Tensione alla COP30 in Brasile: protestano i popoli originari

"La nostra terra non è in vendita": la protesta indigena si scontra con i muri della conferenza che dovrebbe proteggerli

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Tensione alla COP30 in Brasile: protestano i popoli originari

Si sono verificati momenti di tensione all’ingresso della Zona Blu della COP30, l’area riservata ai negoziati della Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite in corso a Belem, in Brasile. Un gruppo composto da decine di attivisti, molti dei quali in abiti tradizionali dei popoli originari, ha tentato di forzare l’accesso al padiglione, dando luogo a uno scontro con le forze di sicurezza.

Il blocco è avvenuto intorno alle 19:20, poco dopo il termine di una conferenza stampa, bloccando temporaneamente l’uscita dei partecipanti accreditati. I manifestanti, tra cui leader indigeni, sono riusciti a superare i cancelli principali e i controlli di sicurezza con metal detector, riversandosi nel salone interno vicino all’area di accredito. Alcuni di loro portavano striscioni con scritte come “La nostra terra non è in vendita”, a sostegno dei diritti territoriali.

La situazione è degenerata quando il gruppo ha tentato di avanzare verso le aree riservate ai delegati, venendo contrastato fisicamente dalla sicurezza. Secondo un portavoce dell’ONU per il Clima, il personale di sicurezza brasiliano e delle Nazioni Unite ha attuato tutti i protocolli stabiliti, contenendo la situazione e assicurando che i negoziati potessero proseguire regolarmente. Le autorità hanno confermato che due agenti di sicurezza hanno riportato ferite lievi.

In seguito alla protesta, la Polizia Federale brasiliana aprirà un’inchiesta, come richiesto dall’ONU, e analizzerà le riprese delle telecamere di sorveglianza per ricostruire l’accaduto. Il segretario straordinario della COP30, Valter Correia, ha ribadito che l’organizzazione rispetta i “patti pacifici di convivenza con i movimenti”, ma che la sicurezza dell’evento è una priorità.

L’episodio assume un significato particolare alla luce delle dichiarazioni del presidente Lula da Silva, che ha indicato le comunità indigene come attori chiave nelle trattative per la salvaguardia dell’Amazzonia. Già all’inizio della settimana, leader come il Capo Raoni avevano raggiunto Belem via fiume per chiedere un ruolo più incisivo nella gestione delle foreste e denunciare i progetti industriali nella regione.

Nel tardo pomeriggio, la stessa area aveva ospitato la conclusione della Marcia Globale per la Salute e il Clima, che ha visto la partecipazione di circa tremila persone. Gli organizzatori dell’evento hanno però preso le distanze dagli scontri, precisando di non avere “alcuna relazione con l’episodio” verificatosi dopo il loro corteo.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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