Armi e debito Usa: il dato economico che spiega molte cose

7948
Armi e debito Usa: il dato economico che spiega molte cose

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Alessandro Volpi*

 

C'è un dato che merita di essere tenuto ben presente. Nel 2024, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, la spesa federale per gli armamenti, pari al 2,9% del Pil, è stata inferiore a quella per il servizio del debito federale, costituita dal costo degli interessi e dalla restituzione dei titoli in scadenza, pari al 3,1%.

In sintesi gli Stati Uniti spendono di più per gestire il loro colossale debito che ormai ha superato i 36 mila miliardi di dollari rispetto a quanto spendono in armi; un dato nuovo, appunto, perché per anni la spesa per le armi è stata pari al doppio di quella del servizio del debito.

Questa condizione suggerisce due considerazioni. La prima, elementare. Gli Stati Uniti hanno ormai un limite molto forte alla spesa per gli armamenti perché indebitarsi per finanziare tale spesa è diventato molto costoso.

La seconda. Quel gigantesco debito, che sta correndo e costando molto, è solo per il 15% nelle mani della Federal Reserve, mentre dipende per quasi il 40% dai grandi fondi gestori del risparmio, a cui arriva attraverso acquisti diretti o attraverso banche, assicurazioni e famiglie. Un altro 10% è in possesso dei vari dipartimenti del governo, a diverso titolo e una percentuale analoga risulta posseduta da soggetti diversi. Il debito posseduto fuori dagli Stati Uniti è ormai limitato al 25%, con un 3% nei paradisi fiscali.

Del 25% estero, i principali possessori sono Giappone, Canada, Francia e Taiwan, con la Cina in costante ritirata. Dunque, la politica internazionale di Trump deve fare i conti, necessariamente, con questi numeri rappresentati da un debito enorme capace di fermare la spesa militare e da un debito, vitale, nelle mani dei grandi fondi.

 

*Post Facebook del 26 febbraio 2025

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza di Fabrizio Verde Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE di Paolo Desogus Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE

Ceuta, perché non mi aspetto più nulla dall'UE

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio di Geraldina Colotti Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

TAV: condividere e condannare di Alessandro Mariani TAV: condividere e condannare

TAV: condividere e condannare

Succubi e complici di americani ed israeliani di Giuseppe Giannini Succubi e complici di americani ed israeliani

Succubi e complici di americani ed israeliani

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti