Kazakistan, il cuore del 'Triangolo Geopolitico' nel mirino della destabilizzazione occidentale

Kazakistan, il cuore del 'Triangolo Geopolitico' nel mirino della destabilizzazione occidentale

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

In seguito della richiesta del presidente Tokayev i paesi componenti l’Organizzazione del trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) hanno inviato un contingente di pace che sarà guidato dalla Russia. I paesi si sono mossi in maniera molto celere affinché il Kazakistan non sprofondasse in un caos irrecuperabile. 

In Kazakistan le proteste sono infatti partite contro l’aumento delle tariffe del gas, in particolare il GPL utilizzato per alimentare le automobili, ma ben presto hanno preso tutt’altra direzione con rivendicazioni squisitamente politiche rivolte a far collassare il paese e allontanarlo dalla sua collocazione attuale. Una Maidan ucraina in salsa kazaka. 

Uno scenario ovviamente auspicato dall’occidente che così avrebbe potuto completare il suo accerchiamento alla Russia che condivide una frontiera di oltre 7 mila chilometri con il Kazakistan e piazzare un elemento di instabilità tra Mosca e Pechino. 

Il Kazakistan, inoltre, è un paese centrale a livello geostrategico e geopolitico. Il paese è infatti al centro del ‘Triangolo geopolitico Caucaso-Asia centrale-Asia meridionale’, dunque nel bel mezzo del terreno di scontro nella lotta per ‘egemonia tra Oriente e Occidente. Con le sue dimensioni geografiche, la sua struttura demografica con diverse comunità etniche e religiose, e la sua struttura di leadership esperta e visionaria, il Kazakistan appare come una significativa "sintesi" sia per l'Est che per l'Ovest. Quindi un paese conteso. 

Situato nel centro dell'Eurasia, che tutte le teorie geopolitiche definiscono come il cuore della terra (Heartland), il Kazakistan si trova in una posizione vitale nella politica di espansione a sud della Russia, ed è una delle principali vie preferite nella strategia cinese di apertura all'Occidente nel quadro dell'iniziativa Belt-Road, ossia la Nuova Via della Seta. Il Kazakistan, insomma, è un territorio di transito che permette ai paesi dell'Asia centrale di stabilire relazioni con Mosca e Pechino. Questa situazione fa del Kazakistan un attore chiave per la Russia, la Cina e i paesi dell'Asia centrale.

Non bisogna trascurare che la linea ferroviaria Mazar-i-Sharif-Kabil-Peshawar, prevista con l'Asia del Sud attraverso l'Uzbekistan, renderà Nur-Sultan ancora più prezioso soprattutto dal punto di vista geografico. Vale anche la pena ricordare che alcuni porti del Kazakistan, come Aktau (una delle città dove le proteste hanno avuto inizio) e Kuryk, situati nel Mar Caspio, collegano l'Asia centrale al mondo occidentale attraverso le rotte dell'Azerbaigian, della Georgia e della Turchia.

In breve, la posizione geopolitica del Kazakistan rende questo paese un ponte tra il nord-sud e l'est-ovest; la politica estera multidimensionale seguita del presidente fondatore del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, ha permesso a Nur-Sultan di diventare un attore importante. 

 

Il Kazakistan è anche un paese che si muove attivamente per stabilire la pace e la stabilità regionale. Il presidente Tokayev, che ha una significativa esperienza diplomatica, è consapevole che la pace e la stabilità in Asia centrale è nell'interesse del continente asiatico, della Russia e della Cina. 

Durante il conflitto tra Kirghizistan e Tagikistan, la politica del Kazakistan volta a ridurre la tensione lo ha confermato ancora una volta.

Una delle questioni legate alla sicurezza regionale è il Corridoio Transcaspico, che è collegato al Corridoio Centrale. Il suddetto corridoio attira l'attenzione come una nuova e potente alternativa che si estende dalla Cina (e anche dall'Asia meridionale nel processo) all'Europa. Nella situazione attuale, non si può dire che le rotte marittime siano abbastanza sicure per l'amministrazione di Pechino. In particolare, la crescente influenza degli Stati Uniti nel Pacifico, i problemi su Taiwan e la visibile competizione nell'Artico stanno portando Pechino verso i corridoi terrestri, che rappresentano una via più sicura. Inoltre, la Cina è preoccupata dall’instabilità dell'Afghanistan per raggiungere l'Occidente via terra. Per questo motivo, il corridoio transcaspico sembra essere la rotta più sicura per Pechino.

