Aiuti a Cuba nonostante le minacce USA: il Messico rivendica autonomia

814 tonnellate di aiuti mentre cresce la mobilitazione popolare. Sheinbaum annuncia nuovi invii e si offre come mediatrice

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Aiuti a Cuba nonostante le minacce USA: il Messico rivendica autonomia

Il Messico rompe il blocco imposto dagli Stati Uniti contro Cuba. Due navi della Marina messicana hanno raggiunto le coste cubane trasportando aiuti umanitari inviati dall'amministrazione della presidente Claudia Sheinbaum.

L'ambasciatore cubano in Messico, Eugenio Martínez Enríquez, ha condiviso sui social l'immagine delle imbarcazioni all'orizzonte con parole di gratitudine. Il litorale dell'Avana ha accolto le due navi cariche di alimenti, medicinali e beni di prima necessità destinati a una popolazione gravemente colpita dalle criminali sanzioni della Casa Bianca. Un carico di oltre ottocento tonnellate che rappresenta molto più di un semplice gesto diplomatico.

Durante la consueta conferenza stampa mattutina, Sheinbaum ha annunciato che una volta rientrate le navi in territorio messicano, verrà preparato un nuovo invio. La presidente messicana non nasconde le sue intenzioni di mediazione, insistendo sul ruolo che il suo paese potrebbe svolgere come ponte diplomatico tra Washington e L'Avana. "Continuiamo a insistere sul fatto che il Messico può funzionare come lo Stato, la nazione che apre le porte affinché si sviluppi questo dialogo", ha ribadito.

La pressione del presidente statunitense Donald Trump contro Cuba si è intensificata nelle ultime settimane con la minaccia esplicita di sanzionare i paesi che inviano petrolio all'isola. Una strategia che mira a strangolare economicamente il paese caraibico, poiché senza petrolio viene meno l'energia elettrica, e con essa il funzionamento di ospedali, scuole, centri di lavoro e ricerca.

Ma l'iniziativa del governo messicano non è rimasta isolata. Diverse organizzazioni sociali hanno lanciato in Messico una campagna di solidarietà popolare con uno slogan che non lascia spazio a interpretazioni: "Da popolo a popolo, poniamo fine al blocco". Dal quattordici al ventidue febbraio, i cittadini sono invitati a portare le loro donazioni allo Zócalo della Città del Messico per dimostrare quella che gli organizzatori definiscono "l'incrollabile amicizia" tra i due popoli.

Il Colectivo de Solidaridad Militante "Va por Cuba" e l'Associazione dei Cubani Residenti in Messico José Martí hanno stilato un elenco preciso di ciò che serve: latte in polvere, olio, riso, fagioli, lenticchie, zucchero, tonno e sardine in scatola. Ma anche e soprattutto materiale sanitario, dalle siringhe per insulina ai farmaci per la pressione arteriosa, dagli antipiretici alle garze, dal metamizolo sodico al paracetamolo, dai guanti chirurgici ai set per trasfusioni.

Il comunicato della campagna non usa mezzi termini nel denunciare le politiche statunitensi. "Il blocco del governo nordamericano contro Cuba dura da oltre sessant'anni. Il suo obiettivo è chiaro: soffocare economicamente il paese generando scarsità e privazioni per un intero popolo fino a distruggere la Rivoluzione", si legge nel documento. Gli attivisti parlano apertamente di genocidio e della maggiore violazione dei diritti umani ai danni di dieci milioni di cubani.

La loro prospettiva però non è quella della carità, ma della reciprocità. "Mentre l'impero inasprisce il blocco, l'organizzazione popolare risponde con ciò che ha: dignità condivisa. Ogni prodotto che arriva a Cuba rompe l'accerchiamento imperiale", scrivono, aggiungendo che la lotta del popolo cubano contro l'impero è anche la loro lotta contro le forze che tentano di imporre l'egemonia sulla "Nostra America".

La presidente Sheinbaum ha annunciato che entrerà in contatto con le organizzazioni promotrici della campagna, affinché i viveri e i medicinali raccolti possano essere trasportati come parte del secondo carico di aiuti umanitari che il suo governo invierà nei prossimi giorni. Un gesto che intreccia l'azione governativa con la mobilitazione popolare, in un momento in cui le tensioni geopolitiche nella regione sembrano destinate a crescere.
Le due navi partite domenica scorsa da Veracruz rappresentano quindi solo il primo capitolo di una storia che il Messico sembra intenzionato a scrivere con determinazione, rivendicando uno spazio di autonomia nelle relazioni internazionali e un ruolo di solidarietà verso un vicino in difficoltà.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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