Da Pigs a P-6

La periferia della zona euro deve creare un blocco per imporre il cambiamento

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Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna condividono lo stesso problema. Con un debito consistente, nessun controllo sulla politica monetaria, nessuna possibilità di utilizzare la leva fiscale, appaiono destinati, alle condizioni attuali, ad un decennio perso di alto tasso di disoccupazione e bassa crescita del Pil. Con questa premessa, Thomas Wright in un articolo sul Project Syndicate sostiene come questi paesi, che definisce la "Periferia dei sei", o P-6, non hanno più risposte interne da poter vagliare, ma un ventaglio di opportunità esterne. Non potendo contare sulla domanda delle economie emergenti e quella degli Stati Uniti, in una fase contrattuale, questi paesi devono sviluppare una strategia politica comune per imporre all'eurozona i cambiamenti necessari a ripartire, iniziando a votare come blocco sulle questioni rilevanti nei summit europei. La Francia potrebbe essere un loro importante alleato.
 
Con le riforme strutturali che si sono rilevate inadeguate a fornire una crescita sostenibile, prosegue Wright, la periferia della zona euro può ripartire solo dopo aver stimolato la domanda, mutualizzato il debito e utilizzato la leva monetaria: ma si tratta di politiche impossibile senza il placet di Berlino ed il "nuovo" governo Merkel – che dovrebbe mantenere Schäuble alle finanze – lo fa apparire poco probabile. Negli ultimi cinque anni, i paesi dell'eurozona hanno cercato di tranquillizzare i mercati dicendo che loro "non erano la Grecia" e, prosegue Wright nella sua analisi, non hanno utilizzato alcuna cooperazione per uscire dalla crisi, negoziando separatamente con Germania e Bce le politiche da attuare. Per forzare Berlino ad un cambio di rotta, ora questi sei paesi devono parlare con una sola voce e fissare una serie di obiettivi non più rimandabili: misure per ridurre il peso del debito ed aumentare la domanda interna, con stimolo in particolar modo in Germania, la formazione di un'Unione Bancaria con un meccanismo di risoluzione delle crisi congiunto, l'introduzione degli Eurobonds su tutti.
 
Non c'è più tempo. La decisione che l'eurozona prenderà il prossimo anno determinerà la sua struttura futura: le elezioni tedesche non possono cambiare il fatto che il clima fuori dalla Germania sia nettamente contrario all'austerità, con sempre più governi che hanno iniziato ad ammettere il suo fallimento. I critici di questa alternativa, prevede Wright, diranno che l'Europa con il P-6 si dividerebbe di fatto in due blocchi. Ma è quello che è già successo: il tasso di disoccupazione è il 5% in Austria e Germania, ed oltre il 25%  in Grecia e Spagna. Non è una situazione sostenibile nel lungo periodo e l'integrazione europea, conclude, non può continuare se non dopo un patto tra i due gruppi di paesi.

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