Dunque destabilizzare il Kazakistan creerebbe grossi grattacapi a Cina e Russia andando a intaccare i loro interessi più diretti in una regione cruciale che l’Occidente prova in ogni modo a tenere nell’instabilità anche a costo di portare guerre, lutti e sofferenze. 

Con una regione stabile e sicura invece, essendo questa una via di transito e collegata al Caucaso, potrebbe esserci un impatto significativo sulla ripresa delle economie degli Stati della regione. Quindi un significativo aumento del loro tenore di vita. Questo effetto positivo permetterebbe probabilmente di trasformare l'Asia centrale e la regione del Caspio in una geografia di pace e di amicizia. Pertanto, gli sviluppi da sperimentare coincidono con gli interessi della Russia, che ha bisogno di un'Asia centrale sicura per mantenere le sue relazioni con la regione in modo sano e per aprirsi all'Asia meridionale.

La situazione in Kazakistan preoccupa anche la Cina. Data la breve distanza tra Almaty e la regione cinese dello Xinjiang, la Cina aumenterà i controlli alle frontiere, hanno fatto sapere da Pechino, evidenziando però al contempo che l'attuale situazione in Kazakistan è ancora controllabile. 

Cina e Kazakistan hanno mantenuto strette relazioni con un fiorente commercio bilaterale negli ultimi anni.

Le attuali proteste in Kazakistan hanno anche suscitato preoccupazioni per il trasporto di petrolio e gas in Cina. Tuttavia, le imprese cinesi e alcuni addetti ai lavori contattati dal quotidiano cinese Global Times hanno affermato che i disordini non avranno un grande impatto poiché il trasporto di petrolio e gas è tecnicamente affidabile. Le aziende cinesi locali hanno affermato di essere preparate e anche il governo del Kazakistan ha fatto sapere che adotterà le misure necessarie a garantire la sicurezza.

Una compagnia energetica cinese ha anche affermato che i suoi progetti di esplorazione petrolifera si trovano lontano dalle grandi città e quindi non sono stati interessati per il momento, mentre le imprese locali operano tutte normalmente.

"Non stiamo pensando di ritirarci dal Kazakistan, perché è una parte molto importante del nostro mercato. La stragrande maggioranza dei nostri dipendenti è locale", ha detto la società al Global Times a condizione di anonimato.

La situazione in Kazakistan avrà inevitabilmente un impatto sul trasporto di petrolio e gas, ma nel complesso le operazioni continueranno a essere normali, ha affermato al Global Times, Yang Jin, ricercatore associato presso l'Istituto di studi russi, dell'Europa orientale e dell'Asia centrale presso l'Accademia cinese di Scienze sociali. 

"Il gasdotto Cina-Asia centrale riguarda i principali interessi nazionali del Kazakistan ed è un’ancora di salvezza economica. Pertanto, anche in caso di disordini interni temporanei, questi non influiranno sulla sicurezza”, ha affermato Yang.

Il Kazakistan, poi, è un pezzo importante della Belt and Road Initiative: consente l'accesso attraverso l'Eurasia alle nazioni del Caspio e all'Europa attraverso la Russia e la Turchia, riducendo al minimo i controlli alle frontiere nazionali e massimizzando la connettività ferroviaria. Il Kazakistan è un paese che si presta ad avere ferrovie con chilometri e chilometri di binari da est a ovest. Quella connettività, che risale ai tempi dell'antica via della seta, ha anche aiutato il Kazakistan a sviluppare un'integrazione più contemporanea tra Oriente e Occidente rispetto ai suoi vicini meridionali più inaccessibili, che sono più tradizionali e conservatori. 

L'economia kazaka è la più grande dell'Asia centrale e la sua posizione è fondamentale per la BRI. Nonostante permangano alcune lacune, l'infrastruttura del paese è la più sviluppata della regione. Mentre il completamento dei progetti di trasporto BRI ridurrà i tempi di spedizione kazaki e aumenterà gli IDE, le esportazioni non petrolifere e il PIL. Tre delle rotte BRI passano attraverso città kazake; due rotte collegano l'Europa mentre la terza transita attraverso l'Uzbekistan e il Turkmenistan per collegarsi all'Iran e all'Asia occidentale, nonché all'India utilizzando i porti iraniani.

