Minab, una settimana dopo: le evidenze che chiudono il cerchio
Aggiornamento sulla strage della scuola Shajareh Tayyebeh
di Tom Joad
A una settimana esatta dalla distruzione della scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh di Minab, il quadro delle evidenze si è trasformato in modo sostanziale. Non nel senso che siano emersi fatti in contraddizione con quanto l’Antidiplomatico ha ricostruito nei giorni scorsi, al contrario. Ogni nuova indagine ha confermato e aggravato il quadro precedente. Tuttavia, la direzione dell'aggravamento merita di essere analizzata perché non è quella che il dibattito pubblico dei primi giorni lasciava presagire.
La domanda iniziale - chi ha premuto il grilletto - ha trovato risposta. Reuters ha riferito, sulla base di due funzionari statunitensi che hanno parlato in condizione di anonimato, che gli investigatori militari americani ritengono probabile che le forze Usa siano responsabili dello strike. Il New York Times, il Wall Street Journal e la Cnn, ciascuno con indagini indipendenti condotte fra il 5 e il 7 marzo, sono giunti alla medesima conclusione. L'indagine Cnn, la più recente, si basa su immagini satellitari, video geolocalizzati, dichiarazioni ufficiali e la valutazione di N.R. Jenzen-Jones, direttore di Armament Research Services, una delle principali agenzie mondiali di ricerca e analisi sugli armamenti, il quale ha esaminato il materiale disponibile concludendo che la scuola e il complesso adiacente dell'Irgc sono stati colpiti da "strikes multipli simultanei o quasi-simultanei con munizioni esplosive, con ogni probabilità di tipo aereo". Il Pentagono, attraverso il portavoce del Centcom, ha dichiarato che "sarebbe inappropriato commentare" un'indagine in corso. C’è da dire che la Casa Bianca non ha smentito, mentre Israele continua a negare qualsiasi coinvolgimento nell'area di Minab. La questione dell'attribuzione è, nei fatti, chiusa.
È, però, la seconda domanda - come sia stato possibile - ad aver subito la trasformazione più profonda. E la risposta che emerge dalle nuove evidenze è considerevolmente più inquietante della formula "targeting preciso su dati obsoleti" che aveva dominato il dibattito nei primi giorni.
L'elemento decisivo è l'inchiesta esclusiva pubblicata da Middle East Eye, basata sulle testimonianze dirette di due soccorritori della Mezzaluna Rossa. La loro ricostruzione rivela che la scuola non è stata oggetto di un singolo bombardamento: è stata colpita e poi colpita di nuovo esattamente dove le sopravvissute si erano rifugiate. Dopo il primo missile, un'insegnante e la preside avevano spostato un gruppo di alunne nella sala di preghiera dell'edificio; la preside stava chiamando i genitori quando il secondo missile ha centrato quella zona. La tecnica si chiama double tap, ed è una pratica condannata dal diritto internazionale perché presuppone la volontà deliberata di uccidere chi è sopravvissuto al primo impatto. Il dato cambia la natura del dibattito: un database obsoleto può spiegare, al limite, un primo missile su un edificio erroneamente classificato; non spiega un secondo missile sulla sala di preghiera dove le bambine cercavano riparo. Quello richiede o la programmazione preventiva della saturazione totale del bersaglio o una decisione in tempo reale di colpire di nuovo. In entrambi i casi la responsabilità è umana nel senso più pieno e più terribile del termine.
A rafforzare questo spostamento dall'errore algoritmico alla decisione umana è intervenuta la Cbc, che nella versione aggiornata della propria visual investigation ha modificato una valutazione cruciale: il bombardamento della scuola, ha concluso, "non è stato un errore". La Cbc diverge così esplicitamente dalla posizione dello stesso Jeffrey Lewis del Middlebury College - l'esperto che aveva formulato la tesi del database obsoleto - e si allinea con la conclusione della Digital Investigations Unit di Al Jazeera, che fin dal 3 marzo aveva definito l'attacco "probabilmente deliberato". Il dato della Cbc va letto insieme all'analisi del ricercatore militare Yousef Riazi di Factnameh, secondo cui la tipologia dei crateri nella scuola è coerente con munizioni guidate di precisione e "non dovrebbero esserci errori", e alla valutazione di Jenzen-Jones per Reuters, che parla di strikes "simultanei o quasi-simultanei": un quadro che, preso nel suo insieme, rende ormai insostenibile la narrazione dell'incidente involontario.
Sul fronte giudiziario e forense, il capo giudiziario della provincia di Hormozgan ha annunciato che i resti delle bombe utilizzate nell'attacco sono stati localizzati e trasferiti per l'analisi. Sessantanove bambine non sono state ancora identificate e i loro resti sono sottoposti a test del DNA: un dato che, nella sua crudezza, restituisce la misura della violenza inflitta su quei corpi. L'analisi dei frammenti delle munizioni potrà fornire, nelle prossime settimane, la conferma materiale del tipo di arma impiegata - i missili di precisione americani e israeliani hanno firme balistiche distinte e identificabili - chiudendo definitivamente anche il capitolo dell'attribuzione tecnica.
Le reazioni istituzionali internazionali hanno registrato un'accelerazione significativa. L'Alto Commissario Onu per i diritti umani Volker Türk, in una conferenza stampa tenuta ieri a Ginevra, ha ampliato le proprie dichiarazioni in termini che suonano come un atto d'accusa definendo la strage "una lezione orribile e tragica" e ha chiesto, oltre all'indagine, una "revisione di tutte le procedure operative standard relative alla condotta delle ostilità" - una formulazione che implica un giudizio sistemico, non circostanziato al singolo episodio. Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha denunciato il bombardamento come "un grave assalto ai bambini", dichiarando che "non esiste nessuna giustificazione per uccidere bambine in un'aula". L'Unicef, per parte sua, entrando formalmente nel quadro, ha confermato numeri leggermente diversi con 168 bambine uccise a Minab, riferendo che altri 12 bambini sono morti in scuole di altre cinque località iraniane e ricordando che almeno 20 scuole e 10 ospedali sono stati danneggiati dall'inizio della guerra, un dato che colloca Minab non come eccezione ma come episodio più grave di una modalità intenzionale di azione.
In sette giorni, la strage di Minab è passata da "possibile errore" a "crimine documentato in cerca di un tribunale". Resta da vedere se il tribunale arriverà o se le bambine di Minab si aggiungeranno alla lista dei crimini che l'Occidente commette, documenta, e poi dimentica.

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