Vincenzo Costa - Radicamento e tradizione storica

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Vincenzo Costa - Radicamento e tradizione storica

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Forse il grande scontro epocale verso cui ci avviamo non è tra destra e sinistra, ma uno scontro quasi antropologico tra chi è radicato in una storia, e cerca di attualizzarla, rinnovarla - perché riprendere e lasciare le consegne sono atti della libertà in cui la tradizione si fa storia-, e chi ha perso ogni radicamento, memoria, e ha in odio ogni cultura, ogni differenza, perché non avendo radici non le comprende, non può che esperirle come catene invece che come vincoli senza cui non si è persona. Divenuto privo di unità interna, divenuto una serie slegata di sensazioni, che il vento del potere e delle mode porta dove vuole, cerca regole, norme, per legare ciò che non ha più nessi ne’ senso e direzione.

 
Il suo odio e il suo risentimento verso tutto ciò che è radicamento, storia, vincolo tra le generazioni, memoria, fedeltà è senza fine. Tanto più cresce lo sradicamento tanto più si afferma questo uomo del risentimento, che vorrebbe cancellare ogni memoria.

La lotta a venire è una lotta tra due tipi di uomo, tra una cultura delle differenze è una cultura dell’indifferenziato. Una cultura delle identità, che proprio perché identità sono strutture di relazione e si costituiscono nella differenza, e una cultura dell’indifferenziato in cui non vi sono identità e dunque neanche differenze.

Tutti i vecchi concetti, eredità dell’Ottocento, servono oramai solo a coprire il movimento di sradicamento, e andranno smontati ad uno ad uno. La prima opposizione che andrà smontata è tra destra e sinistra, la seconda tra emancipazione e tradizione, e così via.

Come andrà smontata la nozione di tradizionalita’ e di tradizionalismo, che immobilizza e irrigidisce la tradizione vivente, il suo movimento di trasformazione. La tradizione non è la tradizionalita’. Una cultura è un principio di sviluppo culturale, non ciò che essa produce. Il principio di sviluppo deve continuamente riprendere e trasformare i suoi prodotti. Una tradizione è una contaminazione originaria tra la forza e la forma, è vita che - per dirla con Simmel - è più che vita.

Le sedimentazioni che irrigidirebbero la tradizione e la trasformerebbero in una statua di marmo devono continuamente essere smontate, ma non per cancellarle, ma per ridare potere generativo al principio di sviluppo culturale che le ha prodotte.

La tradizione è una vita che cresce, non un arresto nella rigidità della morte. Il tradizionalista è speculare a chi vuole cancellare ogni memoria: irrigidisce la memoria, la trasforma in un braccio di cemento armato.

L’opposizione destra sinistra appartiene all’irrigidito, incapace di esprimere la vita che è maturata, ci Intrappola.

Lasciarsi alle spalle questa opposizione è la condizione preliminare per cambiare. E prima ancora per rientrare nella storia. Perché stiamo correndo il rischio di vederla passare senza più viverla, intrappolati in categorie che la storia si è già lasciati alle spalle.
 
PS. So che quasi tutti i miei contatti non saranno d’accordo. Ma non importa essere d’accordo, non importa più, non è una cosa che serve. È giusto che ognuno segua una strada. Se per seguirla aspettiamo di convincere gli altri non la inizieremo mai a percorrere. Io ho cominciato

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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