La gabbia europea si vede dall’Ucraina

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La gabbia europea si vede dall’Ucraina

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di Alex Marsaglia

 

Mentre la Storia dell’impero decadente sta dando i suoi nuovi colpi di coda, con la bruciante sconfitta alle elezioni di Midterm del Trump normalizzato e il ritorno prepotente del deep state anche all’interno delle istituzioni rappresentative, si allontano le speranze di pace. Dobbiamo aver chiaro che dalle elezioni americane esce sconfitta la parte politica che cercava il dialogo in Ucraina che, per chi non l’avesse capito, è il nostro fronte. Quello attribuito dall’Impero ai vassalli europei. Il Partito Democratico è storicamente il partito del complesso militare-industriale, dopo aver vinto dovrà occuparsi di far fatturare i suoi referenti, nulla di buono all’orizzonte insomma. Soprattutto se si tiene conto delle indiscrezioni di Tucker Carlson sulle intenzioni di attuare l’ “ipotesi Sansone” in Medio Oriente da parte del duo Trump-Netanyahu sempre più debole. In tutto questo l’Ucraina che è la cartina tornasole degli ideali delle liberal-democrazie europee, mostra un nuovo lato oscuro che merita un’attenta analisi nell’epoca dell’Epstein class. È nelle colonie dell’Impero statunitense che vediamo gli ideali e le parole trasformarsi in realtà. Così come l’altra faccia della Rivoluzione francese è stata la Rivoluzione haitiana, dove risultò chiaro a tutti che i diritti affermati a Parigi valevano solo per la “comunità dei liberi”. Da ormai oltre 12 lunghi anni, cioè dall’Euromaidan, è a Kiev che la verità diviene fare concreto e possiamo vederla in faccia, andando oltre la retorica del potere liberale.

 

I valori della libertà europea, declamati per decenni dagli scranni dei palazzi di vetro di Bruxelles e Strasburgo, li vediamo nei campi di prigionia per renitenti alla leva, nei rapimenti di “liberi” cittadini che avvengono quotidianamente e a migliaia per le strade dell’Ucraina tutti i giorni.

L’ultimo e più eclatante episodio della colossale calata della maschera del regime filo-europeista ucraino è avvenuto la sera del 2 Novembre quando sono scoppiati moti spontanei di popolo nei pressi di un centro di detenzione e tortura nel villaggio di Petropavlivska Borshchahivka nei pressi di Kiev. Qui il 1° Reggimento della Guardia Nazionale, in cui è confluito il Battaglione del noto gruppo di lettura kantiano Azov, è stato incaricato per ammissione degli stessi membri del Governo ucraino di “contenere” i “militari soggetti a violazioni disciplinari”. Ricordo agli smemorati degli ultimi anni che il regime politico ucraino è sotto legge marziale di mobilitazione generale dal 24 febbraio 2022, per cui non vige la liberal-democrazia, i cittadini non sono più liberi, ma tutti potenziali membri dell’esercito che li recluta forzatamente ad ondate progressive in cui vengono abbattute le differenze di genere e i confini generazionali. Attualmente l’arruolamento forzato, cosa ben diversa dalla leva obbligatoria in vigore nel terribile regime putiniano, è esteso a tutte le persone tra i 25 e i 60 anni idonee al servizio militare. Il “processo di arruolamento” è gestito dai Centri Territoriali di Reclutamento e Supporto (TCC) e avvengono direttamente agli angoli delle strade di ogni paese dell’Ucraina. Questo è il regime che le liberal-democrazie europee finanziano. Dal 2022 nelle casse di questo regime in cui vige la legge marziale sono stati versati 227,7 miliardi di euro provenienti dall’erario pubblico europeo, cioè le tasse che vengono prelevate dalle nostre buste paga ad esempio, per capirci meglio. Nel solo 2026/27 si prevede di versarne altri 110 di miliardi. La scusa la conosciamo sin troppo bene, siccome viene propagandata a tamburo battente ogni giorno dalle grancasse massmediatiche: l'Ucraina è la frontiera del “giardino fiorito” europeo, vorrete mica farla cadere? Poi ci sarebbe solo la barbarie del regime russo autocratico “nemico”. Già un sistema politico che ragiona nella logica dicotomica nemici-amici dovrebbe darci da pensare, ma assumiamo pure l’invito dialettico e superiamo la tesi-antitesi per pervenire a una sintesi e vedere cosa si cela dietro. Siccome, come diceva il celebre proverbio “dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio” ed essendo ateo e razionalista invito all’analisi e non alla fede o alla speranza verso questi fantomatici “amici” che ci governano. Ebbene, il nostro “amico” ucraino è accreditato come regime liberal-democratico da tutte le cancellerie europee per fondati motivi: la differenza di genere è in vigore, poiché le donne possono scegliere l’arruolamento volontario. Inoltre, per ora, vengono rispettati i diritti dell’infanzia, siccome l’arruolamento forzato avviene solo dai 25 anni in su. Tra i 18 e i 24 si può partire per il fronte solo in forma volontaria e poi non vi è schiavitù, siccome tutti i militari arruolati al fronte percepiscono regolare salario (che varia dai 500 euro ai 600 euro), validato da regolare contratto sottoscritto dalle parti con stipendio base, indennità di combattimento e bonus operativi. Come potete ben constatare tutte le forme della democrazia liberal-democratica sono pienamente in vigore nello Stato ucraino: si viene reclutati per farsi ammazzare al fronte per 500 euro mensili, con indennità di servizio of course. Chissà se è in vigore il welfare aziendale? In tempi di Epstein files, meglio non approfondire. In fondo come in tutti gli Stati vige la legge che come tutte le leggi contiene degli scarti di ingiustizia.

