L’”ombrello" che si chiude quando piove

Il primo fondamentale insegnamento dall'aggressione all’Iran

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L’”ombrello" che si chiude quando piove

 

di Alex Marsaglia

 

Ad una settimana dalla barbarica aggressione all’Iran si possono fare alcune constatazioni di evidenza. Innanzitutto, siamo di fronte alla “legge della giungla” più completa, come la chiamano i cinesi. Ormai, l’imperialismo occidentale decadente non compie nemmeno più lo sforzo di appiccicare due giustificazioni posticce alle proprie aggressioni più brutali e vili. Infatti, ad una settimana di distanza nessuno negli Stati Uniti, in Europa, in Israele o in sede ONU è stato in grado di fornire uno straccio di motivazione campata in aria per cui occorreva assalire un Paese sovrano, ammazzarne la Guida spirituale e Presidente legittimo se non perché così voleva l’Impero. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica che è l’autorità internazionale che a lungo è stata invitata dalla Repubblica Islamica dell’Iran a vigilare sui propri impianti ha riferito che non vi era assolutamente alcun rischio e che anzi solamente la diplomazia avrebbe garantito la non proliferazione nucleare (https://www.iaea.org/newscenter/statements/iaea-director-generals-introductory-statement-to-the-special-session-of-the-board-of-governors). Al contrario, scatenare una guerra regionale con due delle più grandi potenze atomiche che bombardano indiscriminatamente un Paese con installazioni nucleari determina gravissime violazioni del diritto internazionale nonché forti rischi radioattivi, come ha rimarcato in questi giorni non un diplomatico internazionale, ma un semplice direttore d’azienda. Alexey Likhachev direttore generale di Rosatom ha infatti fatto notare un paio di giorni fa che essendoci centinaia dei suoi dipendenti negli impianti che la “Coalizione Epstein” ha deciso improvvisamente di bombardare, lui da tecnico, doveva evidenziare tutti i rischi per le persone e le violazioni del diritto del caso. Likhachev riportava anche come l’azienda non fosse più in contatto con i suoi dipendenti degli impianti di Fordow, Natanz e Teheran e quindi non vi fosse più alcun modo di sapere le reali condizioni degli impianti e i rischi per la popolazione. Questo solo per evidenziare un aspetto, forse il più pericoloso della guerra in atto, la cui unica motivazione biascicata è stata “la minaccia nucleare” inesistente.

Altre constatazioni che emergono da questa prima settimana di guerra è che come evidenzia la mappa rilasciata da Al Jazeera basata su fonti di parte statunitense (Immagine 1) siamo davanti ad una reazione regionale dell’Iran, che ha mantenuto le promesse difendendosi sin dalle prime ore. Gli obiettivi dei contrattacchi iraniani sono state le basi statunitensi che rientravano nella gittata dei loro missili in tutto il Golfo Persico: Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita ecc.




Tutte basi che gli Stati Uniti hanno costruito, installato ed ampliato a partire dagli anni ’90 quando decisero di appropriarsi dell’Iraq e stabilire il dominio del petrodollaro. La retorica di quegli anni, presente ancora oggi quando si vorrebbe portare al regime change la Repubblica Islamica conducendola verso la monarchia, era quella dell’“esportazione di democrazia”. Le basi servivano esplicitamente a costruire il famoso “ombrello” NATO di cui godiamo anche noi, cioè a proiettare potenza sui Paesi da aggredire e che hanno garantito la Pax americana agli emiri negli anni in cui l’Occidente ha continuato a sottrarre il petrolio alle popolazioni locali, ingrassando se stesso e gli emirati. Se non fosse bastato l’incidente di un missile iraniano abbattuto in Turchia, a farci capire che questo ombrello dopo averci lanciato come dei kamikaze contro la Russia ci sta per trascinare persino nell’ultimo conflitto contro l’Iran, basterebbe guardare con occhio critico la sorte che sta toccando alle varie monarchie del Golfo. Questi Stati la cui forza militare è tanto esigua da aver esaurito la contraerea dopo una settimana, basavano interamente la propria sicurezza interna sulla presenza americana. Peccato che questa sia una presenza di sfruttamento che non ha mai mirato nemmeno lontanamente a sobbarcarsi gli oneri pubblici di difesa dei palazzoni di vetro del business costruito in questi anni di boom economico, fatto sostanzialmente sulla pelle degli operai migrati dall’Asia.

L’Iran ha ribadito più volte di focalizzarsi unicamente su obiettivi militari e sinora non ha colpito obiettivi civili (come si può vedere dal numero di morti della mappa), al contrario degli Stati Uniti che hanno già bombardato scuole, edifici pubblici e luoghi di ritrovo. Non è affatto detto che questo conflitto andrà avanti con i “guanti bianchi” come quello della Russia, perché come ho ricordato la Repubblica Islamica sin da subito ha recepito la minaccia esistenziale e ha agito di conseguenza entrando in una modalità di guerra aperta, regionale e senza più margini di trattative. La sorte che spetterà dunque alle popolazioni delle monarchie del golfo non è delle migliori e questo capita innanzitutto quando si fa un cieco affidamento sull’“ombrello” protettivo americano, che in quella zona ha come unico vero riferimento colonialista Israele. Gli Stati Uniti agiscono con la loro forza di proiezione militare di concerto unicamente con la forza militare israeliana, per garantire l’espansione della colonia e senza alcun interesse per le popolazioni musulmane e arabe che vengono unicamente sfruttate. Sarebbe bene ne prendessero coscienza tutte le popolazioni arabe e musulmane che hanno subito lunghissimi anni di invasione colonialista. E in parte lo stanno facendo: gli aerei abbattuti in Kuwait pare siano stati abbattuti in strani incidenti dall’esercito locale e l’Iraq sta insorgendo a fianco dell’Iran (si vedano le manifestazioni oceaniche in molte città).



Ma anche noi dovremmo ricordarci cosa avviene ad un Paese “portaerei”. Quando concediamo le basi di Aviano, Ederle e Sigonella per rifornire i bombardieri americani in volo o quando mettiamo a disposizione i sistemi di sorveglianza del Muos di Niscemi di fatto la nostra posizione non è diversa da quella di una monarchia del golfo che fornisce le sue basi agli americani per alzare i cacciabombardieri diretti in guerra. L’unica differenza è la gittata che ci pone ai limiti della portata dei missili iraniani, non di certo il nesso di causalità. E l’ombrello americano della NATO, che con il suo Segretario Generale Mark Rutte stava per invocare l’art.5 per quanto accaduto in Turchia, non è esattamente incline ad aprirsi per la difesa europea ultimamente. È bene ricordarlo ai tanti cantori della guerra che affollano le colonne dei nostri giornali mainstream: quando le cose si mettono veramente male e le basi americane saltano per aria, le portaerei come la Lincoln vengono attaccate e gli aerei non hanno più il dominio incontrastato dei cieli, accade semplicemente che gli americani scappino. E da Saigon, a Beirut, sino a Kabul non è una cosa che non abbiamo mai visto fare ai nostri paladini della democrazia negli ultimi anni.

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

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