Dunque, dato il il suo grande territorio e la sua posizione geopolitica, il Kazakistan è un paese importante in Asia centrale, e sia la Russia che gli Stati Uniti stanno facendo sforzi per attirarlo dalla loro parte. Il Kazakistan ha cercato di mantenere un delicato equilibrio tra i due paesi per i propri interessi, ma una simile posizione è divenuta insostenibile con il deterioramento delle relazioni USA-Russia, come sostiene il professor Zhu Yongbiao del Centro di ricerca per la Belt and Road dell'Università di Lanzhou. 

Anche la strategia degli Stati Uniti in Asia centrale è cambiata. In precedenza, durante l'occupazione dell'Afghanistan, gli Stati Uniti avevano trattato l'Asia centrale come base logistica e di trasferimento per i loro militari in Afghanistan, e l'obiettivo di realizzare riforme democratiche in questa regione non era così importante. Ma dopo il ritiro dall’Afghanistan lo scenario è cambiato. Adesso gli Stati Uniti spingono molto sulla destabilizzazione utilizzando il pretesto delle riforme democratiche. 

A indicarlo chiaramente è l’inequivocabile ruolo del National Endowment for Democracy (NED), una fondazione finanziata dal governo degli Stati Uniti. La NED ha versato ben 1,08 milioni di dollari in Kazakistan per finanziare progetti su notizie e commenti indipendenti e sulla difesa dei diritti umani. Per esempio, 50.000 dollari di questo denaro erano stati usati per promuovere "la libertà di riunione pacifica in Kazakistan”, evidenzia il Global Times. 

Come abbiamo visto il Kazakistan è senza dubbio alcuno dei più importanti attori per la cooperazione, la pace e la stabilità in Asia centrale, nel Caucaso e nel Mar Caspio in un momento di crescente tensione nella politica mondiale. Il cuore del "Triangolo geopolitico", può essere testimone di molti sviluppi diversi nel prossimo periodo, proprio per questo la CSTO è intervenuta subito su richiesta di Nur-Sultan. La posta in gioco è troppo alta e il paese non poteva sprofondare nel caos. 

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

Potrebbe anche interessarti

Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi? di Francesco Erspamer  Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi?

Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi?

La prima (velenosa) porcata dell'anno di Draghi e compagnia di Giorgio Cremaschi La prima (velenosa) porcata dell'anno di Draghi e compagnia

La prima (velenosa) porcata dell'anno di Draghi e compagnia

Vertice Blinken-Lavrov: gli Usa "gonfiano i muscoli" ma... di Marinella Mondaini Vertice Blinken-Lavrov: gli Usa "gonfiano i muscoli" ma...

Vertice Blinken-Lavrov: gli Usa "gonfiano i muscoli" ma...

CHI LOTTA PER IL LAVORO, LOTTA PER IL PAESE INTERO di Savino Balzano CHI LOTTA PER IL LAVORO, LOTTA PER IL PAESE INTERO

CHI LOTTA PER IL LAVORO, LOTTA PER IL PAESE INTERO

Il Ventennio dell'euro di Thomas Fazi Il Ventennio dell'euro

Il Ventennio dell'euro

La situazione Nato-Russia precipita di Giuseppe Masala La situazione Nato-Russia precipita

La situazione Nato-Russia precipita

"Profitti zero": Siamo alla fase finale di Pasquale Cicalese "Profitti zero": Siamo alla fase finale

"Profitti zero": Siamo alla fase finale

Prima che sia troppo tardi per chiedere scusa di Antonio Di Siena Prima che sia troppo tardi per chiedere scusa

Prima che sia troppo tardi per chiedere scusa

Le 2 manifestazioni di Tripoli e l’accordo Salvini-Rackete sulla Libia di Michelangelo Severgnini Le 2 manifestazioni di Tripoli e l’accordo Salvini-Rackete sulla Libia

Le 2 manifestazioni di Tripoli e l’accordo Salvini-Rackete sulla Libia