Iran, il nuovo fronte dell'idiozia
di Paolo Desogus*
Il nuovo fronte dell’idiozia è guidato da chi si lamenta della scarsa reattività della “sinistra” verso i fatti dell’Iran e in favore degli oppositori al regime degli Ayatollah. Sarebbe interessante capire cosa si intende per sinistra. Ma vabbè. L’argomento più o meno esplicito impiegato dai vari Molinari e De Pascale (nomi illustri, come vedete) è che non ci sono le stesse mobilitazioni che si sono schierate contro l’esercito israeliano. Non ci sono le piazze piene, non c’è la flottiglia… come se fossero state tirate su dall’oggi al domani e non invece dopo quasi due anni di genocidio.
È chiaro che si tratta di una polemica finalizzata principalmente a screditare il movimento per la Palestina. Ma è evidente che dietro queste polemiche c’è anche il tentativo di far passare un messaggio del resto già molto radicato nel nostro paese, e cioè quello che intende ridurre l’impegno politico a una forma di tifo da preaperitivo serale.
Il mondo esterno, sopratutto se non ci somiglia, se è portatore di istanze culturali e politiche diverse dalle nostre e soprattutto non riducibili alle nostre categorie, va giudicato secondo lo schema bello-non bello, indipendentemente dalle finalità, dalle idee, dalle aspirazioni dei soggetti con o contro i quali parteggiamo.
Si tratta in altre parole della riduzione della politica a estetica, limitata ad uso interno. Ci si deve schierare non per prendere parte attiva su ciò che accade. Ma appunto per autoesporci nel nostro teatrino occidentale e così ribadire, i definitiva, non le istanze di libertà degli oppositori che sosteniamo (e di cui il più delle volte non sappiamo nulla, come nel caso dell’Iran), ma le nostre, assunte come migliori e necessariamente illuminate.
Chi adotta questa prospettiva nelle manifestazioni contro gli Ayatollah non vede altro se non se stesso: “si oppongo al regime perché voglio somigliarci: è al nostro stile di vita occidentale che aspirano!”. Niente di più falso, soprattutto per un paese dalla storia millenaria come l’Iran.
Diverso era il caso della Palestina. Essendo l’Italia e l’Europa alleata di Israele, scendere in piazza e opporsi al regime terrorista e colonialista israeliano aveva la finalità di intervenire sui nostri governi, quantomeno per rescindere qualche contratto commerciale, soprattutto in materia di armi, e per emettere delle sanzioni, che invece non abbiamo esitato a varare contro l’Iran, la Russia e tutti i paesi che Washington ci ha indicato come nostri nemici.
Ed è questo che il nostro regime non tollera: il movimento per la Palestina, certamente prepolitico, ingenuo, emotivo… tutto quello che volete, non è stato un movimento di pura estetica. È nato non per prendere parte, ma per intervenire concretamente sui piu gravi fatti del nostro tempo.
Anche con l’Iran occorre un punto di vista concreto, finalizzato a capire cosa sta realmente accadendo e tenendo conto delle possibili infiltrazioni. Forse scopriremmo che il nostro sguardo europeo e la minaccia di esportare i nostri finti valori e il nostro stile di vita sono un forte sostegno proprio per gli Ayatollah, i quali possono sempre dire a chi si oppone che la caduta del regime trasformerebbe l’Iran in una colonia americana proprio come un’Italia o una Francia qualsiasi.
*da Facebook

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