Venezuela: democrazia reale contro la narrazione tossica dell’Occidente

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Venezuela: democrazia reale contro la narrazione tossica dell’Occidente


di Fabrizio Verde

Mentre l’Europa affonda nel pantano di una democrazia svuotata, ridotta a rituale formale senza sostanza, il Venezuela bolivariano dimostra ancora una volta di essere un laboratorio avanzato di partecipazione popolare. Domenica 27 luglio, mentre i media mainstream continuano a diffondere la solita caricatura del "regime autoritario" o “tirannico”, Caracas si prepara a un doppio appuntamento elettorale che smaschera, cifre alla mano, l’ipocrisia della narrazione fallace occidentale.

Elezioni municipali e consulta giovanile: partecipazione senza precedenti

In Venezuela si voterà per eleggere 335 sindaci e 2.471 consiglieri comunali, con la partecipazione di 36 partiti politici (13 chavisti e 23 dell’opposizione). Un sistema elettorale tra i più sicuri al mondo, con audit prima, durante e dopo il voto, e il monitoraggio di osservatori internazionali indipendenti come il Centro de Expertos Electorales de América Latina (CEELA), che ha garantito: «Sono elezioni totalmente sicure, con macchine scrutinabili e verificabili».

Ma la vera novità è la Consulta Popolare della Gioventù, un esercizio di democrazia diretta che lascia in ridicolo le vetuste istituzioni europee. Oltre 37.000 progetti, ideati e proposti da giovani organizzati in comitati di base, saranno sottoposti al voto popolare. Dai centri culturali alle cooperative agricole, dall’ecosocialismo all’innovazione tecnologica, i ragazzi dai 15 anni in su decideranno direttamente quali iniziative finanziare. 93,1% di adesione alle assemblee preparatorie: numeri che in Italia (dove l’astensionismo giovanile supera il 60%) sembrano fantascienza.

Democrazia sostanziale vs. oligarchie europee

Il presidente bolivariano Nicolás Maduro ha ragione quando parla di «democrazia completa e permanente». Mentre da noi i governi tecnocratici impongono politiche antipopolari senza alcun mandato, in Venezuela il potere si esercita dal basso. I Consigli Comunali, le Comuni e ora questa Consulta Giovanile sono strumenti che trasformano il voto in azione concreta. «I progetti nascono dalle basi», ha spiegato Maduro. «Dopo l’approvazione, arriveranno le risorse e i giovani vedranno nascere il loro centro sportivo, la casa della cultura, l’impresa cooperativa».

Skarlen Mariño, viceministro dei Movimenti Sociali, lo ha ribadito con fierezza: «Questa è democrazia reale, non solo elettorale. I giovani non sono spettatori, sono protagonisti». E mentre l’Europa privatizza i servizi essenziali, qui i progetti da finanziare e attuare vengono decisi dalla collettività.

Perché il mainstream odia il modello venezuelano?

Perché dimostra che un’alternativa esiste. Mentre il capitalismo neoliberista produce disuguaglianze e sfiducia, il Venezuela – nonostante le sanzioni criminali – sperimenta un sistema in cui il popolo non delega, ma decide. E questo fa paura.

I media occidentali parlano di "dittatura", ma tacciono sulle elezioni regolari, sul pluralismo politico, sulla partecipazione popolare. Perché ammettere che a Caracas c’è più democrazia che a Bruxelles significherebbe smascherare il fallimento del loro modello.

Domenica, mentre l’Europa dorme, il Venezuela scriverà un’altra pagina di democrazia sostanziale. Senza chiedere permesso a nessuno.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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