Bullshit Ability. Studio canadese: Le cazzate un segnale di intelligenza

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Bullshit Ability. Studio canadese: Le cazzate un segnale di intelligenza

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Una spiccata intelligenza è un’arma nella spinta evolutiva. Più grande è il capoccione, più alte sono le probabilità di sfangarla. Più è aderente la risposta – la verità - al contesto, più è alta la probabilità di scavalcare i diretti competitori nella lotta per la vita. 

Anche la bugia, la cazzata, il turpiloquio, la barzelletta, la stronzata sono evidenti segnali di intelligenza e armi da giocarsi nella perenne lotta di posizione tra l’uomo e ciò che lo circonda.

La Bullshit Ability è un modo onesto di sfoggiare la propria intelligenza. Così la pensa il team di ricercatori del Dipartimento di psicologia della Ryerson University, Ontario, Canada, in un recente studio pubblicato su Evolutionary Psychology (doi/10.1177/14747049211000317).

In biologia, si legge nello studio, un «segnale onesto» trasmette informazioni “vere” a un altro organismo. Ad esempio, una rana dai colori vivaci che è velenosa segnala onestamente la sua tossicità ai predatori. La rana sembra pericolosa, e in effetti lo è. Al contrario, un «segnale disonesto» è un tentativo di indurre un altro organismo a credere che il segnalatore possieda un tratto che non possiede. Ad esempio, un insetto innocuo può avere gli stessi colori di una vespa, segnalando falsamente che è altrettanto pericoloso di una vespa, e ciò per evitare di diventare una preda. L’insetto sembra pericoloso, ma in verità non lo è. 

Nel contesto della segnalazione sessuale negli esseri umani, una persona di elevata intelligenza, in grado di comunicarla agli altri, sta dando il «segnale onesto» che possiede questo tratto desiderabile. E l’intelligenza è desiderabile perché è un’arma nella lotta alla sopravvivenza. 

L'«onestà» del segnale è indipendente dal contenuto di verità della specifica comunicazione utilizzata per segnalare. Un bugiardo può comunicare la sua intelligenza senza dire nulla di vero. Sapere inventare e raccontare balle e stronzate è un evidente segno di intelligenza. 

Un crescente numero di studi accademici, con tanto di ricerche empiriche sul campo, sta mostrando come una persona in grado di produrre buone stronzate è percepita come particolarmente affascinante, convincente o competente. Sino all'assurdo – questo lo aggiungo io – che non conta più il livello di aderenza della cazzata o l’accordo con la realtà, e nemmeno la consistenza semantica o logica, quanto la capacità di saperla raccontare - il dominio del tempo comico (o drammatico). 

Se il nostro cervello si è evoluto allo scopo di manipolare le informazioni sulle relazioni sociali (a esempio, usando l'inganno tattico), allora, si legge nello studio, è plausibile che le persone intelligenti producano stronzate di qualità superiore, come mezzo per navigare in modo efficiente nelle loro attività sociali.

Per dimostrare questa teoria, ovvero che le stronzate manifestano l'intelligenza tanto quanto la verità, e che nel mettere in gioco la propria vita o il proprio appeal sessuale, non conta dire la verità, ma conta conquistare una posizione di controllo; che, insomma, la ragione del più forte è sempre la migliore; per dimostrare questi assunti polemologici, i ricercatori canadesi hanno rinchiuso in una stanza un campione di 1.017 studenti dell'Università di Waterloo, ai quali hanno somministrato una buona dose di stronzate frammiste ad alcune verità di fatto, frasi dal tono profondo ma vacue o lapalissiane, tipo «La totalità calma i fenomeni infiniti», «L’offerta crea sempre la domanda corrispondente», «Traiettoria orbitale descritta da un corpo in movimento attorno a un punto ideal-tipico», «Ci vogliono più investimenti», «Dove trovate i soldi?», «I lavori che gli stanziali non vogliono più fare», «È un proxy delle differenze di rendimento dei benchmark», «Se una cosa deve andare in vacca andrà sicuramente in vacca», «Non ci sono fatti ma solo interpretazioni», «Mio cugino è un gastroenterologo», «Chi controlla il passato controlla il futuro», «Non c’è memoria senza controllo», «I pronomi sono i pidocchi del pensiero», «L’uomo sarà cancellato, come sull’orlo del mare un volto di sabbia», etc.

Che ci piaccia o no, dire stronzate è un «segnale onesto» della nostra intelligenza. Se sei cretino non sai nemmeno dire stronzate o balle megagalattiche ricevibili. È raro, si legge nella ricerca, trovare persone che ottengono un punteggio basso nelle misure di intelligenza e allo stesso tempo dimostrano un'elevata capacità di dire stronzate. Interpretiamo questo come una dimostrazione che l'abilità di dire stronzate è un indicatore affidabile di quanto qualcuno è intelligente, ma che avere una bassa capacità di dire stronzate non significa necessariamente che uno sia poco intelligente. 

Per sovrammercato, la produzione di spiegazioni soddisfacenti e apparentemente accurate di concetti totalmente inventati e falsi è positivamente associata all’intelligenza verbale. Se la racconti bene sei considerato anche una persona intelligente. Coloro che sono in grado di generare stronzate convincenti sono visti come più intelligenti di quelli meno capaci di generare stronzate convincenti.
Lo stronzo, piace.

Infine, e qui arriviamo al cortocircuito, coloro che sono più disposti a dire stronzate e balle hanno anche maggiori probabilità di essere ricettivi alle stronzate pseudo-profonde. Quindi, contrariamente all'esperienza comune, potrebbe davvero essere possibile «rimpinzare di cazzate un cazzaro», e che tanta intelligenza polemologica può convertirsi in un incubo, o in una funhouse che tiene prigioniero propizio il Machiavelli che l’ha costruita. 

In Italia ne sappiamo qualcosa.

Leo Essen

Leo Essen

Ha studiato all’università di Bologna con Gianfranco Bonola e Manlio Iofrida. È autore di Come si ruba una tesi di laurea (K Inc, 1997) e Quattro racconti al dottor Cacciatutto (Emir, 2000). È tra i fondatori delle riviste Il Gigio e Da Panico. Scrive su Contropiano e L’Antidiplomatico.

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