Iran, la guerra lampo fallita di Stati Uniti e Israele
L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta trasformando il Medio Oriente nel principale epicentro della crisi globale. L’offensiva lanciata da Washington e Tel Aviv (la coalizione Epstein) contro la Repubblica Islamica ha già prodotto un conflitto esteso, con conseguenze politiche, economiche e militari che rischiano di travolgere l’intera regione. Secondo diversi analisti statunitensi, l’amministrazione di Donald Trump avrebbe sottovalutato la capacità di risposta di Teheran. Commentatori del New York Times parlano apertamente di una “arroganza del potere” che starebbe trascinando gli Stati Uniti in una nuova guerra senza una strategia chiara di uscita, evocando i precedenti drammatici delle invasioni di Iraq e Afghanistan.
A distanza di dieci giorni dall’inizio delle ostilità, gli obiettivi dichiarati da Washington - distruggere il programma missilistico iraniano e favorire un cambio di regime - appaiono lontani. L’Iran non è crollato e il nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei, sostenuto dal sistema politico e dai Guardiani della Rivoluzione, sembra determinato a proseguire la resistenza. Sul terreno, la risposta iraniana si è fatta sempre più intensa. L’operazione militare denominata “True Promise 4” ha già visto oltre trenta ondate di attacchi con missili e droni contro basi militari israeliane e statunitensi nella regione. Alcuni di questi attacchi hanno colpito obiettivi sensibili come installazioni militari in Israele e basi statunitensi in Iraq e nel Golfo. Nel frattempo il conflitto si sta allargando. Hezbollah dal Libano e gruppi della resistenza irachena hanno aperto nuovi fronti contro obiettivi israeliani e statunitensi, segno che la guerra rischia di trasformarsi in uno scontro regionale prolungato.
A Washington, tuttavia, regna l’incertezza. L’inviato della Casa Bianca per il Medio Oriente, Steve Witkoff, non è stato in grado di spiegare quale sarebbe il finale auspicato dagli Stati Uniti, limitandosi a ribadire che l’Iran “non può avere armi nucleari”. Una giustificazione che molti osservatori considerano fragile, visto che anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica non ha confermato l’esistenza di un programma nucleare militare iraniano. Teheran accusa apertamente Stati Uniti e Israele di aver pianificato una “guerra lampo” fallita. Secondo il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, gli aggressori speravano di ottenere una vittoria rapida e di provocare il collasso del governo iraniano in pochi giorni. “Il loro piano A è fallito”, ha dichiarato.
La realtà sul campo suggerisce che la guerra sarà lunga e costosa. Diversi analisti avvertono che anche una eventuale vittoria statunitense rischierebbe di trasformarsi in una “vittoria di Pirro”, capace di destabilizzare l’economia energetica mondiale e di consolidare ulteriormente il fronte anti-occidentale nella regione. Come spesso accade nella storia, iniziare una guerra è facile. Molto più difficile è trovare il modo di finirla. E oggi, a Washington, quella strategia sembra ancora mancare.
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