Tunisia: il presidente Saied intende tassare i ricchi invece di tagliare i sussidi

Tunisia: il presidente Saied intende tassare i ricchi invece di tagliare i sussidi

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Mentre continua l'infinito tira e molla con il FMI per l'erogazione di un prestito concordato ma finora non erogato e contestualmente mentre si segnalano in ambienti vicini alla Presidenza, informali ammiccamenti ai Brics, il Presidente tunisino Kais Saied, ribadendo di rifiutare i diktat dall'estero, ha proposto giovedì scorso l'introduzione di tasse aggiuntive rivolte ai più ricchi come misura per consentire allo Stato di fare a meno di prestiti esterni.

A colloquio con il capo del governo Najla Bouden, Saied, ha spiegato come del sistema di sussidi per i prodotti di base attualmente in vigore nel paese nordafricano, abbiano beneficiato tutti i tunisini, compresi i più ricchi.

Invece di eliminare i sussidi come prevedevano le condizioni di riforma imposte dal FMI per l'erogazione del prestito, “sarebbe possibile introdurre tasse aggiuntive per chi ne usufruisce senza averne bisogno", ha affermato, “ritenendo che un tale meccanismo consentirebbe allo Stato di non sottostare a diktat stranieri”.

Il Presidente non è entrato nel merito su come potrebbero essere introdotte nuove tasse in un paese in cui le imposte sui dipendenti sono trattenute alla fonte, ma dove una grossa fetta di tunisini che lavorano nel settore privato o autonomamente di fatto non dichiarano il proprio reddito al fisco.

Ricordiamo che lo scorso ottobre la Tunisia aveva ottenuto dal FMI un accordo di massima per un nuovo prestito di quasi 2 miliardi di dollari per aiutarla a superare la grave crisi finanziaria che sta attraversando:tutto si è arenato a causa della mancanza di un impegno da parte del governo ad attuare in particolare un programma di riforma per ristrutturare le aziende pubbliche tunisine, fortemente indebitate e per eliminare i sussidi su alcuni prodotti di base, misure chiaramente fortemente impopolari oltre che socialmente pericolose in un Paese con un tessuto economico già fragilissimo di suo.

La crisi economica e finanziaria si riflette nella cronica carenza di generi alimentari di base in un contesto di forti tensioni politiche da quando il presidente Saied ha preso il pieno potere nel luglio 2021, scuotendo il nuovo corso politico nato a seguito della primavera araba nel 2011.

Il governo dal canto suo tramite il ministro delle Finanze Sihem Nemsia ha annunciato giovedì scorso di stare preparando un importante programma di riforme e un grande progetto per rilanciare gli investimenti nel Paese.

In questo contesto, ha annunciato che diversi progetti di legge saranno presentati nei prossimi giorni all'Assemblea dei Rappresentanti del Popolo (ARP).
Intervenendo in una sessione plenaria dell'ARP, Nemsia ha anche sottolineato che l'esecutivo è sotto forte pressione per ricorrere all'indebitamento, sia all'interno che all'estero, al fine di far fronte ai propri impegni in materia di salari, trasferimenti sociali per i gruppi vulnerabili e importazione di carburante e prodotti di base necessari al paese.

Ci sono fattori esterni, in particolare il conflitto russo-ucraino, che peseranno molto sull'equilibrio finanziario dello Stato nel 2022, visto l'aumento dei prezzi all'importazione di carburanti, cereali, oli e zucchero, ha ricordato.

Il Ministro ha sottolineato che il debito dello Stato alla fine del 2022 ammonterà a circa 115 miliardi di dinari, pari al 79,9% del Pil.

Tuttavia, ha previsto che le risorse proprie dello Stato aumenteranno del 22% nel 2022 grazie al miglioramento delle entrate fiscali.

Per Nemsia la riduzione del debito dipende dall'aumento della crescita economica, dalla lotta alla corruzione e dall'instillazione di una cultura del duro lavoro.

Intanto da Roma, l'esecutivo italiano continua a monitorare attentamente e costantemente le vicende politiche ed economiche tunisine. 

Il 2 giugno scorso, la premier Giorgia Meloni ha avuto una conversazione telefonica proprio con il presidente tunisino Saied, come riferito da  una nota di palazzo Chigi: al centro dei colloqui le relazioni bilaterali nel settore energetico e degli investimenti e il sostegno che l’Italia continua ad assicurare alla Tunisia nei negoziati con il Fondo monetario internazionale e nella gestione dei flussi migratori. 

Dalle agenzie di stampa tunisine si apprende inoltre che oggetto della discussione sia stata anche l'iniziativa lanciata dal presidente Saied per tenere una conferenza tra i paesi interessati dalla questione migratoria.

L'iniziativa riguarda, in particolare, i Paesi del Nord Africa, quelli del Sahel e del Sahara e i Paesi della sponda settentrionale del Mediterraneo. L'obiettivo è affrontare le cause della migrazione irregolare e individuare modalità adeguate per porre fine alla conseguente crisi umanitaria.

La Meloni ha infine accettato l'invito di Saied a compiere una visita ufficiale in Tunisia la prossima settimana.

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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