Khamenei e Pezeshkian: le piazze iraniane hanno neutralizzato i piani dei nemici
Il Leader e il Presidente lodano le manifestazioni di massa, definendole una risposta storica ai disordini fomentati dall'estero. Trump, intanto, incita alla protesta
In un deciso messaggio alla nazione, il Leader della Rivoluzione Islamica, Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, ha esaltato le imponenti manifestazioni di sostegno alla Repubblica Islamica che si sono svolte in tutto il paese, definendole un evento storico che ha sventato i piani dei nemici volti a destabilizzare l’Iran attraverso i loro agenti interni. L’Ayatollah Khamenei ha sottolineato come questa massiccia partecipazione popolare abbia dimostrato la determinazione e l’identità della nazione ai suoi avversari, servendo al contempo come monito alle autorità statunitensi affinché pongano fine ai loro inganni e cessino di fare affidamento su mercenari sleali. Il Leader ha descritto il popolo iraniano come forte, potente e consapevole, sempre presente e vigente nei momenti di crisi.
Le manifestazioni, alle quali hanno preso parte cittadini di ogni estrazione sociale, sono iniziate in diverse ore del giorno in varie province e sono state definite dalle autorità una prova inconfutabile di unità e solidarietà di fronte ai complotti del nemico, che cerca di seminare caos e divisione servendosi di mercenari e terroristi. Le recenti proteste, nate inizialmente come pacifiche rivendicazioni economiche da parte di alcuni commercianti, sono state infatti deviate verso la violenza dopo dichiarazioni pubbliche di figure statunitensi e del regime sionista israeliano, amplificate da media persianofoni legati a Israele, che incitavano al vandalismo e al disordine. Le autorità iraniane, pur riconoscendo la legittimità delle preoccupazioni economiche della popolazione - aggravate dalle sanzioni unilaterali statunitensi che colpiscono la banca centrale e le esportazioni di petrolio - hanno condannato gli elementi interessati alla destabilizzazione per aver sfruttato queste sacrosante istanze. Gli apparati di sicurezza e giudiziari hanno annunciato di aver smantellato diverse cellule armate e arrestato operativi collegati a potenze straniere durante i disordini, inclusi agenti del Mossad israeliano.
In piena sintonia con il Leader, il Presidente Masoud Pezeshkian ha a sua volta reso omaggio alla partecipazione “magnifica ed epica” di milioni di iraniani nelle piazze, affermando che questa imponente mobilitazione ha neutralizzato i “disegni sinistri” dei nemici stranieri e dei loro mercenari. In un messaggio alla nazione, il Presidente ha espresso profonda gratitudine per la “fermezza e l’autorità” del popolo di fronte all’insurrezione e all’intervento straniero, inchinandosi davanti alla grandezza della sua potente volontà. Ha definito le manifestazioni un segno di vigilanza e responsabilità senza pari nella difesa degli ideali religiosi e nazionali contro “nemici oppressori e terroristi”. Nonostante i disagi interni, ha osservato, l’interesse nazionale e l’integrità territoriale sono rimasti la forza unificante dei manifestanti. Il Presidente Pezeshkian ha sottolineato che l’unità dimostrata in tutte le province costituisce una barriera contro i “percorsi criminali” degli Stati Uniti, dei loro alleati e del regime israeliano, e che questa prova di sostegno rende il governo ancor più determinato ad affrontare le sfide del paese dall’interno.
Invece, dagli Stati Uniti, il presidente Donald Trump continua a soffiare sul fuoco attraverso la sua piattaforma Truth Social. Trump ha esortato i manifestanti iraniani a continuare le proteste e a “impadronirsi delle istituzioni”, promettendo loro sostegno e annunciando di aver cancellato ogni incontro con funzionari iraniani “finché non cesserà l’insensata uccisione di manifestanti”. Trump ha concluso il suo appello con un nuovo slogan, mutando il noto “MAGA” in “MIGA”: “Make Iran Great Again”. Queste dichiarazioni esterne appaiono come il chiaro complemento della linea dura denunciata da Teheran, dove il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, il generale Abdolrahim Mousavi, ha accusato proprio Israele e Stati Uniti di infiltrare terroristi del cosiddetto Stato Islamico tra i manifestanti. Il quadro che emerge è dunque quello di una nazione che, pur affrontando sfide economiche reali, si è unita compattamente per respingere un attacco ibrido orchestrato dall’estero, mentre figure straniere continuano apertamente a soffiare sul fuoco della destabilizzazione.

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