Alla ghigliottina di Grasso in Senato si doveva rispondere così

Un intervento in aula di questa portata sarebbe stato necessario

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Alla ghigliottina di Grasso in Senato si doveva rispondere così

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Se io fossi un senatore e se fossi stato presente in aula giovedì quando il presidente Pietro Grasso ha imposto la ghigliottina, sarei intervenuto in aula più o meno così: 
 
"Lei non si stupirà, signor Presidente, se pur essendo stato da così breve tempo chiamato a far parte di quest'Assemblea, prendo oggi la parola. Ho in effetti ritenuto di non potermi sottrarre alla responsabilità di un giudizio motivato su una legge di natura specialissima, qual è quella ora sottoposta al nostro ultimo esame, di revisione complessiva e radicale dell'ordinamento della Repubblica. [...] Quel che anch'io giudico inaccettabile è il voler dilatare in modo abnorme i poteri del Primo Ministro, secondo uno schema che non trova l'eguale in altri modelli costituzionali europei e, più in generale, lo sfuggire ad ogni vincolo di pesi e contrappesi, di equilibri istituzionali, di limiti e di regole da condividere. Quel che anch'io giudico inaccettabile è una soluzione priva di ogni razionalità del problema del Senato, con imprevedibili conseguenze sulla linearità ed efficacia del procedimento legislativo; una alterazione della fisionomia unitaria della Corte costituzionale, o, ancor più, un indebolimento dell'istituzione suprema di garanzia, la Presidenza della Repubblica, di cui tutti avremmo dovuto apprezzare l'inestimabile valore in questi anni di più duro scontro politico. E allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, il contrasto che ha preso corpo in Parlamento da due anni a questa parte e che si proporrà agli elettori chiamati a pronunciarsi prossimamente nel referendum confermativo non è tra passato e futuro, tra conservazione e innovazione, come si vorrebbe far credere, ma tra due antitetiche versioni della riforma dell'ordinamento della Repubblica: la prima, dominata da una logica di estrema personalizzazione della politica e del potere e da un deteriore compromesso tra calcoli di parte, a prezzo di una disarticolazione del tessuto istituzionale; la seconda, rispondente ad un'idea di coerente ed efficace riassetto dei poteri e degli equilibri istituzionali nel rispetto di fondamentali principi e valori democratici.....".
 
Difficile dire se in tempo di ghigliottina, il Presidente mi avesse fatto continuare. A quel punto, nello stupore generale dell'aula, avrei fatto presente a Grasso che quelle parole, purtroppo, non erano farina del mio sacco, ma le aveva pronunciate l'attuale presidente della Repubblica il 15 novembre del 2005 (Discussione del disegno di legge costituzionale: (2544-D) Modifiche alla Parte II della Costituzione - Legislatura 14ª - Qui l'intero discorso di Napolitano), quando era ancora un semplice Senatore e non aveva ancora indossato le vesti di Re Giorgio. Napolitano, si sa, è molto cambiato da allora, la speranza è che gli italiani abbiano la stessa capacità di giudizio che hanno avuto nel referendum costituzionale del 2006.

di Paolo Becchi
(@pbecchi)

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