Cos'è successo a Report? Vi spiego il copione - Fabio Massimo Parenti

Cos'è successo a Report? Vi spiego il copione - Fabio Massimo Parenti

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di Fabio Massimo Parenti

 

Il disservizio di Report, al di là del lavoro sporco e disonesto fatto su frammenti di una intervista di 2 ore e mezza (di tre mesi fa), segue una agenda politica ben precisa, di cui vi parlerò in un altro video contestualizzando lo Xinjiang.

Nel mio caso l’operazione è stata la seguente: si è voluto rafforzare un racconto falso (preconfezionato), funzionale alla campagna ideologica e militare contro i successi della RPC (il cui fine ultimo è la restaurazione di un ordine mondiale unipolare US-Nato), associando fonti di terza mano non rispondenti alla realtà (ampiamente smentite) a pochi secondi di battute totalmente decontestualizzate e artatamente manipolate.

Un esempio: dopo aver mandato in onda un mio brevissimo commento sulla natura dei centri di formazione, il giornalista mi chiede se fossero esportabili da noi. La mia risposta è stata (vado a memoria, ma lo ricordo bene): “no, perché in Italia non abbiamo conosciuto un fenomeno di terrorismo islamico della stessa magnitudine paragonabile a ciò che è accaduto nello Xinjiang”. In altre risposte avevo spiegato che risposte interne per fenomeni così gravi sono più ragionevoli rispetto alla scelta (dal 2001) di bombardare interi paesi, come abbiamo fatto, o rispetto al modello Guantánamo. Tuttavia, si taglia e si appiccica una battuta presa da un’altra risposta sull’integrazione: “…lo preferisco rispetto all’abbandono alla Scampia”. Lungi da me voler offendere nessuno… Il riferimento era riferito all’abbandono da parte dello Stato di innumerevoli aree problematiche, per spiegare l’assenza di intervento da parte delle istituzioni centrali per sanare aree che sono state a lungo abbandonate…    

In ultima istanza il disservizio di Report è nell’alveo di una campagna d’odio verso il 16% della popolazione mondiale, verso un Paese pacifico, e in favore di fabbricazioni che si ripetono nei decenni per assecondare invece un Paese aggressivo, l’egemone in declino.

Vi spiego il copione che era anche funzionale, tra le altre cose, a screditare il sottoscritto.

Da fonti interne alla redazione, il “modus operandi” è il seguente:

- Ricerca dello scoop a tutti i costi

- Tesi predefinita prima di cominciare a lavorarci

- Costruzione del servizio per sostenere la tesi, dando spazio alle fonti in favore e screditando punti di vista diversi e controcorrente. Col taglia e cuci, rifiutandosi sempre di fornire la registrazione.

- Zero bilanciamento, finto pluralismo, zero volontà di informare e zero attenzione ai contenuti rilevanti

I miei scritti hanno dato fastidio, come è sempre risultato dalle reazioni dei media, mai intervenuti nel merito, ma sempre su un piano di tifo calcistico pro-atlantista e anticinese.

Il gioco sporco contro la Cina è stato denunciato o dichiarato candidamente da vecchie e nuove autorità: da Kissinger a Freeman, da Wilkerson alla Clinton, oltre che da numerosi studiosi e giornalisti indipendenti. Quindi: basterebbe cominciare a parlare delle cose rilevanti e non delle campagne d’odio per dipingere il mostro di turno.

La minaccia alla sicurezza globale e alla coesistenza pacifica viene dagli Usa e i suoi più stretti alleati: ciò è incontrovertibile.

 

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