Il dopo Vilnius: nel partito della guerra iniziano a sbranarsi

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Il dopo Vilnius: nel partito della guerra iniziano a sbranarsi

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Il Partito della Guerra non trova gli appoggi sperati. “Nonostante i tutti gli sforzi di Biden per mostrare al mondo uno spettacolo felice, Vilnius sarà ricordata come il vertice della NATO in cui le tensioni sono scoppiate”. Così David Saks in un tweet che ricorda quanto avvenuto al summit.

un vertice caratterizzato dall’intemerata di Zelensky contro i leader dell’Alleanza Atlantica per non aver ammesso l’Ucraina; dalla rabbia dei suoi interlocutori, che gli hanno detto di darsi una calmata; e poi quella dei falchi, furiosi contro l’amministrazione Biden per tale decisione. Infine, l’incontro Zelensky-Biden alquanto mesto, tanto da essere passato quasi inosservato nonostante dovesse essere il clou dello spettacolo.

Cose note e riferite più o meno da tutti i media d’Occidente, al netto degli eufemismi del caso, necessari per non far crollare miseramente il teatrino che va in scena da un anno e mezzo.

Nel Partito della Guerra iniziano a sbranarsi

Interessante la conclusione di Saks: “La controffensiva ucraina non è riuscita a soddisfare le aspettative, il campo di battaglia è disseminato da enormi quantità di costosi armamenti occidentali, ridotti in rottami fumiganti, il numero delle vittime ucraine è orribile e gli Stati Uniti hanno esaurito i proiettili di artiglieria da 155 mm, tanto da essere costretti alla scelta degradante di inviare le bombe a grappolo. Lo sforzo bellico è sempre più un caos e nel Partito della Guerra stanno iniziando a sbranarsi l’un l’altro”.

Il punto è che il Partito della guerra non sa più che fare, essendo crollate tutte le loro utopie rivendute al mondo come dogma inappellabile. Naviga a vista, come denota l’arrivo a sorpresa del presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol a Kiev, l’ennesimo colpo di teatro che al massimo riuscirà a sbloccare la richiesta degli armamenti sudcoreani finora negati, come da cenno della BBC, che andranno in fumo come gli altri.

Il punto è che finora “Washington ha tentato di evitare le scelte difficili”, come scrive George Beebe su Responsible Statecraft, Infatti, “abbiamo escluso qualsiasi compromesso che possa favorire le possibilità di una pace negoziata con la Russia, credendo di poter imporre ai russi una resa a buon mercato senza rischiare un coinvolgimento molto più profondo della NATO”. Tale strategia è fallita.

Lo stallo e le scelte difficili

Nel Partito della Guerra sanno che la situazione per le forze ucraine è drammatica. Lo sanno perfettamente, meglio di altri. Lo ha detto chiaramente anche il Capo di Stato Maggiore dell’intelligence del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti John Kirshhofer, il quale, interpellato da Bloomberg, ha dichiarato: “Siamo in una situazione di stallo”.

E sanno che le armi Nato – dalle bombe a grappolo ai missili Storm Shadow ad altre diavolerie simili – non cambieranno la situazione. Ancora Kirshhofer: “Nessuna di queste armi, purtroppo, è il Santo Graal che gli ucraini stanno cercando per riuscire a sfondare”.

Di fronte al fallimento palese delle teorie finora dominanti, la Nato avrebbe dovuto rivedere la sua strategia, continua Beebe, in modo che abbinasse alle iniziative in difesa dell’Ucraina e dell’Europa un impegno diplomatico per chiudere la guerra.

“Non abbiamo visto un tale cambiamento a Vilnius”. Conclude Beebe. “La fallita ribellione dei mercenari della Wagner il mese scorso ha fatto sperare a Washington che la Russia potesse implodere, perdere la guerra in Ucraina e consentire agli Stati Uniti di evitare difficili compromessi. Ma la speranza, come si suol dire, non è una strategia”.

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Piccole Note è un blog a cura di Davide Malacaria. Questo il suo canale Telegram per tutti gli aggiornamenti: https://t.me/PiccoleNoteTelegram

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