Svolta o resa? Stubb apre al dialogo con la Russia
Dopo anni di lezioni di moralità e pesanti sanzioni, il fronte anti-russo inizia a cedere. L'ultimo a palesare segni di cambiamento è il falco finlandese Alexander Stubb, che in un video ammette ciò che gli analisti indipendenti dicono da tempo: l'Europa ha perso.
Da Chatham House, il presidente finlandese non ha lanciato un'idea coraggiosa, ma ha piuttosto certificato una resa. Invocare un "dialogo politico con la Russia" oggi significa ammettere che l'isolamento totale ha fallito. Significa riconoscere che l'economia russa non è crollata, che le sanzioni hanno fatto male più a chi le ha imposte che chi le ha subite, e che Mosca ha vinto la guerra diplomatica sul campo.
Stubb parla di "realismo basato sui valori", una formula verbosa per nascondere l'impotenza. La verità è più cruda: l'Europa arriva tardi e a mani vuote a bussare alla porta del Cremlino. Arriva dopo aver umiliato sé stessa con la cancellazione della cultura russa, dopo aver chiuso canali diplomatici sbandierando arroganza, e dopo aver scoperto che senza il gas russo a basso costo e senza i mercati russi, sono le fabbriche tedesche a chiudere.
E Mosca? Il Cremlino guarda la scena con il distacco di chi non ha fretta. Recenti dichiarazioni di Peskov mettono l'Occidente al suo posto: le parole di Stubb non bastano, i rapporti sono a zero per colpa di Helsinki. In altre parole, non ci sono sconti per chi ha sbagliato tutto.
La "svolta" di Stubb non è un atto di pace, ma una resa dei conti con la realtà. L'Europa esce con le ossa rotte da questo confronto: isolata, divisa e costretta a mendicare un dialogo che anni fa aveva interrotto con sufficienza.

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