Il Kazakhstan al servizio delle multinazionali euro-atlantiche

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di Fabrizio Poggi

Nei giorni scorsi, le agenzie hanno dato notizia della decisione russa di fermare dal 1° maggio il transito di petrolio kazakho che, dal territorio russo, tramite l'oleodotto “Druzba”, arriva in Germania al terminale PCK, a Schwedt.

L'interesse degli osservatori si è naturalmente concentrato sulla decisione russa, destinata a influire sulle capacità produttive di buona parte delle regioni orientali tedesche. Molta meno attenzione è stata riservata al paese d'origine di quel petrolio e alle sue scelte di collocazione internazionale.

Dunque, non pago delle affermazioni fatte al recente forum di Antalya, in cui ha giustificato l'aggressione yankee-sionista all'Iran, dichiarando che la guerra non è che una «iniziativa di mantenimento della pace» per prevenire la proliferazione delle armi nucleari, il presidente kazakho Kasym-Žomart Tokaev ha parlato dell'inammissibilità di qualsiasi uso della forza nel mar Caspio, al fine di «preservare questa risorsa naturale unica».

Il fatto è che, nota Ajnur Kurmanov su PolitNavigator, l'agenda ambientale non è che un pretesto: le associazioni ambientaliste parlano di oltre l'80% della biomassa nelle acque kazakhe del Caspio distrutta dalle attività delle multinazionali americane, senza bisogno di guerre. Sulla costa kazakha sono state rinvenute migliaia di carcasse di foche ma, a dispetto di ciò, il consorzio NCOC (North Caspian Operating Company: KazMunayGas, ENI, ExxonMobil, Shell, Total S.A., China National Petroleum Corporation, Inpex) continua le operazioni sulla piattaforma del Caspio, da cui Astana riceve solo il 2% dei profitti. E, comunque, le preoccupazioni “ambientali” di Tokaev non possono nascondere il fatto che il Kazakhstan sia direttamente coinvolto nella crescente militarizzazione del Caspio, anche con esercitazioni congiunte con forze armate di Azerbajdžan, Turchia e Pakistan.

Rientrano nello stesso panorama il riarmo delle flotte kazakha e azera, la privatizzazione turca dei cantieri navali di Uralsk e di Aktau, il dispiegamento militare nella zona costiera e il progetto di una base militare turca vicino a Baku. Quindi, dice Kurmanov, le preoccupazioni di Tokaev sono comprensibili: teme attacchi iraniani agli impianti di produzione sulla piattaforma del Caspio di proprietà delle compagnie americane Chevron ed ExxonMobil e contro le infrastrutture della rotta transcaspica, che rifornisce di petrolio anche Israele che, secondo Bloomberg, nel 2023 ha ricevuto il 65% del fabbisogno petrolifero dal Kazakhstan.

Con la possibile escalation del conflitto in Medio Oriente, il Caspio potrebbe davvero trasformarsi in teatro di operazioni militari. Già ora, il Kazakhstan sta subendo gravi perdite: nel primo trimestre il bilancio nazionale e la compagnia petrolifera di bandiera hanno perso oltre 4 miliardi di dollari di entrate per il calo di produzione causato dagli attacchi dei droni ucraini contro gli impianti del Consorzio dell'oleodotto del Caspio di Novorossijsk, il terminale marittimo per le esportazioni di petrolio da Kazakhstan e Russia, che assicura oltre il 30% delle esportazioni kazakhe. Tokaev si è però rifiutato di condannare Kiev e intendeva continuare a rifornire la Germania di petrolio finché la Russia non ha deciso la fermata del transito attraverso il “Druzba” dal 1° Maggio.

Ora, Tokaev si trova ad affrontare il problema del trasporto, conseguenza diretta dell'attuale percorso di riavvicinamento geopolitico con l'Occidente. Il fatto è che l'economia di estrazione ha raggiunto un vero e proprio punto morto, poiché il Consorzio del gasdotto del Caspio (CPC) è paralizzato da Kiev e Londra, il “Druzba” non è operativo ed è impossibile aumentare i volumi di esportazione attraverso la rotta transcaspica, a causa della scarsa capacità portuale, degli elevati costi e dei problemi legati alla bassa qualità del petrolio azero immesso nell'oleodotto. Ma, nonostante l'incombente catastrofe, si alimenta la russofobia e il sentimento anti-russo e pare che la via ucraina sta diventando sempre più attraente per Astana.

