Lukashenko accusa gli USA: «Il sequestro di Maduro è una vergogna»
Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha definito una «vergogna» l'aggressione militare statunitense contro il Venezuela e il sequestro del presidente costituzionale Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores, avvenuto il 3 gennaio. Intervenendo alla IV Conferenza internazionale di Minsk sulla sicurezza eurasiatica, Lukashenko ha denunciato il ricorso alla forza per perseguire interessi economici e strategici, indicando nella competizione per il controllo delle risorse energetiche uno dei principali motori delle tensioni internazionali. Secondo il leader bielorusso, proprio l'operazione contro Caracas ha reso evidente alla comunità internazionale la dinamica di ridefinizione degli equilibri mondiali attraverso la forza.
Lukashenko ha ricordato che il Venezuela dispone di immense riserve di petrolio pesante, particolarmente adatto alle caratteristiche delle raffinerie statunitensi, sottolineando che Washington avrebbe potuto perseguire i propri interessi attraverso accordi commerciali senza ricorrere a un intervento militare. Ha inoltre rivelato di essere stato coinvolto in precedenti interlocuzioni sulla questione petrolifera venezuelana attraverso canali statunitensi, prima della cattura di Maduro. «Tutti i problemi del mondo moderno, compreso quello del petrolio, possono essere risolti senza tutte queste assurdità», ha affermato, rivolgendosi poi direttamente all'amministrazione Trump: «Lo avete catturato, ma avete pensato al domani, a come uscirete da questa situazione?».
Lukashenko ha quindi collegato l'aggressione contro il Venezuela alle operazioni militari contro l'Iran, denunciando le ambizioni di impossessarsi delle ricchezze della Repubblica Islamica dopo i bombardamenti e l'uccisione della Guida suprema e dei membri della sua famiglia. Il presidente bielorusso ha inoltre espresso preoccupazione per Cuba, domandandosi se l'isola possa diventare il prossimo obiettivo della pressione statunitense. A suo giudizio, l'ostilità di Washington verso L'Avana deriva dall'intolleranza nei confronti del modello politico cubano, non da una reale minaccia alla sicurezza statunitense.
Da qui l'appello ad abbandonare la politica delle aggressioni e a ripristinare relazioni normali attraverso il dialogo diplomatico. Per Lukashenko, i casi di Venezuela, Iran e Cuba evidenziano una strategia nella quale la competizione per le risorse e il tentativo di condizionare le scelte sovrane degli Stati rischiano di prevalere sul diritto internazionale e sulla diplomazia. Una dinamica che, anziché risolvere le crisi, rischia di alimentare nuove instabilità e conflitti.


