Il prossimo inquilino all'Eliseo: una minaccia per il futuro dell'Unione Europea

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Il prossimo inquilino all'Eliseo: una minaccia per il futuro dell'Unione Europea

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Gideon Rachman, in France votes to throw down the gauntlet to Europe, sottolinea come il ritorno dell'eccezionalismo francese nell'ultima campagna presidenziale sia un'ulteriore minaccia per il futuro dell'Unione Europea. Nonostante i partner europei ritengono la retorica dei due candidati solo promesse elettorali e si dichiarano convinti che la presidenza francese manterrà un atteggiamento “ragionevole” a Bruxelles, i rischi di una deriva anti-europea di Parigi sono sempre maggiori. Chiunque vincerà nel ballottaggio tra il presidente uscente Nicolas Sarkozy ed il candidato socialista Francois Hollande non potrà non tenere conto del fatto che un terzo dei voti delle elezioni di domenica scorsa sono andati ai partiti estremisti contrari alla globalizzazione ed alle politiche di austerità imposte dall'Unione Europea. Inoltre, entrambi i candidati hanno dichiarato di voler difendere il modello sociale francese, anche se il livello di debito prodotto è tale da imporre misure di austerità.
Da un lato, Sarkozy ha promesso di proteggere lo stile di vita francese, impegnandosi a rafforzare i controlli alle frontiere, limitare l'immigrazione e combattere la concorrenza sleale dai mercati dei paesi in via di sviluppo. Tradotto in termini noti a Bruxelles: rivisitazione del trattato di Schengen e delle regole sulla concorrenza. Dopo decenni di tentativi di eliminare ostacoli alla libera circolazione delle persone e delle merci a livello europeo, Sarkozy promette quindi di ricrearli. Le promesse di Hollande, il candidato socialista favorito per il ballottaggio del 6 maggio, potrebbero essere ancora peggiori per il futuro del processo di integrazione. Nel voler riorientare le politiche europee di austerità a crescita ed occupazione e cambiare lo Statuto della BCE, il candidato socialista ha già provocato la dura reazione della Germania. 
In piena crisi economica, sostiene il Columnist del Ft, i mercati non tollererebbero l'ennesima negoziato per l'ennesima modifica dei trattati europei. Tutti i candidati, dall'estrema destra all'estrema sinistra, hanno impostato la loro campagna contro i mercati finanziari e per aumentare le tasse sui più ricchi. Ma sono quegli stessi mercati finanziari a cui il prossimo presidente francese dovrà rivolgersi per rifinanziare l'enorme debito del paese e per dare un senso alle promesse elettorali su crescita ed occupazione. In particolare Hollande sulle banche e gli istituti di credito internazionali ha voluto cavalcare l'ondata di populismo seguita dal candidato della sinistra Jean-Luc Mélenchon, che nei suoi comizi utilizzava il termine “Résistance” non più in riferimento all'occupazione della seconda guerra mondiale, ma rivolto ai mercati. Anche se può essere elettoralmente vincente oggi comparare i carri armati tedeschi alle banche, le minacce sono molto differenti: i mercati non minacciano di invadere il territorio, ma al massimo di non prestare alla Francia i soldi necessari ad evitare un periodo di grave instabilità economica. 
Sfortunatamente, conclude Rachman, la crisi economica e politica ha reso il dibattito elettorale meno coerente: nel 2007 Sarkozy aveva vinto le elezioni promettendo una drastica riduzione delle tasse ed un periodo di liberalizzazioni, tanto da essere soprannominato “Sarko l'americano”. Ma la crisi sembra aver fatto riemergere tutti i pregiudizi storici del popolo francese sulla negatività dei mercati, sulla necessità di un'influenza civilizzatrice dello stato e sulla protezione del modello sociale francese. L'eccezione francese è ancora viva, ma potrebbe divenire presto un problema per tutta l'Europa.

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