La "normalizzazione" di Epstein
di Sara Reginella
Dopo la normalizzazione della guerra e del genocidio, parte della stampa italiana è ora alle prese con la normalizzazione della pedofilia.
E dunque, leggo che Jeffrey Epstein non era un pedofilo ma un "finanziere", o al massimo un "faccendiere"; leggo che gli stupri erano "feste orgiastiche", le bambine abusate e torturate "donne minorenni", mentre i crimini delle "élite" vengono derubricati a "bassezze".
Inutile spiegare a chi non ha coscienza che Epstein era un sadico pedofilo, che gli stupri non sono feste, che le bambine non sono donne e che i crimini non sono bassezze, ma è grazie all'uso di questa terminologia, che non è casuale, che la realtà viene deformata, la massa rimane assopita e quei criminali appartenenti a parte della leadership mondiale, seppur ricattabili, restano impuniti.
“Le immagini di abusi sessuali, pedopornografia, morte, abusi fisici e ferite sono state escluse dagli Epstein file”, ha affermato il vice procuratore aggiunto Todd Blanche, nei giorni scorsi.
Eppure, nonostante manchino all’appello migliaia di questi file, le descrizioni delle atrocità e torture su innocenti, che molti di noi hanno già potuto leggere consultando la prima parte dei documenti, sono atroci e disumane.
Oggi, chi non ha ancora perso la propria coscienza grida giustizia per queste anime abusate, torturate e uccise, poiché è solo ribellandoci a tanta disumanità che resteremo umani.

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