Trappola Ucraina: un Paese svuotato, una guerra infinita. Chi vince davvero?

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Trappola Ucraina: un Paese svuotato, una guerra infinita. Chi vince davvero?


di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

Il conflitto tra Ucraina e Russia raggiunge il suo quarto anno. L’Europa è in guerra da dodici anni ininterrotti, se si considera la guerra civile ucraina esplosa in conseguenza del colpo di stato dell’Euromaidan, compiuto dalle milizie paramilitari neonaziste di Dmytro Yarosh tra il 21 e il 22 febbraio 2014, sotto lo sguardo complice dell’UE e della NATO.

Dopo quattro anni, l’Ucraina è un paese senza futuro. Senza un futuro politico, economico e persino biologico. Un paese di vedove e orfani.

La “catastrofe” demografica in Ucraina

I dati demografici, ben esposti in un toccante reportage pubblicato nei giorni scorsi dalla CNN, delineano una situazione di gelido inverno demografico, forse irreversibile.

Dal 2022 mancano all’appello dieci milioni di ucraini. Sei milioni sono scappati dal Paese dopo l’inizio del conflitto su vasta scala, per lo più donne e bambini. Più passa il tempo, più l’Ucraina viene distrutta, meno è probabile che facciano ritorno.

Moltissimi ucraini, rimasti nei territori annessi alla Russia, sono diventati russi. Non è invece noto il numero delle perdite. Il presidente ucraino Volodymir Zelensky parla di 55.000 soldati caduti in battaglia, mentre altre stime occidentali calcolano un range tra 100.000 e 150.000.

Un recente studio della fondazione berlinese Rockwool, pubblicato sulla rivista tedesca Deutsche Welle, ha stimato circa 150.000 militari caduti, prendendo in considerazione i dati del mercato del lavoro e la riduzione (di circa un quarto) della popolazione in età lavorativa.

Fonti russe, invece, parlano di oltre un milione di perdite ucraine (soldati morti+feriti gravi). Il numero reale dei soldati ucraini caduti in battaglia resta – comprensibilmente – un segreto di stato.

La vera tragedia, però, è il crollo del tasso di natalità. Non solo il livello delle nascite non è in grado di compensare la riduzione della popolazione, ma il tasso di fertilità si è ridotto sotto quota 1 (contro l’1,4 in UE e 1,6 USA).

Le donne ucraine non fanno più figli. Sia perché rimandano le nascite, sperando nella fine del conflitto, sia perché la guerra sta causando infertilità. A causa dello stress, le donne producono meno ovuli, vanno in menopausa precoce, hanno maggiore difficoltà a portare avanti una gravidanza. Inoltre i test genetici di routine sugli embrioni abortiti hanno rilevato un aumento sull'incidenza delle anomalie cromosomiche.

L’Ucraina, dunque, è un paese svuotato dai suoi abitanti, uno stato che rischia di restare senza un popolo, a prescindere dall’esito del conflitto. E uno stato senza un popolo, semplicemente, non può esistere.

Il fallimento dei negoziati

Nonostante la situazione catastrofica dell’Ucraina, la diplomazia si trova ad un vicolo cieco. Il nuovo capo dell’ufficio del presidente, Dmytro Budanov, ha recentemente parlato di piccoli progressi, ma i risultati si vedranno soltanto alla fine. Tuttavia il divario tra le due parti resta insanabile. E non solo tra le due parti, come vedremo.

Zelensky continua ad opporsi radicalmente al ritiro delle truppe dal Donbass, la principale condizione posta dalla Russia per un cessate il fuoco. Ha dichiarato di essere “categoricamente contrario” perché questa soluzione “dividerebbe la società” e significherebbe un “abbandono” di migliaia di cittadini che vivono nella regione.

Inoltre chiede garanzie di sicurezza agli Stati Uniti prima di indire nuove elezioni, vuole il dispiegamento di militari occidentali sulla linea del fronte o nelle sue vicinanze. Ai polacchi chiede di schierarsi a Leopoli, ai baltici di posizionare uomini al confine della Bielorussia.

Mosca ha messo in chiaro sin dall’inizio del processo negoziale che considera lo schieramento di truppe NATO in Ucraina una minaccia esistenziale. Pertanto le richieste di Zelensky vanno intese come un atto di sfida alla Russia, come fa notare la stessa BBC.

