Macron in Cina e la schizofrenia UE

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Macron in Cina e la schizofrenia UE

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di Laura Ru*

 

La visita di Macron a Pechino mette a nudo la schizofrenia dell’UE e il crescente divario tecnologico con la Cina. Il presidente francese arriva con al seguito una delegazione di 60 amministratori delegati francesi. Davanti a Xi Jinping dichiara, con entusiasmo: “La Francia accoglie gli investimenti cinesi.” Il messaggio è forzatamente caloroso ed esplicito: venite, costruite fabbriche, acquistate aziende, portate il vostro capitale e il vostro know-how.

Un tempo la Cina esportava beni a basso costo in Europa – oggi detiene un vantaggio tecnologico mentre l’Europa fatica a restare competitiva nelle industrie strategiche. È per questo che Macron sollecita le imprese cinesi a trasferire competenze tecnologiche. Un'iniezione di realismo politico nelle relazioni tra Parigi e Pechino? Non proprio.

A Bruxelles, l’ex ministro degli Esteri di Macron e suo storico confidente Stéphane Séjourné – oggi vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Prosperità e la Strategia Industriale – annuncia esattamente l’opposto. L’UE sta valutando di obbligare le industrie a ridurre gli acquisti dalla Cina per proteggere l’Europa da 'futuri atti ostili', afferma il commissario all’industria, Séjourné.

Le sue dichiarazioni arrivano mentre la Commissione europea presenta una strategia da 3 miliardi di euro per ridurre la dipendenza dalla Cina per le materie prime critiche e accusa Pechino di usare le sue esportazioni come arma, dai magneti alle batterie, dai microchip alle terre rare.

Il programma ReSourceEU ha lo scopo dichiarato di ridurre i rischi e diversificare le catene di approvvigionamento del blocco per le materie prime chiave. L'obiettivo chiaro sono le importazioni dalla Cina. In pratica, se un’azienda francese, tedesca o italiana acquista terre rare, litio o grafite solo dalla Cina, presto sarà accusata di violare la legge europea. Da un lato c’è Macron che implora le imprese cinesi di investire di più in Francia. Dall’altro c’è il suo ex consigliere capo, ora a Bruxelles, che redige silenziosamente proprio quelle regole che limiteranno l’accesso delle stesse aziende cinesi al mercato europeo e puniranno le imprese europee considerate “troppo dipendenti” dalla Cina. Vale la pena ricordare che nel 2021, quando era ancora membro del Parlamento europeo, Séjourné fu uno dei più accesi oppositori dell’Accordo Globale sugli Investimenti UE-Cina (CAI), contribuendo ad affossarlo poche settimane prima della firma.

Dichiarazioni pubbliche di apertura agli investimenti cinesi, accompagnate da mosse istituzionali per ridurre il ruolo economico della Cina in Europa. Cosa potrebbe mai andare storto?

 

*Post Telegram tratto dal canale @LauraRuHk

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