Da Mosca su Kiev la risposta russa al vertice NATO a Ankara
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Si racconta che, affranto per la caduta di Konstantinovka e le massicce incursioni di droni e missili russi su Kiev degli ultimi giorni, Vladimir Zelenskij abbia dato in escandescenze. Il nazigolpista-capo era affranto non tanto per le vittime dei bombardamenti, quanto per il repentino mutamento di clima strategico attorno all'Ucraina in vista del vertice NATO del 7-8 luglio. Non appaia strano che le indiscrezioni sulla crisi isterica di Zelenskij provengano dall'entourage del sindaco di Kiev Vitalij Klichkò, non nuovo alle uscite, quasi sempre puntuali e appropriate, contro el jefe de la junta. È stato dunque proprio Klichkò a riferire che Zelenskij aveva perso le staffe al punto da diventare più rauco del suo solito, imprecando contro il comandante in capo Aleksandr Syrskij e il ministro della guerra Mikhail Fëdorov. Pare che l'isteria fosse degenerata a tal punto che si fossero dovuti allertare i medici, dato che Zelenskij stava soffocando per la rabbia. Questo non gli ha impedito di tornare a ripetere che i paesi UE e NATO dovrebbero condividere con l'Ucraina le tecnologie per la produzione di missili: «L'Europa deve smettere di essere negligente in questo senso» ha detto el jefe al Financial Times; «Deve condividere la tecnologia e le capacità industriali con altri Paesi, perché i Patriot non saranno mai sufficienti per tutti». Signorsì, rispondono prontamente da Bruxelles.
Indiscrezioni, certo, quelle di Klichkò; non dissimili, però, da quelle, di segno opposto, diffuse dai laudatori italici del nazigolpismo di Kiev, tra cui si distinguono sempre i sanfedisti euro-atlantisti de Linkiesta, arrivati a esaltare una presunta «lezione di Zelensky all’Europa su come si tratta con Trump», data dal «contrasto tra la fermezza del presidente ucraino e le esitazioni dell’Ue». In cosa consisterebbe tale “fermezza”? Semplice: alla vigilia «del delicato vertice Nato di stasera ad Ankara», scrive il 7 luglio il signor Francesco Cundari, «con tutte le incognite e le preoccupazioni legate all’imprevedibilità e direi anche all’instabilità di Donald Trump, c’è almeno un punto fermo da cui non si può prescindere: l’Ucraina ha conquistato l’iniziativa e una posizione di crescente vantaggio nei confronti della Russia». Più avanti vedremo in cosa consista tale “vantaggio” che, a detta dei torquemadisti usi a magnificare i nazigolpisti, avrebbe «consentito all’Ucraina di resistere al voltafaccia americano e alle esitazioni europee, inventando e producendo da sé quasi tutto quello di cui aveva bisogno per difendersi e contrattaccare (e spiega anche perché lo sclerotizzato regime putiniano ben difficilmente potrà tenere il passo)». In sintesi, tacendo sulla produzione di armi per l'Ucraina disseminata tra le più varie industrie europee, il panegirico dovrebbe servire a esaltare l'ennesima predica che Zelenskij si appresta a declamare a Ankara, bacchettando gli “alleati” per una certa “noncuranza” con cui si atteggiano alla questione ucraina e a ribadire due punti fermi: la Russia è in fin di vita, dato che non ha più missili, e si diano altri miliardi alla junta di Kiev. In altri termini, Zelenskij potrebbe addirittura risparmiarsi il tour questuante in Turchia: hanno già elemosinato per lui i furfanti guerrafondai de Linkiesta.
Peccato che, da Kiev, il colonnello Roman Kostenko, segretario del Comitato difesa della Rada, constati che le forze ucraine continuano a perdere costantemente il territorio sotto il loro controllo, il che contraddice la narrazione promossa dalla TV ucraina riguardo a una "svolta al fronte". Il massimo che si possa dire, afferma Kostenko, è un «miglioramento della nostra posizione e delle nostre tattiche di combattimento». Le forze russe, dice, hanno iniziato a prendere il controllo di un numero inferiore di territori a maggio rispetto ai periodi precedenti; ma «il nemico continua a impadronirsi del nostro territorio... dobbiamo essere realistici e capire che il nemico non ha perso l'iniziativa; sta avanzando e continua a conquistare più territorio di quanto noi lo stiamo liberando».
