La sindrome cinese della Germania

La politica di Berlino rende depressa l'economia globale

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La sindrome cinese della Germania

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Gi ufficiali tedeschi hanno giudicato “incromprensbile” il rapporto del Tesoro americano che li accusava di eccessivi surplus commerciali ed invitava Berlino a correggere la sua politica economica. In Those Depressing Germans, Paul Krugman sostiene come il Tesoro americano ha perfettamente ragione e la reazione tedesca disturba in quanto rappresenta l'ennesima presa di posizione errata da parte della politica, che non percepisce le cause della crisi economica in atto.
 
La sindrome cinese, immensi surplus commerciali grazie ad una moneta deprezzata, è oggi attenutata e la Germania ha preso il suo posto: lo scorso anno è stata lei e non Pechino ad accumulare il maggiore surplus della bilancia commerciale a livello mondiale. Berlino accumula surplus da oltre un decennio, ma prima della crisi erano finanziati dai deficit dei paesi del sud dove arrivavano i capitali tedeschi. Questo ha permesso all'Europa di averi per anni una bilancia in equilibrio. Dal 2008 è cambiato tutto: la periferia del continente è collassata ed i paesi debitori sono stati costretti dall'insistenza di Berlino all'austerità ed ad eliminare i deficit commerciali. Con la Germania che non ha cercato di spingere la domanda interna e compensare con le importazioni, il risultato è stato drammatico: se prima in Spagna, il paese con maggiori deficit fino al 2008, è stato permesso di vivere inevitabilmente al di sopra dei propri mezzi grazie all'afflusso di capitali stranieri, oggi il paese, in modo tutt'altro che inevitabile, ha il 27% di disoccupazione ed il 57% di quella giovanile. L'immobilità tedesca è uno dei fattori principali del dolore spagnolo.
 
Ma, prosegue il premio Nobel per l'economia, si tratta di una strategia deleteria anche per il resto del mondo: se il sud è stata costretto a terminare i suoi deficit commerciali mentre la Germania non ha ridotto i suoi surplus, l'Europa è chiaramente in surplus come blocco ed aiuta quindi a tenere depressa il resto dell'economia mondiale. Cinque anni dopo la caduta di Lehman Brothers, l'economia mondiale soffre ancora di una crisi di domanda ed in questo contesto un paese che ha un surplus commerciale sta “beggaring its neighbors” ed esportando disoccupazione. Non importa se ha delle buone intenzioni di partenza come hanno sostenuto gli ufficiali tedeschi in risposta al rapporto del Tesoro americano.
 
Inoltre la Germania non è neanche senza colpa, in quanto condivide una moneta con i paesi vicini e può beneficiare per le sue esportazioni di un euro molto più debole di un eventuale marco. Per evitare la depressione europea, c'è bisogno che Berlino spenda più, ma al contrario si considera un modello nel suo attuale rigore fiscale. Il problema, conclude Krugman, è che non si tratta sono dei tedeschi che commettono quest'errore: i surplus commerciali della Germania sono deleteri in Europa, per la stessa ragioni per cui tagliare i sussidi alla disoccupazione ed alimentari lo sono in America. Ma i Repubblicani sono tanto ostinati quanto i tedeschi a portare avanti le loro tesi ed è molto triste che a sei anni dall'inizio della crisi globale c'è ancora chi non abbia compreso che il collasso è dovuto alla bassa domanda.

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