Imperialismo e indipendenza nazionale. Quello che ignorano i "sovranisti per Trump"...

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di Leonardo Sinigaglia


Trump non sta affermando la sua sovranità su di una "zona d'influenza" statunitense, ipotetica parte di un mondo multipolare, come affermano certi "sovranisti per Trump". Questa è "geopolitica" di bassa lega che non tiene conto della realtà delle cose perché ignora ogni analisi di classe, che è invece qualcosa di essenziale per cogliere nel profondo la complessità dei fenomeni e saper distinguere l'amico dal nemico.

Gli Stati Uniti sono egemoni. Concretamente, significa che, grazie alle vicende della prima metà del '900, sono riusciti  subordinare a sé ogni centro imperialista precedentemente esistente, spazzando via chi si opponeva e comprando quei settori della grande borghesia "occidentale" attraverso la garanzia di rendite stabili (p.es. la possibilità per la Germania di poter spolpare le economie dei paesi balcanici e mediterranei).

Gli Stati Uniti hanno imposto la finanziarizzazione dell'economia come mezzo per ottenere la dollarizzazione, facendo così in modo che una parte crescente del valore creato dai lavoratori di tutto il mondo venisse utilizzata per gonfiare le bolle speculative di Wall Strett. 

Gli Stati Uniti hanno lottato per il controllo delle riserve petrolifere mondiali per sostenere il valore di un dollaro che, dal 1971, non è più una vera e propria "moneta" e dipende esclusivamente dalla capacità degli USA di imporne l'utilizzo, scaricando la propria inflazione sul resto del mondo.

Gli Stati Uniti hanno costruito quella che oggi è l'Unione Europea per garantire politiche socio-economiche in linea coi propri interessi e con le direttive NATO sul continente europeo, in una maniera simile a quanto fatto con le linee guida FMI e BM nel Sud del Mondo.

Gli Stati Uniti non possono rinunciare né alla dollarizzazione, né al controllo sulle risorse petrolifere, né tantomeno al proprio controllo  politico sul resto del mondo. Non possono ritirarsi da Taiwan, né dall'Ucraina, non possono abbandonare il Sud America né tantomeno l'Asia occidentale. Chiunque parli di "Trump che ci aiuta contro l'UE" non ha capito nulla.

Il presidente statunitense non sta "lottando contro l'UE", ma sta:

-sostituendo le clientele in orbita DEM con le proprie;
-rimodulando il sistema europeo alle nuove esigenze dell'imperialismo in questa fase di scontro sempre più acuto.

Trump potrebbe arrivare persino a favorire la scomparsa formale dell'Unione Europea, ma questa non sarebbe assolutamente una "vittoria sovranista": significherebbe, semplicemente, la "sudamericanizzazione" dell'Europa (e dell'Italia), cioè il passaggio da uno sfruttamento coloniale mediato e "multilaterale" a uno diretto e brutalmente aperto.

Solo l'analisi di classe permette di non cadere nella trappola del "Trump sovranista". Trump  rappresenta e tutela gli interessi del capitale finanziario statunitense, dai fondi d'investimento come Black Rock, Vanguard e State Street agli homines novi come Musk e Thiel. E ciò significa che Trump difenderà con le unghie e con i denti il sistema imperialista statunitense con tutta la violenza e l'unilateralità che la fase presente esige.

Si DEVE essere contro l'Europa, contro tutto ciò che rappresenta, consapevoli del fatto che rappresenta queste cose in quanto EMANAZIONE dell'imperialismo statunitense. Ciò significa che serve riconoscere come lo scontro in atto tra le due sponde dell'Atlantico sia:

-uno scontro interno alla classe dirigente dell'egemonia imperialista  USA;
-un'aggressione imperialista condotta dal centro egemonico contro i paesi occidentali subalterni (primo mondo vs. secondo mondo).

Il fatto che questa contraddizione esista è positivo. Ma questo non significa che Trump vada appoggiato, stimato o visto come figura positiva. Le mire statunitensi sulla Groenlandia vanno quindi condannate, evidenziando come la vigliaccheria e l'infamità dell'Europa, che lascerà l'isola al padrone in maniera ordinata, non siano altro che l'ulteriore prova della totale dipendenza del "sogno europeo" dalla realtà dell'egemonia USA. 

La contraddizione tra l'imperialismo statunitense e la sovranità nazionale è la contraddizione principale dei nostri tempi. E' in relazione a questa contraddizione che va tracciata la linea tra amico e nemico.

Leonardo Sinigaglia

Leonardo Sinigaglia

Nato a Genova il 24 maggio 1999, si è laureato in Storia all'università della stessa città nel 2022. Militante politico, ha partecipato e collaborato a numerose iniziative sia a livello cittadino che nazionale.

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