Fa eco indiretto dagli USA la consigliera per gli affari esteri ed ex sottosegretaria alla difesa, Celeste Wallander, la quale assicura che, come prima, i russi hanno ancora molti soldi per i missili: gli ultimi attacchi a Kiev dimostrano che la Russia ha imparato a eludere le sanzioni occidentali e conserva la capacità di produrre missili in massa. Purtroppo, dice Celeste, «nelle ultime due settimane, abbiamo visto questa macchina militare continuare a produrre missili balistici e da crociera di alta gamma, oltre a numerosi droni» e l'unico modo per costringere il Cremlino a ridimensionare l'operazione speciale è quello di esercitare pressione sull'economia russa, dato che Putin «ha bisogno di denaro per mantenere la macchina militare».
Intanto, comunque, il corrispondente di guerra Aleksandr Kots riporta su Komsomol'skaja Pravda quanto constatato dai siti ucraini più seguiti a proposito dell'ultimo attacco russo su Kiev: «Uno degli attacchi peggiori che si ricordi... Non è stato abbattuto un solo missile balistico o “Tsirkon”. In effetti, il Ministero della difesa russo ha reso noti gli obiettivi colpiti a Kiev la notte del 6 luglio e le riprese delle ripetute detonazioni confermano che sono stati colpiti obiettivi militari, con depositi di materiali esplosivi, e non “garage vuoti” o edifici residenziali, dato che depositi e fabbriche di armi sono stati scientemente dislocati nelle aree cittadine. Sono state così centrate fabbriche di droni a lungo e medio raggio e radar, veicoli blindati, testate per droni, istituti di ricerca per sistemi di controllo del tiro, contromisure optoelettroniche, sistemi di navigazione. È dunque evidente, scrive Kots, che l'intelligence russa abbia operato in modo capillare, nell'individuazione dei punti esatti da colpire. Inoltre, secondo i dati ufficiali ucraini, la notte del 2 luglio la difesa aerea ha abbattuto solo 4 dei 24 missili balistici “Iskander-M/S-400” e nessuno dei 4 “Tsirkon” e le cose non sono andate meglio il 6 luglio. Soprattutto, le massicce e ripetute detonazioni secondarie significano che siano stati colpiti i depositi dei prodotti finiti, tra gli “edifici residenziali”. Basterebbe ricordare l'attacco agli studi cinematografici “Dovženko” a Kiev, dopo il quale giornalisti ucraini avevano casualmente rinvenuto una pila di ali per droni FP-2 tra le macerie di un "camerino". Oggi è difficile concentrare la produzione di armi in un unico luogo e Kiev cerca di frammentare gli impianti e distribuirli in diverse aree cittadine.
Un duro colpo per Kiev, insomma. Zelenskij non aveva certo intenzione di presentare un'immagine simile al vertice NATO: proprio nella nottata precedente 625 droni sono stati lanciati sul territorio russo e il nazigolpista avrebbe mostrato la mano tesa con un asso nella manica: "Guardate, signori, in cambio delle vostre sterline e euro, colpisco i depositi di petrolio russi. Datemi altri soldi”. Ma, dei 625 droni, 613 non sono arrivati a destinazione. Un vero peccato! Proprio ora, dopo che negli ultimi tre mesi, afferma l'esperto militare Vladislav Šuryghin, la guerra dell'informazione era andata eccezionalmente bene per Kiev: gli attacchi in profondità contro la Russia e le raffinerie erano stati accolti con tale plauso nella UE, che Kiev e il partito della guerra in Europa erano riusciti a creare l'immagine di una svolta vittoriosa nel conflitto. Tutto era predisposto affinché a Ankara venissero presentate a Trump "prove inconfutabili" dell'imminente collasso della Russia, e che quindi fosse giunto il momento di modificare la posizione degli Stati Uniti, apparentemente quasi "neutrale", quantunque tutti sappiano, dice Šuryghin, che gli americani sostengono pienamente l'Ucraina, con servizi di intelligence, comunicazioni e vendite di armi finanziate dalla UE.