Siccome il nostro sistema della “comunità dei liberi” europei ha addirittura una Corte dei Diritti dell’Uomo che pretende di passare al vaglio tali leggi, per valutarne la corrispondenza ai solenni valori europei sanciti dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 val persino la pena di fare un po’ di filosofia del diritto. Tale Corte nasce proprio per far rispettare la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che la istituisce all’art.19 al fine di far rispettare i suoi dettami. Il Consiglio d’Europa nato a Londra (sic!) e a cui aderiscono ben 46 Stati, tra cui la liberal-democratica Ucraina, neanche a dirlo è l’istituzione che ha redatto e promosso tale Convenzione. Ora, vorrete mica che tra una condanna per la mancata tutela dei minori, una per violenza domestica e stereotipi di genere e una per mancanza di prevenzione dell’inquinamento si perda tempo con l’analisi giuridica di quanto avviene in uno Stato “amico”?

D’altra parte «l’esigenza interna alla comunità dei liberi, interessata a conferire credibilità al suo discorso e alla sua auto-celebrazione» deve avere la meglio. Dunque, come ricordavo prima con l’analisi della condizione del soldato ucraino vi è «la preoccupazione di sottolineare la libertà del lavoratore salariato, invitato a non lasciarsi irritare e fuorviare dalla durezza delle sue condizioni materiali di vita e a riconoscersi in un ordinamento che, nonostante tutto, gli garantisce la libertà»1. Il soldato ucraino non si chieda dunque se in Ucraina, membro del Consiglio d’Europa soggetto alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, è pienamente rispettato l’art. 2 che garantisce il “diritto alla vita”, bensì ringrazi di combattere al fronte per appartenere pienamente alla “comunità dei liberi” europea. E non solo il soldato, ma tutti i cittadini ucraini, potenzialmente reclutabili dallo Stato liberal-democratico sotto legge marziale.

 

Questo è il cuore della vicenda di quanto accaduto a Petropavlivska Borshchahivka. Guardatelo bene il viso del giovane Oleksii, perché quel viso è il nostro, quello di chi tenta di assaltare un campo di prigionia, viene catturato, detenuto e torturato. E quando viene liberato dal medico Valentina Molodaya, come nel mito della caverna platonica, la repressione della “comunità dei liberi” si scatena contro coloro che osano affermare che esiste la luce: oltre alla repressione poliziesca nell’immediato, è arrivata quella giudiziaria. Valentina è stata schedata dallo squadrismo ucraino di Myrotvorets e incarcerata per 60 giorni senza diritto alla cauzione con l’accusa di “ostruzione alle Forze Armate ucraine durante la legge marziale e di rivelazione di un impianto militare”. I genitori di Oleksii, anch’essi schedati dal medesimo database privato affiliato al Ministero degli Interni dello Stato ucraino, verranno accusati per le loro responsabilità genitoriali. Il tutto mentre l’SBU (il servizio di sicurezza ucraino che ha inglobato anche i servizi segreti, controspionaggio e antiterrorismo) ha già annunciato di aver identificato e arrestato centinaia di persone in seguito alla rivolta di Petropavlivska Borshchahivka. Le motivazioni tecnico-giuridiche della repressione sono quelle di “ostacolo alle attività delle Forze armate” e “divulgazione della posizione delle truppe”. Sempre facendo un po’ di filosofia del diritto, è bene chiarire che quelle addotte sono motivazioni militari, da legge marziale per l’appunto, che non sono tipiche della giurisdizione civile. Forse dopo 6 anni di dispositivi bipolitici agambiani, cioè lockdown forzato ed “economia di guerra”, abbiamo perso le basi nella capacità d’inquadramento di un ordinamento giuridico.

La grancassa massmediatica della liberaldemocrazia europeista è invece ridotta ad altoparlante dell’SBU ucraino, ha già spostato l’attenzione sulla fake news di Oleksii e sguinzagliato i fact checker. Archiviata la dialettica hegeliana e persino la logica aristotelica, i cani da riporto del potere non ci spiegano più cosa avvenisse nel centro di prigionia. Delle pratiche epsteiniane non si può parlare. Quindi è bene sorvolare su cosa sia accaduto al ragazzino di 14 anni Oleksii una volta internato, l’importante è chiarire che vi è stato introdotto per aver protestato. Insomma, aveva da stare zitto e fermo e non gli sarebbe stato torto un capello. Ahimè nella logica aristotelica queste si chiamano minacce, non esattamente inchieste, ma come dicevo prima meglio non approfondire altrimenti rischieremo di scoprire qual è la paga per tali cani da riporto del potere.

Infine, siccome i liberal-democratici europeisti ultimamente sono intenti a difendere lo Stato di diritto, occupandosi persino dei metodi di elezione dei giudici costituzionali della Polonia (anziché dell’ordinamento ucraino), che restano prerogativa del popolo polacco nonostante l’architettura giuridica della gabbia dell’UE, attendiamo un pronunciamento del Presidente della Corte europea dei Diritti dell’Uomo su quanto avviene all’interno dell’Ucraina, membro del Consiglio d’Europa tenuto ad applicare la Convenzione. Ma forse è chieder troppo ai nostri “amici”. La gabbia europea è pur sempre una gabbia, si scrutano le ombre e l’unica luce legittimata ad esistere è quella del fuoco della propaganda e non del sole della verità. La moneta, il diritto e la parola son pur sempre solo strumenti che solo il potere sa usar bene, noi siam lavoratori salariati tenuti a ringraziare di essere liberi senza lasciarci irritare dalla durezza delle condizioni di vita materiale in continuo peggioramento. Parigi, Berlino, Roma e le altre capitali del continente in rivolta sono avvisate: la gabbia europea si vede dall’Ucraina.

1 D. Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, Roma-Bari, 2005, p. 185

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

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