Vasapollo sul Venezuela: «La nostra sinistra guerrafondaia è al servizio delle multinazionali»

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Vasapollo sul Venezuela: «La nostra sinistra guerrafondaia è al servizio delle multinazionali»

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Francesco Luise - farodiroma.it
 

“Il Venezuela siamo noi” ha titolato qualche giorno fa FarodiRoma, invitando i lettori a inquadrare la vicenda che si consuma in Sudamerica in un’ottica realistica, quella di un’aggressione alla sovranità di un paese motivata da (sporchi) interessi economici e di egemonia sull’area, che motivano l’appoggio all’autoproclamazione di Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela, una marionetta guidata dagli Stati Uniti di Donald Trump. Un appoggio che da ultimo è giunto pure dall’Unione Europea che richiedeva, in alternativa, delle nuove elezioni presidenziali a Caracas. L’Italia pare essersi sganciata, almeno in parte, dal discorso comunitario su Guaidò, ma con diverse indecisioni, soprattutto a sinistra, dove le forze politiche cercano unità in vista delle elezioni europee a partire, per l’appunto, dalla questione venezuelana.


Sul ruolo e sulle responsabilità della sinistra italiana, dai partiti ai media, Manifesto compreso, interroghiamo Luciano Vasapollo, professore di Economia Internazionale presso La Sapienza di Roma e profondo conoscitore del panorama socioeconomico dell’America Latina. Il docente non ha dubbi nel veder prepararsi una nuova guerra umanitaria al servizio di un sempre più cinico e inumano capitalismo.


Innanzitutto, professore, qual è la situazione geopolitica internazionale che fa da sfondo alla crisi venezuelana?


In una situazione di crisi sistemica, una crisi di accumulazione, gli ultimi dati vedono in recessione quasi tutti i paesi a capitalismo maturo. L’unico modo per tentare di risolvere questa crisi è abbassare i costi. E i costi si abbassano ‘uccidendo’ i migranti, promuovendo cioè una politica razzista sul lavoro, aumentando la precarietà e sottraendo speranza ai giovani. Non interessano più, poi, gli investimenti sociali, nella sanità, nell’istruzione e nelle politiche pubbliche, che hanno caratterizzato Maduro e il Venezuela, le rivoluzioni e i processi progressisti in America Latina, ma unicamente quelli a carattere militare. Quindi, ancora una volta, il keynesismo militare, l’economia di guerra; ancora una volta le guerre, a carattere diretto o economiche, monetarie, finanziarie, alimentari; i protezionismi e i dazi, e le guerre umanitarie.


Sebbene si parli di crisi venezuelana da tempo, la comunità internazionale, schieratasi contro Maduro, chiede ora un corridoio umanitario. Cosa va profilandosi?

È la stessa storia della Libia e della Siria, la stessa del passato. Con la scusa delle Ong e dei corridoi umanitari, si fanno entrare non gli alimenti – di cui comunque il Venezuela non avrebbe bisogno se il governo non venisse attaccato e se le merci non venissero rubate per essere dirottate sul mercato nero – bensì le armi. Ciò serve come una vera e propria arma di dissuasione perché riconoscere un corridoio umanitario vorrebbe dire riconoscere che ci sono delle parti in conflitto e qui non ce ne sono; c’è un presidente legittimo e, dall’altra parte, c’è un usurpatore incaricato dagli Stati Uniti. Come provocatoriamente dico ai miei studenti, se io domani mi autoproclamassi presidente della Repubblica, o Papa, mi prenderebbero per matto, ma se il giorno dopo fossi riconosciuto da Trump andrebbe bene. Questo è lo spaventoso potere degli Usa.


Intanto in Italia, la sinistra è alla ricerca di un’unità che non può prescindere dalla questione venezuelana. Vede coerenza da parte delle forze di sinistra del nostro paese, e qual è la responsabilità dei mezzi di informazione?

Vedo, ahimè, una sinistra italiana guerrafondaia, con partiti e stampa schierati per l’ennesima guerra umanitaria. I media più vicini alla sinistra dimostrano continuamente dove questa stia andando. Parlano di presentarci alle europee con l’unità della sinistra, ma perfino giornali rappresentativi come il Msnifesto, incapaci di giustificare ancora questa sinistra sul piano del diritto internazionale, sfruttano il discorso del diritto cosiddetto umanitario per legittimare un’eventuale invasione del Venezuela.

Da laico e marxista debbo ammettere che il Papa è l’unica istanza che si oppone alla borghesia transnazionale delle multinazionali delle armi e del petrolio. L’unico che alza la voce in difesa dei popoli oppressi, come ha fatto oggi con l’appello per i bambini dello Yemen. Del resto il Papa stesso ha ribadito che il Vangelo è rivoluzionario.


Tuttavia la situazione del Venezuela è caratterizzata da penuria di cibo e gravi carenze sanitarie…

Ma di quale fame parlano? In Venezuela mangiano tutti. Ci sono, ovviamente, delle difficoltà; ma se mancano alimenti e medicinali è a causa della guerra economica, dell’incetta dei beni di prima necessità. Alcuni media sono ormai strumento dei golpisti di sinistra, gente senza scrupoli e umanità che predica l’unità. Un’unità fondata sulla guerra? Sono gli stessi che manifestano in Brasile, in Argentina e anche in Venezuela, portando avanti le stesse proposte dell’estrema destra.

Il governo Maduro deve, cioè, cadere, ma da sinistra, da parte del popolo e degli operai. Quello della stampa, è un problema legato a interessi e finanziamenti. Alcuni giornali, in momenti cruciali e di passaggio, appoggiano ipotesi legate ai poteri forti, delle multinazionali e istituzionali, che partono proprio dalla sinistra.

L’attacco all’autodeterminazione dei popoli, alla sovranità popolare, oggi viene – oltre che dalle forze reazionarie – dalle multinazionali e da una competizione interimperialistica sorrette dagli organi di informazione e dai poteri forti della sinistra. Se si vuole un atto veramente serio verso l’informazione, verso l’autodeterminazione e il rispetto, si risponda a chi chiede l’unità della sinistra che questa si deve basare su concetti seri di democrazia reale. La sinistra si assuma questa responsabilità”.

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