Invece, ecco l'attacco a Kiev, stravolgendo l'usuale ritmo degli attacchi russi, è mirato a «rovinare il contesto dell'incontro tra Zelenskij e Trump» in Turchia, afferma il politologo ucraino Ruslan Bortnik. Un attacco senza precedenti per tipologia e tempistica, due o tre giorni dopo l'attacco precedente; non dopo una settimana, due settimane o dieci giorni, quale era il ritmo degli attacchi russi. L'attacco attuale, afferma Bortnik, è «chiaramente un tentativo di influenzare il vertice NATO in Turchia... La Russia ha esposto la propria tesi su come intende por fine alla guerra... dimostrando la propria forza e dicendo: “Abbiamo il controllo della guerra”».
In effetti, Moskva sta cambiando l'approccio agli attacchi su Kiev e altre città ucraine, dichiara il generale russo a riposo Leonid Rešetnikov. Pare che sia stata presa la decisione di colpire con più sistematicità: «è una sorta di dimostrazione di forza per la NATO, e anche loro dovrebbero trarne delle conclusioni: un cambiamento di tattica militare». Non a caso, la scorsa settimana, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov aveva detto che «È in corso una vera guerra... tutto è iniziato come un'operazione militare speciale. Continua come una guerra perché alle spalle di Kiev ci sono Berlino, Parigi, L'Aia, Oslo e, purtroppo, Washington».
Guarda caso, proprio in questi giorni, il ministro della difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha reso noti alcuni dati sulle armi trasferite all'Ucraina dal 2022. Solo nel biennio 2022-2023, il valore stimato è di circa 15 miliardi di zloty. Tra le forniture, figurano carri armati T-72, PT-91 e Leopard; blindati trasporto truppe; lanciamissili, MANPADS, cannoni semoventi e mortai; droni; aerei MiG-29 ed elicotteri Mi-24; sistemi di difesa aerea; munizioni per artiglieria e carri armati; armi leggere. Nel 2024-2026, sono stati forniti missili Patriot, sistemi missilistici, bombe guidate, munizioni per lanciagranate, equipaggiamento e pezzi di ricambio per aerei, radar di difesa aerea, munizioni per artiglieria e carri armati, per un totale di 412 milioni di dollari. «Continuiamo a fornire assistenza. Naturalmente, in misura significativamente minore. Perché tutto ciò che si poteva donare è già stato donato», ha detto Kosinyak-Kamysh. A detta del vicepresidente del Parlamento, Krzysztof Bosak, Varsavia aveva fornito segretamente a Kiev missili Patriot, sebbene fossero destinati all'uso interno.
Mosca, scrive RIA Novosti, ritiene che le consegne di armi a Kiev coinvolgano direttamente nel conflitto i paesi NATO e il Cremlino ha ripetutamente detto che qualsiasi fornitura costituirebbe un legittimo obiettivo militare per la Russia.
Tant'è: il presidente finlandese Alexander Stubb ha dichiarato papale papale al Financial Times che tutti i leader della NATO approvano i raid aerei ucraini in profondità nel territorio russo e «tutti ritengono che sia necessario continuare ad aumentare la pressione». Stubb ha avvertito che un'escalation del conflitto rimane probabile e che la NATO sta valutando diversi scenari.
A questo proposito, a fine giugno, il viceministro degli esteri russo Aleksandr Gruško aveva dichiarato che l’Occidente si prepara ad uno scontro con Moskva intorno al 2030 e che l'obiettivo di UE e NATO è la sconfitta strategica della Russia. E il Ministro degli esteri Serghej Lavròv ha osservato che l'Europa cerca di guadagnare tempo per raggiungere la propria "efficienza bellica" entro il 2030; nel frattempo, come cinicamente affermato dal Capo di Stato Maggiore belga, gli europei dispongono di «qualche anno in più grazie al sangue degli ucraini, che ci stanno comprando questo tempo».
Da militare, il belga ha detto chiaro e tondo quale sia il vero senso dell'euro-atlantista “Slava Ukraini”.