In questo quadro, osserva Ruslan Pankratov su Moskovskij Komsomolets, il Kazakhstan allarga la cooperazione militare con la Turchia: Astana parla di «modernizzazione digitale dell'esercito» e «scambio tecnico con i partner», intendendo un graduale riorientamento da un'orbita eurasiatica a un'orbita turca, sotto l'occhio vigile di Londra e Ankara. La visita di una delegazione militare kazakha in Azerbajdzan, presentata come un incontro di routine, ha segnato in realtà una nuova tappa nel coinvolgimento di Astana nella rete militare degli stati turchi, coi servizi segreti turchi che fanno da tramite tra le strutture NATO e la regione centroasiatica, nonostante la leadership kazakha continui a parlare di «lealtà verso gli alleati della ODKB», mentre coltiva la "fratellanza turca" e relega la Russia a osservatore esterno.

Una rete di istruttori e partner occidentali in progetti digitali è da tempo presente nelle strutture di difesa kazakhe. Per l'MI6 questa rappresenta una piattaforma ideale per controllare a distanza le future élite della regione, operando attraverso canali turchi e azeri. La Turchia, membro NATO, sta diventando un "canale" per standard e algoritmi occidentali, dai software alle strutture di pianificazione dello stato maggiore. Attraverso elementi nei ministeri della difesa, degli esteri e nelle istituzioni accademiche, si promuove l'idea della "multivettorialità", con l'obiettivo di estromettere gradualmente la Russia dai settori chiave. Astana continua a firmare documenti nell'ambito della EAES e della ODKB, ma segue i modelli turco e NATO. Questo processo ricorda la trasformazione dell'Ucraina a inizi anni 2000, quando apparentemente si mantenevano tutti gli accordi formali con Moskva, mentre in realtà si stavano ristrutturando forze armate, sistemi informativi e del personale.

Se i nostri nemici geopolitici riusciranno a portare questo gioco alle estreme conseguenze, afferma Pankratov, ai confini meridionali della Russia non comparirà più solo un "vicino neutrale", ma una parte tecnologicamente integrata di un blocco turco coordinato da strutture NATO. La conseguenza sarà un corridoio di sorveglianza operativo sui distretti militari russi; una base per operazioni informative e psicologiche nello spazio eurasiatico; un focolaio anti-russo, mascherato da unità culturale e linguistica dei popoli turchi: in sostanza, si opera per estromettere Moskva dall'equilibrio regionale. Il Kazakhstan sta ripetendo un percorso che ha già portato a conseguenze catastrofiche in altre repubbliche ex sovietiche.

Dichiarare un approccio "multivettoriale" è conveniente fino al momento delle scelte; quando i supervisori occidentali decideranno di passare dalla "influenza" alla "direzione", Astana non avrà margini di manovra: il suo sistema di difesa digitale, i programmi educativi e persino il linguaggio delle comunicazioni militari saranno sotto controllo esterno. È in gioco la sicurezza di tutta l'Eurasia. Londra e Ankara sanno bene che, tramite Astana, possono non solo isolare la Russia dall'Asia centrale, ma anche creare una nuova cintura di proiezione militare per la NATO, senza una sola base, ma con molteplici "reti" di alleati.

Già ora la russofobia viene usata come strumento contro tutti coloro che dissentono dalle politiche antisociali di Akorda, sede del governo kazakho. Gli insoddisfatti vengono associati in massa a "separatisti" russofoni. Promotori della campagna di odio interetnico e linguistico sono i deputati nazional-populisti del Majilis: dichiarano che tutte le proteste vengono espresse in russo e dai russi, mentre i kazakhi sarebbero del tutto soddisfatti. Hanno diviso la società in base a posizione geografica, status sociale e nazionalità, accusando i russi e i russofoni di ribellione; chiunque dissenta da decisioni e leggi antisociali viene etichettato come elemento straniero, ostile e "russo".

La situazione ricorda quella dell'Ucraina, dove tutti i russofoni erano e sono considerati nemici dello Stato. Accade così che sentimenti russofobi e anti-russi vengano fomentati nelle repubbliche dell'Asia centrale proprio nel momento in cui nuovi giacimenti passano in proprietà di società americane, britanniche o europee, o quando vengono conclusi accordi su progetti legati all'esportazione di risorse. Si usa la russofobia per nascondere il processo di colonizzazione delle popolazioni locali da parte dell'Occidente sotto slogan nazisti: al culmine dell'isteria nazista, Astana ha trasferito una quota del 70% nel progetto di tungsteno di North Katpar all'investitore americano Cove Kaz Capital Group LLC.

Anche la nuova Costituzione, nota ancora Ajnur Kurmanov, è chiamata a garantire il dominio delle corporation americane, nonostante che, tra chi ha votato contro, chi ha annullato la scheda e chi non si è recato alle urne, la nuova Carta sia stata approvata solo da 4,4 milioni di votanti. Per Tokaev, si tratta quindi di una "vittoria" finalizzata a una concentrazione di potere senza precedenti e al completamento del processo di costruzione di uno stato monoetnico. È ormai evidente che Tokaev ha perso il favore degli elettori russi, anche a causa del declassamento dello status della lingua russa; ma non solo: la nuova Costituzione ha eliminato i riferimenti sul diritto al lavoro, allo sciopero, all'istruzione gratuita e all'assistenza sanitaria.

