Iran, duro avvertimento a Trump: "Niente trattative finché continuano le minacce"
Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araqchi, ha lanciato un fermo messaggio di sfida internazionale dichiarando che nessuna minaccia potrà mai intimorire il popolo iraniano o le sue Forze Armate. Le sue parole sono arrivate a margine delle solenni cerimonie funebri per la guida della Rivoluzione islamica, l'ayatollah Seyed Ali Khamenei, rimasto ucciso in un attacco congiunto statunitense-israeliano il 28 febbraio. Attraverso un messaggio pubblicato sul social network X, il capo della diplomazia di Teheran ha voluto sottolineare la massiccia e compatta partecipazione popolare alle esequie, evidenziando come milioni di cittadini si siano uniti in un clima di profonda solidarietà per rendere omaggio all'eredità spirituale e politica del Leader.
Parallelamente alle dichiarazioni di fermezza, Araqchi ha affrontato la complessa questione del memorandum d'intesa in 14 punti siglato lo scorso 18 giugno a Islamabad tra Iran e Stati Uniti, arrivato dopo il cessate il fuoco annunciato da Donald Trump l'8 aprile a seguito del conflitto israelo-americano contro la Repubblica Islamica. Il ministro ha chiarito che la clausola numero 13 dell'accordo, mediato dal Pakistan, è assolutamente esplicita e non lascia spazio a interpretazioni: finché persisteranno minacce concrete contro il Paese, Teheran non siederà al tavolo per i negoziati volti a un accordo definitivo. La posizione iraniana rimane dunque rigida, sintetizzata dal capo della diplomazia con l'espressione perentoria "basta firmare".
L'intesa bilaterale prevedeva una finestra negoziale di 60 giorni per raggiungere un accordo globale, che avrebbe dovuto sancire la cessazione permanente delle ostilità su tutti i fronti – compreso quello libanese –, la graduale revoca delle sanzioni economiche, la fine del blocco navale e il ripristino dei transiti commerciali nello Stretto di Hormuz entro un mese. Tuttavia, lo scenario sul campo racconta una realtà ben diversa. Teheran accusa infatti le forze statunitensi di aver ripetutamente violato la tregua con attacchi mirati sferrati già una settimana dopo la firma del documento. Di fronte a queste violazioni, le Forze Armate iraniane hanno risposto colpendo basi e infrastrutture strategiche americane nella regione, ribadendo che ogni ulteriore aggressione riceverà una reazione immediata e proporzionata. Nel frattempo, un alto funzionario governativo ha rivolto un severo monito al presidente USA, definendo "deliranti" le sue ultime dichiarazioni e intimandogli di rivolgersi al popolo iraniano esclusivamente con il dovuto rispetto.


