Venezuela: l'ambasciatore Samuel Moncada strappa la maschera all'Osa

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Venezuela: l'ambasciatore Samuel Moncada strappa la maschera all'Osa

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di Geraldina Colotti
 

Sono già oltre 1.700 i venezuelani rientrati dai paesi confinanti con il piano Ritorno in Patria, per cui il governo bolivariano ha istituito un apposito corridoio diretto. Tornano per usufruire del piano di recupero economico varato da Maduro, che sta ridando linfa al paese. Di tutt'altro tenore il “canale umanitario” che vorrebbero aprire i paesi imperialisti utilizzando il tema dei migranti venezuelani alle frontiere.


Un aiuto a doppio taglio, che vuole aprire la strada all'intervento armato contro uno “stato fallito” da mettere sotto tutela. Per questo, gli Usa stanno attivando gli organismi internazionali da loro controllati, a partire dall'Osa di Luis Almagro, che il 5 settembre ha organizzato una riunione specifica del Consiglio Permanente. Come correlato, si sono svolte altre due riunioni: quella del Consiglio di sicurezza Onu, a cui gli Stati uniti, che presiedevano la seduta, hanno chiesto l'avallo per procedere alla loro maniera anche contro il governo sandinista in Nicaragua. Ma non ci sono riusciti.


L'altra, ha avuto luogo a Quito a seguito del voltafaccia dell'attuale presidente ecuadoriano Lenin Moreno, che ha scelto di picconare dall'interno l'integrazione latinoamericana e di passare nel campo avverso. Nella capitale ecuadoriana si sono riuniti 11 paesi latinoamericani, Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Uruguay. Insieme hanno firmato un accordo per "un coordinamento regionale rispetto alla crisi migratoria dei cittadini venezuelani nella regione".


Un piano così dettagliato e rispettoso dei “diritti dei venezuelani” che se fosse applicato a livello internazionale i migranti che lasciano il proprio paese sarebbero i più felici della terra. Peccato che a vararlo siano stati soprattutto governi i cui popoli quei diritti non li vedono neanche in cartolina, governi che ben difficilmente sono animati da spirito di fratellanza, com'è apparso chiaro nei loro interventi del 5 all'Osa.


Per chi volesse attingere alla fonte, la riunione è disponibile su youtube. Consigliamo, però, di cominciare dalla fine: dalla registrazione di un'intervista all'ambasciatore Usa Trujillo, che il rappresentante del Venezuela, Samuel Moncada, è riuscito a far ascoltare. Un'intervista già circolata sulle reti sociali nella quale gli Stati uniti hanno manifestato chiaramente le proprie intenzioni: costituire una forza regionale che intervenga militarmente in Venezuela col pretesto di un incidente “tra le FARC o l'ELN e l'esercito colombiano” per coinvolgere arbitrariamente il Venezuela.


Di più. Con dichiarazioni ben poco diplomatiche, l'ambasciatore Usa ha parlato esplicitamente della volontà di cacciare con la forza il governo bolivariano, e ha minacciato Maduro direttamente: “Se si affaccia negli Stati Uniti – ha detto – potrebbe vedersela brutta”. Il silenzio seguito all'intervista è stato così pesante da rendere ancora più grottesche le conclusioni del bieco Almagro sulla “dittatura bolivariana”.


Mezz'ora prima, il rappresentante dell'Uruguay, paese da cui proviene Almagro, aveva denunciato le manovre “di Stati uniti e Colombia” per imporre le decisioni all'organismo al di fuori delle procedure. Il Salvador, unendosi agli interventi di Bolivia e del Nicaragua, aveva a sua volta chiesto che la stessa solerzia manifestata per colpire il Venezuela venisse usata nei confronti delle tante violazioni dei diritti dei migranti alle frontiere tra Usa e Messico, e contro la separazione delle famiglie dai bambini imposta da Donald Trump.


Argomenti che Moncada, sobrio e preciso, ha ripreso e sviluppato in 6 punti, dimostrando la natura imperialista delle menzogne fino a quel momento evocate. Un quadro che ha dato l'impressione di un Venezuela post-atomico sede di tutti quegli orrori – come le fosse comuni dei migranti – di cui abbondano Messico e Colombia. Moncada ha giustamente denunciato il ruolo criminale delle sanzioni imposte contro il popolo venezuelano e testimoniate anche da una recente dichiarazione del rappresentante brasiliano: il quale ammetteva di non poter pagare il debito di 40 milioni di dollari per l'energia che il Venezuela vende al suo paese perché le sanzioni degli Usa glielo impediscono. Poi, Moncada ha cercato di riaccendere una qualche briciola di orgoglio nazionale nei rappresentanti dei paesi latinoamericani presenti: “Gli Stati uniti – ha detto - vogliono farci combattere fra noi, usarci come carne da cannone”.


E se personaggi che rappresentano il golpista Temer in Brasile o il prestanome colombiano Duque, fantoccio del paramilitare Uribe, e che hanno la faccia tosta di dispensare lezioni di diritti umani al Venezuela continueranno a fare orecchie da mercante, di sicuro quel silenzio seguito all'intervista di Trujillo è arrivato alle orecchie del popolo venezuelano: il primo destinatario a cui ha inteso rivolgersi il compagno Moncada.

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