Lucio Barra Caracciolo. "Lo stato è stato disciolto dal mercantilismo e dal liberismo".
Nella conferenza "No euro. Mettiamo Ko la crisi del debito", il terzo incontro del ciclo di conferenze organizzato dal Movimento Cinque Stelle alla Camera, il giurista italiano Luciano Barra Caracciolo ha affrontato il tema del vincolo europeo nella forma assunta da Maastricht in poi, affermando come sia "contraria alla Costituzione".
Rispetto alla democrazia pluriclasse e redistributiva fondata sul lavoro vi è chiaramente una violazione. La cessione - la definitiva perdita di sovranità - è qualcosa che la Costituzione non prevede di certo, ma è figlia del pensiero di Von Hayek, pensatore a cui va ricondotto tutto quello che sta accadendo oggi in Italia.
"Chi porta il vassillo della pace e solidarietà connessa all'Europa non sa distinguere l'Unione monetaria dall'Unione economica stessa". L'euro, ricorda Luciano Barra Caracciolo, è uno strumento non essenziale e costitutivo della personalità giuridica e non è un elemento fondannte della partecipazione". Coloro che associano le due cose non conoscono i Trattati, scritti da un gruppo di banchieri che hanno scelto termini per esperti macroeconomisti.
L'Art. 3 par. 3 è la norma chiave di tutto: economia di mercato fortemente competitiva fondata sulla stabilità dei prezzi. "La competitività" è un tema dibattuto dagli economisti, "dobbiamo ricordare che fortemente competivia è competizione tra stati che Krugman ha evidenziato come un non senso logico ed economico". Krugman ci spiega come gli stati non sono come società d'azione. Ed anche in quest'ultimo caso, nessuno penserebbe di valutare la produttività della Coca-Cola e della Pepsi in base alla capacità delle due aziende di vendere ad i dipendenti dei concorrenti". Si tratta esattamente di come gli stati europei si relazionano oggi tra di loro.
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Un trattato di durata e dal contenuto grazie all'enorme importanza della prassi del diritto internazionale abbiamo che l'economia sociale di uno stato non può relazionarsi con la concorrenza perfetta, ipotesi abbastanza scolastica che porta profitti che si azzerano. Economia fortemente competiviva si riferisce alla domanda e l'offerta, ma, data la struttura del capitale, nella previsione programmata dell'Unione Europea si applica solo al lavoro, considerato come merce. "L'Unione Europea riapre il discorso del lavoro merce che la Costituzione aveva chiuso".
Il principio della stabilità dei prezzi, ricorda Luciano Barra Caracciolo, è il principio supremo dell'Unione Europea e l'area valutaria funziona attraverso una Banca centrale indipendente pura. Il risultato è la lotta mercantilistica tra gli Stati: chi la perde si ritrova in una gabbia di criteri attuativi che tollerano un surplus della bilancia commerciale fino al 6%, senza prevedere un sistema sanzionatorio efficace.
L'art. 50 prevede il recesso dall'Unione Europea. Non ha nulla a che vedere con l'ipotesi dell'uscita dall'euro. Non è un elemnto costitutivo della partecipazione all'Ue e non è una parte fondamentale della personalità giuridica dell'Unione Europea stessa.
L'art. 139 e 140, inseriti nelle Disposizioni transitorie, prevedono la figura di stati in deroga, conclude Luciano Barra Caracciolo, coloro che il Consiglio non soddisfino i requisiti per l'ingresso nell'euro. Ma anche, sostiene il giurista, stati che semplicemente non vogliono intraprendere la procedura di ingresso come l'Inghilterra. Del resto non vi è nemmeno alcun limite temporale per l'obbligo di adesione all'Unione monetaria. L'attivazione è volontaria ed è sempre possibile la libera espressione di volontà dello stato richiedente. Anche se avesse superato tutti i requisiti ed anche se avesse chiesto l'ingresso, lo stato può sempre ritirare la sua partecipazione.
Luciano Barra Caracciolo conclude affermando che se un paese può liberamente esprimere il suo consenso all'Unione Monetaria, questo perderà semplicemente lo status di paese con euro e paese in deroga, a cui si applicherà una disciplina in cui non si applica il regime sanzionatorio sui paesi in deficit eccessivi, si sottrae agli indirizzi di massima di politica economica, all'obbligo all'adeguamento della propria Banca centrale ed, infine, ci si sottrae al Fiscal Compact.

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