F15 abbattuti in Iran: gli Stati Uniti, disperati, rispolverano il copione "Jessica Lynch"

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F15 abbattuti in Iran: gli Stati Uniti, disperati, rispolverano il copione "Jessica Lynch"

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di Francesco Santoianni

 

Dopo i tre abbattuti “per errore dal fuoco amico” in Kuwait, ore è la volta di un altro F15, tirato giù, inequivocabilmente, da missili iraniani. E allora che si fa per lenire lo smacco della perdita di un altro cacciabombardiere da cento milioni di dollari, presentato fino a ieri come “invisibile” e quindi “invincibile”? Ci si affida alla leggenda dei due piloti espulsi con seggiolini a paracadute e riportati in patria grazie ad una operazione, "tra le più audaci di sempre" (ci illumina Trump) condotta, “con centinaia di uomini, decine di aerei da guerra ed elicotteri”; il tutto documentato da una foto che mostra i resti fumanti di due grandi aerei da guerra USA che i militari statunitensi, al termine dell’operazione, avrebbero fatto esplodere per non farli cadere in mano iraniana. Sì, ma, in una zona così impervia, come avrebbero fatto ad atterrare (e come speravano di ripartire) i due suddetti aerei?

Per il governo di Teheran, (secondo il quale è salito a nove il bilancio dei morti del raid Usa nella missione fallita di recuperare il pilota) si tratta, invece, di altri aerei abbattuti dalla contraerea iraniana, mentre sui social impazzano le più svariate ricostruzioni basate su immagini e filmati che potrebbero essere anche frutto dell’Intelligenza Artificiale o messi lì da qualcuno per poi intossicare la controinformazione.

Meglio, quindi, in attesa di prove certe, limitarsi a segnalare come “la liberazione dei due eroici militari USA” venga oggi strombazzata da tutti i media mainstream sia per evidenziare la possibilità di una invasione da terra dell’Iran sia per far dimenticare gli innegabili fallimenti finora registrati da Trump e compari. E ricordare un altro salvataggio fake, quello di Jessica Lynch  che (come raccontato in questo libro) <<sarebbe stata l’intrepida soldatessa americana sopravvissuta a un’imboscata a Nassirya, che aveva dato fondo alle munizioni sparando contro i soldati iracheni prima di essere ferita e accoltellata. I suoi nove compagni vennero uccisi, lei fu l’unica a salvarsi. Dopo qualche giorno Jessica fu liberata con uno spettacolare e drammatico blitz notturno (il cui filmato fu trasmesso dalle TV di tutto il mondo) nell’ospedale, controllato da decine di spietati feddayn iracheni, in cui era ricoverata. In realtà quel 24 marzo 2003 Jessica non fu ferita in un agguato, ma nel ribaltamento del camion militare su cui viaggiava; non sparò un solo colpo, ma, per sua stessa ammissione, si mise a pregare, e non fu trattata male dai militari iracheni: venne semplicemente ricoverata sotto sorveglianza. Sette giorni dopo i militari USA giunsero alle porte di Nassirya e i medici iracheni tentarono di consegnare loro la ragazza, ma furono respinti a colpi d’arma da fuoco a un check point. Quando, il 2 aprile, partì l’azione, i marines sapevano che i pochi soldati di guardia erano fuggiti; l’ospedale era sguarnito. Il loro fu un blitz contro nessuno, organizzato per filmare immagini spettacolari, da film di avventura, e «vendere» la storia ai media. E che storia: quella di un esercito che si mobilita per salvare una semplice soldatessa; la storia di una ragazza intrepida che resiste agli aguzzini iracheni. A scoprire la verità fu un giornalista della BBC, intervistando le infermiere e i medici iracheni, qualche settimana dopo il blitz. Il Pentagono smentì subito, definendo la ricostruzione come meramente speculativa, ma a distanza di mesi fu confermata da altre fonti e in particolare da una incontestabile: la stessa Jessica Lynch. Ancora una volta, conoscere la verità è però servito a poco. Lo scoop della BBC non è stato sufficiente a far spalancare tutti i cancelli della piramide dell'informazione e ancora oggi la grande maggioranza del pubblico americano è persuaso che Jessica sia un’eroina e che quell’episodio rappresenti uno dei momenti più esaltanti della storia recente delle forze armate.>>

Francesco Santoianni

Francesco Santoianni

 

Da dieci anni, smaschera, qui, fake news diffuse dai Signori della Guerra. E anche su www.pecorarossa.it e www.disastermanagement.it  

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