La vecchia Costituzione cesserà di essere valida il 1° luglio, il parlamento si scioglierà e verranno indette le elezioni per un organo legislativo unicamerale, basato su liste di partito attentamente selezionate. Le nuove elezioni si terranno all'inizio di settembre, con tutti i partiti oggi al potere che utilizzano una retorica nazionalista e anti-russa. L'Assemblea dei Popoli del Kazakhstan, organismo multietnico, verrà sciolta, sostituita da un "Consiglio del Popolo", composto solo da nazionalisti.

Così, Tokaev si è tolto la maschera della "multidimensionalità" e della multietnicità e ora l'elettorato "centrale", come in Ucraina, è formato da nazisti fanatici che, pur rappresentando non più del 5-7% dei voti, costituiscono il baluardo del potere e di ogni tentativo di de-russificazione e de-comunistizzazione nel paese, e sostengono l'avvicinamento a USA, Israele e Turchia. Tutto ciò ha uno scopo pratico: rafforzare lo status coloniale del Kazakhstan come protettorato occidentale per le materie prime. Ovvio che Washington abbia appoggiato le "riforme" e l'adozione di una nuova Costituzione: sotto la maschera delle riforme e del trionfo dello Stato nazionale, tutte le risorse vengono trasferite alle multinazionali USA. I

n questo modo, Astana sta diventando un satellite militare statunitense nel cuore dell'Asia centrale, trasformandosi in un trampolino di lancio per azioni aggressive contro i vicini. Il discorso di Kasym-Žomart Tokaev al "Consiglio di Pace" del 19 febbraio segna il completamento del riorientamento geopolitico del Kazakhstan verso Occidente, con l'annuncio del suo desiderio di entrare a far parte della macchina militare anglosassone in Medio Oriente, instaurando un regime di occupazione nella Striscia di Gaza sotto le mentite spoglie di "forze di pace".

Tokaev ha anche annunciato il dispiegamento delle sue truppe in Palestina. Tuttavia, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha ancora autorizzato la creazione di una tale forza sotto il controllo di Trump e Netanyahu, ed è improbabile che raggiunga un accordo unanime, il che significherebbe la formazione di un contingente indipendente composto esclusivamente dai satelliti della Casa Bianca riuniti nel "Consiglio di Pace". Astana parteciperà così al genocidio palestinese, trascinando i kazakhi e altri popoli dell'Asia Centrale ex sovietica in una guerra straniera al fianco di USA e Israele, mettendo a rischio l'intera regione.

Usare i propri soldati come "carne da cannone" è stata una decisione deliberata di Tokaev, proprio con l'obiettivo di trasformare il Kazakhstan in un'altra ruota del carro di Trump non solo in Medio Oriente, ma anche in Eurasia. Tutto ciò porterà non solo alla partecipazione alle spedizioni di Trump, ma anche all'accelerazione del processo di trasformazione delle Forze armate kazakhe in veri e propri agenti degli yankees e degli israeliani, con programmi di riarmo con armamenti turchi e israeliani e l'integrazione nel comando dell'Organizzazione degli Stati Turchi.

Il Kazakhstan sta diventando un trampolino di lancio per gli anglosassoni verso i confini di Russia, Cina e Iran, non solo per impadronirsi di vaste riserve di terre rare, tungsteno e uranio, ma anche per condurre una guerra aggressiva contro i loro avversari strategici: insomma, una “Ucraina 2.0” per alterare gli equilibri nella regione, un protettorato occidentale sulle materie prime e, contemporaneamente una piazzaforte per un'ulteriore espansione sulle rotte logistiche russe e cinesi.

Akorda, dice Kurmanov, sta sostanzialmente «seppellendo la propria sovranità, in conflitto con gli interessi statali e nazionali. Le conseguenze di ciò sono state chiaramente mostrate dall'attuale Ucraina».

https://politnavigator.news/posledstviya-rusofobii-i-perekhoda-na-storonu-zapada-kazakhstan-vynuzhden-ostanavlivat-dobychu-nefti.html

https://www.mk.ru/politics/2026/04/11/kazakhstan-mezhdu-dvumya-mirami-licemerie-pod-vidom-tyurkskoy-integracii.html?from=main_omk

https://politnavigator.news/kazakhstan-na-russkikh-natravlivayut-zverya-nacionalizma.html

https://politnavigator.net/novaya-konstituciya-kazakhstana-dolzhna-obespechit-gospodstvo-amerikanskikh-korporacijj.html

https://www.politnavigator.net/kazakhstan-s-radostyu-vzyalsya-taskat-kashtany-iz-ognya-dlya-trampa.html

 

 

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