Il Cile torna nell'oscurità

2855
Il Cile torna nell'oscurità

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE



di Fabrizio Casari - altrenotizie
 

Stato d’emergenza e coprifuoco. Militari che sventagliano con i mitra e carabinieri che si lanciano con affanno contro ogni essere umano che muove passi. Proibito uscire di casa in tutta Santiago dalle nove di sera alle 7 del mattino. Il pinochettismo torna a respirarsi a pieni polmoni.

Gli studenti però non mollano: le manifestazioni proseguono, a Santiago come a Valparaiso e nelle altre città cilene; altri settori della società cilena si mobilitano e i cacerolazos (lo sbattere di pentole a mo’ di protesta ndr)si amplificano continuamente. La protesta contro il governo del cialtrone Pinera, (che la Procura Generale ha accusato di 30 anni di totale evasione fiscale), era nata contro l’aumento del prezzo dei trasporti pubblici. Protesta sacrosanta dato che è il dodicesimo aumento in dieci anni e visto che porta a più di un Euro il prezzo della singola corsa in un Paese dove i salari minimi, numericamente i maggiori, non arrivano a 400 euro al mese.


Ma sebbene il presidente evasore si sia reso disponibile a cancellare l’ultimo aumento, la protesta ha proseguito. Perché il Cile continua ad essere un Paese insostenibile economicamente per diversi milioni dei suoi abitanti mentre le multinazionali statunitensi e l’oligarchia locale spolpano il Paese in ogni sua risorsa.


Un sistema insostenibile che dimostra di essere indisponibile a riformarsi, preferendo inviare i suoi militari a ristabilire le distanze tra ricchezza e dominio da un lato e miseria e obbedienza dall’altro. E così, con mitra e lacrimogeni contro i suoi figli, il Cile sembra tornare alla sua vecchia narrativa. Quella di un paese dominato da un apparato militare genocida, storicamente imbelle all’estero ma efficiente all’interno, uso ad aprire il fuoco contro la sua stessa popolazione. Proprio il ruolo preponderante dei militari ed il loro atavico asservimento alle classi dominanti condiziona, in forme diverse a seconda delle fasi storiche ma ugualmente incidenti, il mancato approdo definitivo del Paese alla democrazia.


Quello cileno è infatti un apparato militare protetto dalla destra e sopportato dalla sinistra che, da Lagos alla Bachelet, anche quando ha raggiunto il governo ha scelto di girare lo sguardo dall’altra parte, accettando l’immondo scambio tra impunità e memoria. D’altra parte, le politiche repressive contro studenti, lavoratori e indios Mapuche non hanno visto significative differenze nei rispettivi governi di destra o di centrosinistra, entrambi dediti allo stroncare con la forza qualunque forma di dissenso. I militari continuano quindi a decidere il livello del conflitto possibile e la fretta precipitosa di Pinera, che ha delegato volentieri ai militari la repressione e al FMI la politica economica, racconta bene lo spessore del presidente.


Un binomio, quello della repressione permanente e del rigore monetarista imperante, nato proprio con la dittatura pinochettista, che vedeva imprigionare i dissidenti per far volare liberi il denaro e la speculazione finanziaria. Due furono i record che i Chicago Boys di Milton Friedman assegnarono al Cile: la privatizzazione più selvaggia delle pensioni ed il contemporaneo maggior numero di suicidi in tutta l’America, al terzo posto nel mondo.


Di fronte alla barbarie repressiva dei militari e carabinieri cileni, risultano assenti ingiustificati i diversi organismi ipocriti deputati alla salvaguardia dei diritti umani, così solerti nella condanna dei governi progressisti e così sonnolenti quando i regimi di destra mostrano il loro vero volto. Tace vergognosamente l’Organizzazione degli Stati Americani, l’OSA, così come non ai avvertono le litanie stonate del Gruppo di Lima, l’aggregato dell’estrema destra del quale infatti il Cile fa parte. Silenzio di tomba dal Parlamento Europeo, che tace allo stesso modo sui massacri della polizia spagnola in Catalunya. Tace ovviamente l’indecente Michelle Bachelet che, da Segretaria della Commissione Onu per i Diritti Umani è stata lesta a condannare Venezuela e Nicaragua sulla base di rapporti preconfezionati a Washington, ma si nasconde quando i militari del suo Paese schiacciano nel sangue le proteste (contro le quali, del resto, anch’ella aveva autorizzato l’uso della forza quando era Presidente). Per non parlare delle arcifamose e arcifinanziate ONG che nella circostanza sembrano in terapia con la cura del sonno.


Un silenzio generale che mai avremmo potuto immaginare in circostanze diverse. Immaginiamo infatti cosa sarebbe successo se Daniel Ortega in Nicaragua avesse inviato i militari e i tank per la strada contro il tentato colpo di Stato, cosa che, visto il numero dei morti, ovunque nel mondo sarebbe successo. O cosa avremmo dovuto ascoltare se Nicolas Maduro avesse ordinato ai soldati di intervenire a sciogliere le manifestazioni della destra o se i cubani avessero arrestato i giornalisti stranieri che filmavano scene di straordinaria repressione nell’isola. Invece, nel caso del Cile, come in quello dell’Ecuador e come in Catalunya, tutto tace. Il fatto poi che Cile, Ecuador e Spagna siano tra i maggiori protagonisti delle sceneggiate sui diritti umani quando i governi sono progressisti, racconta bene come l’ ipocrisia sia l’autentica unità di misura vigente.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni   Una finestra aperta Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia? di Fabio Massimo Paernti Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca di Alessandro Bartoloni La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Un Diego Bianchi in giacca e cravatta di Paolo Desogus Un Diego Bianchi in giacca e cravatta

Un Diego Bianchi in giacca e cravatta

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra di Marinella Mondaini Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra

Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra

Chi sono i veri nemici dell'Europa di Giuseppe Giannini Chi sono i veri nemici dell'Europa

Chi sono i veri nemici dell'Europa

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni di Giorgio Cremaschi La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni

La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti