Il ritorno del baratto: la Grecia sta divenendo una piccola Russia

Un parallelo tra Atene e la situazione della Russia del 1998

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Il ritorno del baratto: la Grecia sta divenendo una piccola Russia

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Nel suo blog RussEurope, l'economista francese Jacques Sapir offre una dettagliata analisi della situazione catastrofica in Grecia - un fatto sottolineato dalla decisione senza precedenti del governo di chiudere i servizi della radio e televisione di stato per "motivi economici" - e del suo lento ma inesorabile avvicinamento a divenire "una piccola Russia". La situazione è stata resa tale dall'effetto delle politiche di austerità attuate dal 2010 nell’eurozona con lo scopo di 'salvare' l'euro, che hanno portato a un vero e proprio disastro ormai riconosciuto, anche dal FMI .
Partendo dall'analisi dei dati sulla forte contrazione del credito in Spagna, Grecia, Portogallo ed Italia - in particolare per la previsione delle banche di un possibile ritorno alle valute nazionali ed una conseguente fuga di capitali - Sapir sottolinea che il circolo vizioso di crisi di liquidità e forte riduzione della domanda crea una depressione tale per cui oggi in Grecia e Spagna si vive una situazione simile a quella che si avrebbe se le banche fossero fallite. 
Infatti, come evidenziato da numerose fonti, in Grecia siamo di fronte ad un vero e proprio ritorno all’economia del baratto. Ad esempio Volos (la quinta maggiore città greca) è diventata il laboratorio di tali sviluppi: già da questa primavera si è visto che molti commercianti, ed anche piccoli produttori, hanno iniziato ad accettare sistemi alternativi di pagamento. 
Questi cambiamenti inevitabilmente ricordano quelli osservati in Russia, in particolare dal 1995 al 1998. La transizione in Russia è stata infatti segnata da fenomeni relativamente simili, con lo sviluppo del baratto e la frammentazione dello spazio monetario. Oltre alle transazioni in natura, o con l'intermediazione di strumenti finanziari (i Veksel) non convertibili in denaro, si sono sviluppati mezzi monetari alternativi alla valuta nazionale: l'uso del dollaro, ma anche dei Veksel, emessi questa volta da banche regionali e circolanti come una vera moneta alternativa. Questi fenomeni si ritrovano in altri paesi dell'ex Unione Sovietica, come l'Ucraina.
Nel periodo considerato, la politica del governo russo è stata quella di combattere l'inflazione, identificata come di origine essenzialmente monetaria e di cercar di ripristinare appena possibile un equilibrio di bilancio. Le misure utilizzate, tagli alla spesa, aumenti dei tassi di interesse, ancoraggio nominale del rublo al dollaro, mancato pagamento da parte dello Stato dei suoi impegni contrattuali, hanno precipitato il paese nel caos economico e hanno provocato un effetto opposto a quanto desiderato. Se l'inflazione è scesa, il calo del PIL è stato spettacolare, e il deficit si è ripetuto anno dopo anno, mentre il crollo del PIL trascinava con sé anche le entrate fiscali. Il debito del paese è divenuto presto insostenibile, mentre la produzione crollava di quasi il 50%. Nel 1998, la Russia non ha avuto altra scelta che dichiarare default sul suo debito e svalutare pesantemente. Molti degli eventi di quel periodo, conclude Sapir, ricordano in modo sinistro quello che sta accadendo oggi in Grecia, e in qualche modo anche in Spagna: la Russia ha conosciuto in quel momento una fase di disintegrazione regionale, in gran parte prodotta dagli effetti disastrosi dell'austerità.
 
Per una traduzione completata della lunga analisi di Jacques Sapir, corredata da diversi grafici e riferimenti testuali a sostegno delle sue tesi, si rimanda e si ringrazia: http://vocidallestero.blogspot.it/2013/06/sapir-la-grecia-sullorlo-del-baratro.html

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