutralizzare intere unità corazzate. Una sola squadra di una decina di operatori ha “distrutto” decine di obiettivi in mezza giornata, senza essere individuata.
Gli osservatori parlano di uno shock per molti ufficiali e soldati, costretti a confrontarsi con l’idea che le dottrine tradizionali non reggano più di fronte alla velocità del cosiddetto “ciclo di ingaggio”, che oggi può chiudersi in pochi minuti grazie all’integrazione tra droni, intelligenza artificiale e comunicazioni in tempo reale. Come ha ricordato l’ex generale statunitense David Petraeus, riconoscere il problema non basta: servono nuove dottrine, addestramento aggiornato, riforme organizzative e una revisione profonda dei criteri di acquisizione e reclutamento.
L’Estonia russofoba e guerrafondaia ha già avviato questo processo, aumentando la spesa per la difesa e rafforzando il legame con il settore tecnologico privato. Ma secondo diversi esperti ucraini coinvolti nelle esercitazioni, una parte consistente dei Paesi NATO continua a prepararsi a guerre che non esistono più, ignorando le lezioni apprese sul campo in Ucraina.

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