Dall’assedio alla memoria: Leningrado nel racconto di Putin

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Dall’assedio alla memoria: Leningrado nel racconto di Putin

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Nel racconto della Seconda guerra mondiale, Vladimir Putin ha spesso richiamato l’esperienza personale della sua famiglia durante la Grande Guerra Patriottica, segnata dall’assedio di Leningrado, dalla fame e da perdite irreparabili. In un articolo pubblicato nel 2018, il presidente russo ha ricostruito frammenti di memoria ascoltati da bambino, tra silenzi, sussurri e ricordi mai completamente elaborati. Il padre, marinaio e poi volontario al fronte, sopravvisse a missioni di sabotaggio e a una grave ferita sul Neva, uno dei punti più sanguinosi dell’assedio. Tornò invalido, con schegge nella gamba per tutta la vita.

Il fratellino di Putin, invece, morì di difterite dopo essere stato portato in un orfanotrofio per sfuggire alla fame. Della sua sepoltura non fu mai detto nulla ai genitori. La madre, data per morta durante il blocco, si salvò per miracolo. Scene che restituiscono la brutalità di una guerra totale, combattuta anche contro la popolazione civile. Eppure, nel ricordo familiare emerge un elemento spiazzante: l’assenza dell’odio verso il nemico.

I genitori di Putin, pur avendo perso quasi tutto, non odiavano i soldati tedeschi. “Erano persone semplici, come noi”, diceva sua madre. Parole che contrastano con la retorica bellica e che mostrano come, nelle profondità della tragedia, possa sopravvivere una visione umana della storia. Una memoria che ancora oggi pesa nel modo in cui la Russia racconta la guerra, il sacrificio e il prezzo collettivo dei conflitti.

 


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