Questo rifiuto è amplificato da un inasprimento della sua retorica, nel bel mezzo dei colloqui di Abu Dhabi e Ginevra. In un’intervista rilasciata a Politico nei giorni della Conferenza di Sicurezza di Monaco, Zelensky ha affermato che i paesi europei dovrebbero espellere i russi e i loro figli:

"Gli europei non hanno ancora imposto sanzioni contro l'industria nucleare russa, contro Rosatom, contro i russi, i loro parenti, i loro figli che vivono in Europa, che vivono negli Stati Uniti, che studiano nelle università europee, che possiedono immobili negli Stati Uniti. Hanno un sacco di immobili lì, figli, parenti ovunque. Vaffanculo in Russia. Tornate a casa", ha intimato.

Nelle ultime ore ha dichiarato che Putin ha iniziato la terza guerra mondiale, ha esortato la NATO a considerare un obiettivo legittimo gli Oreshnik, sia in Russia che in Bielorussia.

Dulcis in fundo, ha chiesto ai paesi europei di estendere il PURL (il fondo per l’assistenza militare) anche alle forze armate, per trasformarle da un esercito di mobilitati a un esercito di soldati a contratto. Fonti di alto livello della NATO stimano che l’Ucraina avrebbe bisogno di 250.000 unità aggiuntive nell’esercito per vincere la guerra o invertirne la rotta. Non c’è nessuna WunderWaffe che può salvare Kiev, l’unico game changer è il personale militare. E nelle forze armate ucraine c’è fame di uomini dal fallimento della controffensiva estiva del 2023, dopo il tritacarne di Bachmut.

A causa della crisi demografica, Kiev non può permettersi di ridurre ulteriormente l’età di leva da 25 a 18 anni, come più volte chiesto dai partner NATO. Da un lato ciò causerebbe un’ulteriore riduzione delle nascite, dall’altro una fuga di adolescenti all’estero.

Un esercito di soldati a contratto è un’ottima idea, dal punto di vista ucraino: da un lato eviterebbe la mobilitazione forzata, con un immediato vantaggio politico per Zelensky in vista del voto, dall’altro scaricherebbe sui partner europei il peso del mantenimento dell’esercito.

Ciò però costituirebbe un salto di qualità nel coinvolgimento dei paesi UE e un cambiamento nella natura del conflitto, in direzione di un’escalation militare, dopo l’escalation retorica.

A chi giova?

A quattro anni dall’inizio dell’operazione militare speciale e ad un anno di processo negoziale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti possiamo iniziare a trarre delle conclusioni. Dopo le recenti mosse del presidente Donald Trump in America Latina, nel Caucaso, in Asia Occidentale, il conflitto in Ucraina appare come il fronte attivo di un’offensiva globale dell’Occidente collettivo contro il mondo Multipolare e in particolare contro Russia e Cina.

Washington tiene impegnata Mosca nello scenario ucraino, mentre la “lavora ai fianchi”: prima in Nagorno Karabakh, poi in Siria, adesso in Venezuela e Cuba, minacciando l’Iran e insediandosi tra Azerbaijan e Armenia con il TRIPP. I colloqui sono una escamotage per prendere tempo, disimpegnarsi dallo scenario, delegare la guerra con la Russia ai vassalli europei. Mentre l’obiettivo resta lo stesso: il contenimento della Federazione Russa e soprattutto della Repubblica Popolare Cinese.

Come si evince dai dati esposti nel primo paragrafo, a Kiev viene chiesto il sacrificio più grosso: la guerra fino all’ultimo ucraino per il ripristino dell’egemonia globale dell’”America”.

 

Clara Statello

Clara Statello

Clara Statello, laureata in Economia Politica, ha lavorato come corrispondente e autrice per Sputnik Italia, occupandosi principalmente di Sicilia, Mezzogiorno, Mediterraneo, lavoro, mafia, antimafia e militarizzazione del territorio. Appassionata di politica internazionale, collabora con L'Antidiplomatico, Pressenza e Marx21, con l'obiettivo di mostrare quella pluralità di voci, visioni e fatti che non trovano spazio nella stampa mainstream e nella "libera informazione".

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