Israele in fiamme, cosa sappiamo finora?

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"Il più grande nella storia di Israele", così è stato definito dai media locali, l’incendio che da ieri ha colpito diverse zone nei pressi di Gerusalemme, come l'autostrada che collega la città a Tel Aviv (Strada 1).

Secondo quanto riportato dal Times of Israel, il primo incendio sulle colline di Gerusalemme  è scoppiato  poco dopo le 9:00 di mercoledì, ora locale, e si è diffuso rapidamente a causa dei forti venti e dell'ondata di calore.

Si stima che le fiamme abbiano interessato circa 1.000 ettari (10 chilometri quadrati). La portata dell'incidente ha spinto le autorità a chiedere assistenza alla comunità internazionale. Almeno 163 squadre di vigili del fuoco, 12 aerei ed elicotteri hanno partecipato allo spegnimento degli incendi, mentre altri paesi, tra i quali Italia, Croazia, Romania, Spagna e Francia, hanno inviato dei canadair. 

Le fiamme si sono estese fino a colpire un museo di veicoli blindati e una base militare israeliana.

I video che circolano sui social media mostrano enormi fiamme che raggiungono Yad La-Shiryon, il memoriale e museo del corpo corazzato, situato a circa 30 chilometri da Al-Quds, a Latrun, nella valle di Ayalon. Le immagini mostrano fiamme alte diversi metri divorano diversi carri armati esposti nel museo.

 

Secondo i rapporti della polizia pubblicati mercoledì, più di 10.000 residenti degli insediamenti di Mishmar Ayalon, Nachshon, Elad e Mevo Horon sono stati evacuati nell'area di Canada Park, nell'area di Latrun e a Neve Shalom; anche ai residenti di altre località è stato chiesto di prepararsi a lasciare le proprie case. 

Il servizio di emergenza israeliano Magen David Adom ha riferito in una nota che finora le sue squadre hanno prestato assistenza medica ad almeno 23 persone ferite, principalmente a causa dell'inalazione di fumo, e ne hanno trasportate 12 in ospedale.

L'incendio ha costretto le autorità dell’occupazione israeliana ad annullare molte delle cerimonie previste per commemorare il giorno della fondazione dello stato sionista, il 14 maggio 1948. Il giorno successivo, il 15 maggio, per i palestinesi è il Giorno della Nakba (Giorno della Catastrofe), quando Israele espulse circa 750.000 palestinesi dalle loro case, ne uccise 13.000 e distrusse più di 500 villaggi e città.

Un incendio simile è scoppiato la scorsa settimana, quando un incendio fuori controllo nella foresta di Eshtaol, a circa 25 chilometri da Al-Quds, ha costretto all'evacuazione degli abitanti di diverse città.

L'incapacità dell’occupazione di domare gli incendi, unita alla sua insistenza nel continuare la guerra devastante e genocida nella Striscia di Gaza per riportare a casa i prigionieri israeliani detenuti dalla resistenza palestinese, tra le altre ragioni, hanno aumentato il malcontento sociale nei confronti del governo del Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Gaza, aprile 2025. 

Un bambino palestinese scalzo corre dietro a un camion d'acqua vuoto, alla ricerca di una goccia per dissetarsi... 

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